Chiara Gualzetti, il killer in cella ha simulato un finto delitto. Il gup: «Nelle emoticon la premeditazione dell'omicidio»

Ha sporcato ovunque con il ketchup, facendo finta «di essere impazzito di nuovo»

Chiara Gualzetti, il killer in cella ha simulato un finto delitto. Il gup: «Nelle emoticon la premeditazione dell'omicidio»
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Venerdì 14 Ottobre 2022, 15:49 - Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre, 16:49

Dopo l'omicidio di Chiara Gualzetti, mentre si trovava nel carcere minorile di Bologna in attesa del processo, il killer ha simulato per scherzo un altro omicidio insieme al compagno di cella. Ha sporcato ovunque con il ketchup, facendo finta «di essere impazzito di nuovo», come ha riferito. Lo si apprende dalla motivazione della condanna a 16 anni e quattro mesi per il ragazzo che il 27 giugno 2021 ha ucciso la quindicenne a Monteveglio, nel Bolognese. Anche da questo comportamento successivo al delitto, per il tribunale dei Minori, si evince «l'assenza di empatia e senso di colpa» del giovane killer.

Nelle emoticon la premeditazione

Coltello, donna, sangue. Il giorno prima di uccidere la 15enne Chiara Gualzetti il giovane killer inviò nell'ordine queste tre "emoticon" a un'amica da cui «appare chiaro - si legge nella sentenza di condanna a 16 anni e quattro mesi - che la premeditazione era dettagliata anche nelle modalità dell'omicidio». Domenica 27 luglio, infatti, il 16enne diede appuntamento alla ragazza, la portò vicino a un bosco nel parco dell'abbazia di Monteveglio e la uccise a coltellate, calci e pugni. La volontà di ucciderla, secondo il gup Anna Filocamo, si è «sedimentata» nella mente, è stata mantenuta ferma per tre giorni. «Dovrò far fuori una ragazza», aveva infatti detto chattando con un'amica tre giorni prima. A un parente ha poi comunicato «il desiderio di volerla fare fuori» e poi il venerdì «assalito dal desiderio di uccidere - ricostruisce la sentenza - ingaggia una sorta di braccio di ferro con il demone a cui promette di uccidere la domenica». Un piano premeditato, dunque. Lo dimostrano ulteriormente i messaggi mandati successivamente al delitto alla stessa amica: «Ho fatto quello che dovevo fare». Per il tribunale non solo ha progettato il delitto e le modalità per non farsi notare, ma ha anche ideato strategie difensive per sviare indagini e sospetti nei suoi confronti, occultato possibili prove, cancellato le chat con Chiara, le foto scattate al cadavere, distrutto il telefono di lei, conservandone però la cover, perché gli serviva per la sua collezione.

Il gup: da imputato nessun rancore

Il minorenne condannato in abbreviato a 16 anni e 4 mesi per l' omicidio di Chiara Gualzetti, non ancora 16enne, «non ha mai speso un pensiero di rammarico per la povera vittima, né ha mai manifestato dispiacere per quello che è successo, ma invece ha espresso dispiacere per se stesso tendendo a semplificare e giustificare l'accaduto asserendo che "non è stata colpa sua", che il suo errore è stato cedere ai condizionamenti del demone». È quanto scrive nelle motivazioni della sentenza il Gup del Tribunale di Bologna. Il giudice, soffermandosi poi sul "trattamento sanzionatorio" disposto per il giovane imputato, sottolinea che gli devono essere riconosciute le circostanze attenuanti generiche, «in considerazione della piena confessione dei fatti ed in considerazione della svantaggiate condizioni di vita che indubbiamente hanno esercitato un'influenza negativa sui suoi comportamenti, tale diminuente e quella della minore età devono essere poste in equivalenza sulla aggravante della premeditazione», scrive infine il magistrato.

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«Impossibile capire perché ha scelto lei»

«La motivazione del gesto rimane ancora incomprensibile, nonostante i vari tentativi del 16enne di motivare il terribile gesto e nonostante le varie spiegazioni fornite riguardo "il demone", e la "voce" che lo avrebbe "costretto" ad agire, non è stato possibile comprendere perché il 16enne abbia scelto proprio la povera Chiara Gualzetti». Così il Gup del Tribunale per i minorenni di Bologna. In sostanza, spiega il Gup, «una vera e propria motivazione non esiste se non quella riconducibile alla personalità dell'imputato, fortemente disturbata, ma lucida e pienamente capace di intendere e di volere».

 

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