Trappola letale per Andrea Zamperoni, lo chef italiano morto a New York: arrestato un pusher

Trappola letale per Andrea Zamperoni, lo chef italiano morto a New York: arrestato un pusher
di Flavio Pompetti
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Mercoledì 10 Febbraio 2021, 00:02 - Ultimo aggiornamento: 00:31

NEW YORK Lo chef italiano Andrea Zamperoni, morto in una camera d’albergo l’estate di due anni fa a New York, è stato ucciso da un cocktail di estasi liquida arricchita da fentanyl. A un anno e mezzo dalla tragedia, la polizia ha arrestato Leslie Lescano, l’uomo che aveva fornito le droghe alla prostituta Angelina Barini, e lo ha incriminato per complotto per la distribuzione di sostanze illecite, un capo d’accusa che comporta la carcerazione fino a 20 anni. La notizia riapre la ferita per la morte dello stimato cuoco, avvenuta nell’agosto del 2019. Zamperoni scomparve alla fine del turno di lavoro sabato 17 agosto presso il ristorante Cipriani Dolci alla stazione ferroviaria nel centro di Manhattan. 


L’appuntamento


La denuncia dei suoi compagni, quando non si era ripresentato alla riapertura del ristorante il lunedì successivo, fece scattare le indagini della polizia, che qualche giorno dopo si presentò di fronte alla porta della camera numero 15 di un alberghetto nelle prossimità dell’aeroporto di La Guardia. Barini era ancora all’interno della stanza sessanta ore dopo il momento del presunto decesso del suo cliente. 

 


Gli agenti furono sopraffatti dall’odore di un cadavere misto all’incenso bruciato, e trovarono il corpo di Zamperoni maldestramente nascosto da lenzuola, dentro un bidone della spazzatura che la stessa donna aveva rubato per strada, come mostrarono le immagini delle videocamere di sicurezza. Barini raccontò che lei e il cliente si erano dati appuntamento nell’albergo per la consegna di droghe che la donna aveva procurato, e che contavano di consumare insieme.


L’incriminazione di Lescano chiarisce oggi che il crimine era stato pianificato in anticipo nella forma di una rapina, sulla falsariga di tante altre organizzate insieme alla Barini, e di almeno due che si erano concluse con lo stesso epilogo: la morte della vittima. Barini, al tempo una quarantunenne italo canadese residente a New York, aveva scritto il venerdì precedente a Lescano, suo ex lenone, un messaggio in un inglese sincopato e semianalfabeta, nel quale diceva più o meno: «Ho un affare da proporti e vengo al sodo: sono disposta a pagarti per i tuoi servigi, ci stai?». 


La pozione fatale


L’affare era il reperimento della “liquid G”, l’estasi liquida spesso usata per inibire le resistenze della vittima di uno stupro, e il fentanyl, da aggiungere alla pozione. Il pomeriggio di sabato i due presero possesso della stanza d’albergo, dove alle 5 di mattina di domenica Angelina fece ritorno con il suo cliente, mentre Lozano era nascosto nel bagno. Era già successo altre volte di forzare la mano nella confezione della pozione, e per la terza volta quella mattina l’intruglio che avrebbe solo dovuto stordire la vittima e permettere ai complici di derubarlo, risultò fatale. 


La Barini uscì a raccogliere il pacchetto, e più tardi a reperire il bidone di plastica. Poi si mise al telefono per chiedere in prestito a diversi amici un furgone da usare per alcune ore. I tracciati del suo cellulare non tradiscono un solo segno di rimorso, di sorpresa o di shock per quanto era accaduto. L’arresto di Lescano permetterà finalmente di chiudere le indagini, e istruire il processo. 

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