Catania, donna spacciava con il figlio in braccio: sgominata banda di pusher

Catania, donna spacciava con il figlio in braccio: sgominata banda di pusher
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Martedì 8 Giugno 2021, 09:42 - Ultimo aggiornamento: 9 Giugno, 10:23

Anche le donne avevano un ruolo nella “piazza di spacci” dello storico rione San Cristoforo di Catania sgominata dai carabinieri con i 25 arresti eseguiti nell'ambito dell'operazione Piombai.

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Tra le indagate ci sono anche la moglie e la cognata del “capo piazza”, che, secondo l'accusa, gestivano i guadagni, occultando il denaro incassato, e affiancavano e talvolta sostituivano gli uomini della famiglia nel controllo e nell'organizzazione delle attività, non curandosi affatto, in alcuni frangenti, della presenza dei figlioletti in tenera età.

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Così i carabinieri sono riusciti a riprendere, con telecamere nascoste, una donna spacciare mentre tiene il figlio piccolo in braccio. Dalle indagini è emerso anche che alcune delle 'vedettè utilizzate dal gruppo sarebbero state picchiate dal 'capo piazzà, che riprendeva le derisioni e le umiliazioni inflitte loro con il proprio cellulare e ne postava i video sui social per, accusa la Dda di Catania, «avvalorare pubblicamente la loro posizione di subordinazione». Tra le immagini in possesso dei carabinieri ci sono quelle di un giovane costretto a 'tuffarsì nel contenitore dell'immondizia e di un altro a farsi avvolgere il volto con del nastro isolante

IL BLITZ 

I Carabinieri di Catania coadiuvati da reparti specializzati dell'Arma stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 25 persone indagate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, nonché spaccio e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L'indagine, coordinata dalla DDA etnea ha consentito di disarticolare un sodalizio criminale che gestiva una fiorente 'piazza di spacciò di cocaina e crack in Via Piombai (10.000 euro l'introito giornaliero), centro nevralgico dello storico quartiere catanese di San Cristoforo. L'attività di spaccio avveniva principalmente all'interno del cortile comune alle abitazioni della famiglia del 'capo Piazzà in cui si poteva accedere soltanto tramite due portoni blindati e che era costantemente sorvegliato da cani di grossa taglia oltre ad un avanzato sistema di videosorveglianza attivato per proteggere gli spacciatori dall'eventuale irruzione delle forze dell'ordine. L'operazione 'Piombaì ha permesso anche di delineare la partecipazione attiva nell'organizzazione di tre donne fra cui la moglie e la cognata del capo piazza, le quali gestivano i guadagni, occultando il denaro incassato, nonché affiancavano e talvolta sostituivano gli uomini della famiglia nel controllo ed organizzazione delle attività, non curandosi affatto, in alcuni frangenti, della presenza dei figlioletti in tenera età. Alcune delle vedette, inoltre, erano state picchiate e costrette a subire derisioni ed umiliazioni di vario genere per mano del capo piazza che immortalava il tutto con il proprio cellulare e ne postava i video sui social, al fine di avvalorare pubblicamente la loro posizione di subordinazione. Uno di essi era stato costretto addirittura a 'tuffarsì nel contenitore dell'immondizia oppure a farsi avvolgere il volto con del nastro isolante.

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