Al via l'apertura dell'anno giudiziario. Mammone: «Servono correttivi per la prescrizione»

Al via l'apertura dell'anno giudiziario. Mammone: «Servono correttivi per la prescrizione»
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Venerdì 31 Gennaio 2020, 13:03 - Ultimo aggiornamento: 17:17

Servono correttivi alla riforma della prescrizione che altrimenti rischia di affogare l'efficienza del settore penale della Cassazione dove i faldoni in arrivo si smaltiscono a ritmo record in sei mesi. Un'efficienza messa a rischio dall'arrivo delle circa 20-25mila cause che solitamente si prescrivono in appello e che adesso invece sopravviveranno. L'allarme arriva dal Primo presidente della Suprema Corte, Giovanni Mammone, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell' anno giudiziario 2020 svoltosi nell'Aula magna del 'Palazzacciò, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle alte cariche dello Stato, tra le quali il premier Giuseppe Conte, la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, la presidente della Consulta Marta Cartabia. Mammone vuole «correttivi» anche per accelerare la fase delle indagini e dell'udienza preliminare.

Sulla stessa scia, il Procuratore generale Giovanni Salvi, da pochi mesi alla guida di tutti i pm dopo aver diretto la Procura della corte di appello della capitale e quella di Catania, anche lui ritiene necessari dei «bilanciamenti». Salvi definisce la «parificazione della sentenza di condanna a quella di assoluzione, ai fini degli effetti sul decorso della prescrizione», come un «punto critico» delle norme volute dal Guardasigilli Alfonso Bonafede. Il Pg inoltre ha messo in guardia da politiche securitarie anticamera del «governo della paura», ha puntato il dito sull'effetto criminogeno delle norme sui migranti e sul dato allarmante dei femminicidi, 103 nello scorso anno. Sulla prescrizione il lavorio parlamentare è in corso, si cerca un'intesa nel Conte bis dove i renziani fremono. «E' noto a tutti che esistono divergenze», ha detto Bonafede. «Ciò premesso, - ha proseguito il ministro - è in atto un confronto serrato all'interno della maggioranza per superare le divergenze e consegnare ai cittadini un processo idoneo alle loro istanze di giustizia, garantendo tempi certi ed eliminando ogni spazio di impunità». Maria Elena Boschi di Italia viva spera che «la maggioranza ritrovi ragionevolezza, a cominciare dal Pd, che non ha votato la riforma Bonafede e a cui chiediamo di trovare lo spirito riformista, e non inseguire il M5S sul giustizialismo».

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Via twitter il capogruppo dem Andrea Marcucci invita Bonafede a riflettere «sull'allarme della Cassazione: il blocco della prescrizione potrebbe mandare in crisi l'intero sistema della giustizia. Occorre intervenire presto e bene». Per Mara Carfagna di Fi, «l'abolizione della prescrizione trasforma i cittadini in ostaggio a vita dei pm», occorre «abolire» la riforma. Secondo Giulia Bongiorno della Lega, «l'allarme del Primo presidente sugli effetti della riforma è la conferma che quello voluto da Bonafede è un provvedimento devastante». Promette battaglia anche l'Anm che, con il segretario Luca Poniz, dice di «confidare nel fatto che la riforma possa disincentivare i ricorsi strumentali» e avverte che terrà una «posizione ferma, senza possibilità di mediazione» contro le sanzioni ai magistrati che sforano i tempi delle fasi processuali. Serve «prudenza» e «sobrietà» nell'uso dei social da parte delle toghe, ha sostenuto nel suo intervento il vice presidente del Csm David Ermini. A loro ha chiesto un comportamento «esemplare e irreprensibile», dopo la bufera dell'inchiesta di Perugia, anche nella vita privata. Il valzer delle cifre del pianeta giustizia, sempre in sofferenza nel nostro Paese, ha messo in evidenza - nella relazione di Mammone - oltre tre milioni e 312mila cause civili pendenti, con durata dei processi non adeguata ai parametri della Corte europea e «alle attese del mondo economico». Per effetto del decreto Minniti del febbraio 2017, i ricorsi dei migranti per la protezione internazionale stanno affondando la Cassazione dove costituiscono oltre il 26% dei ricorsi civili: erano pari al 2,8% nel 2017.

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