Casa affittata diciassette volte: così “Mister caparra” truffava le sue vittime

Venerdì 17 Gennaio 2020
Casa affittata diciassette volte: così “Mister caparra” truffava le sue vittime
MILANO Ha incassato per ben diciassette volte la caparra, e in alcuni casi anche la prima mensilità, di un appartamento che la proprietaria gli aveva concesso di utilizzare a titolo gratuito. Ma gli affitti proposti erano un raggiro e Manuel Andres S. scompariva con il malloppo. Totale della truffa messa a segno da “Mister caparra”: 34.100 euro.
LA FINTA CHIAVE
Ora i pubblici ministeri di Milano Eugenio Fusco e Paola Pirotta hanno notificato l’avviso di chiusura indagini all’uomo, che si è reso irreperibile. Manuel Andres S., trent’anni, ripeteva sempre lo stesso schema truffaldino, con successo. Inseriva l’annuncio di locazione dell’appartamento prestatogli dalla proprietaria e accalappiava gli affittuari, ai quali si presentava nei panni del figlio della donna a cui è intestato «in modo da rendere più credibile la propria legittimazione a concedere in locazione l’immobile», si legge nel decreto di citazione diretta a giudizio. Il dominicano mostrava la casa in zona Forlanini, ne esaltava i pregi, intascava la caparra e svaniva nel nulla: «Si rendeva irreperibile alle utenze telefoniche a lui intestate e bloccava il contatto su Whatsapp». A volte, per rendere più credibile la messinscena, consegnava al malcapitato delle chiavi che non aprivano la serratura dell’appartamento. In tre mesi, tra aprile e giugno 2019, diciassette ignare vittime sono cadute nella sua troppola, ritrovandosi senza casa dopo aver versato in contanti o bonifico cifre fino a 2.550 euro, l’equivalente di 1.700 euro di caparra e 850 euro a titolo di prima mensilità.
EVITATO L’ARRESTO
Per lui non è scattato l’arresto perché, come spiegano i pm, non proponeva l’affitto esclusivamente su internet ma si presentava di persona all’appuntamento con gli affituari da truffare. Perciò non è intervenuta l’aggravante della minorata difesa, riconosciuta da una sentenza della Suprema Corte nelle truffe commesse via web. Come scrivono i giudici: “Proprio la distanza tra il luogo di commissione del reato, ove l’agente si trova, e il luogo ove si trova l’acquirente del prodotto online – che ne abbia pagato anticipatamente il prezzo, secondo quella che rappresenta la prassi di simili transizioni – è l’elemento che consente all’autore della truffa di porsi in una posizione di maggior favore rispetto alla vittima, di schermare la sua identità, di fuggire comodamente, di non sottoporre il prodotto venduto ad alcune efficace controllo preventivo da parte dell’acquirente; tutti vantaggi che non potrebbe sfruttare a suo favore, con altrettanta comodità, se la vendita avvenisse de visu”.
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