Uccide il suo cardiologo: «Non mi curava bene». Un colpo di pistola dopo un litigio sulla diagnosi non condivisa

Agrigento. Il 46enne temeva che dopo l’ultima visita non gli venisse più rinnovata la patente

Paziente litiga con il cardiologo e gli spara: il dottor Gaetano Alaimo morto nel suo studio a Favara
di Riccardo Lo Verso
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Martedì 29 Novembre 2022, 16:23 - Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre, 10:14

Un colpo di pistola sparato all’improvviso, a bruciapelo, alle spalle. Il cardiologo Gaetano Alaimo, 65 anni, non poteva immaginare ciò che gli stava per succedere e dopo quell’esplosione ovviamente non ha avuto scampo. A fare fuoco, ieri pomeriggio nell’ambulatorio di Favara, in provincia di Agrigento, è stato un suo paziente, il bidello Adriano Vetro, che di anni ne ha 46. 
 

 

Cardiologo ucciso a Favara: l'assassino era paziente da anni

È sceso da casa armato, ha raggiunto l’ambulatorio e nel giro di pochi secondi lo ha assassinato. Gli investigatori per questo non hanno dubbi: è stato un omicidio premeditato. Il movente è ancora da chiarire con precisione, ma secondo gli inquirenti andrebbe ricercato nel rapporto professionale fra medico e paziente. Un rapporto che risale nel tempo. Adriano Vetro non si sarebbe sentito curato bene, non condivideva né la diagnosi di scompenso cardiaco né il percorso terapeutico al quale era stato indirizzato. 


IL PIANO FOLLE
Non tutti i tasselli della vicenda al momento sono stati messi a posto, ma ha tutte le caratteristiche di un pomeriggio di follia quello che, ora dopo ora, viene fuori dalla ricostruzione dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale guidato, guidati dal colonnello Vittorio Stingo. L’antefatto viene collocato una manciata di giorni fa. Vittima e assassino avevano già litigato. C’è chi dice che il paziente diventato killer temesse che la sua patologia non gli consentisse di ottenere il rinnovo della patente. Avrebbe insistito per convincere il medico, irremovibile di fronte alla sua diagnosi. Ed invece Vetro era pronto tutto, anche a sottoporsi ad un intervento chirurgico. Voci tutte da confermare. Di sicuro, dopo la discussione, il bidello (che era incensurato) si è fatto accecare dalla rabbia ed è passato all’azione. Nella palazzina di via Giovanni Bassanesi, in una zona nuova della città agrigentina, è giunto armato di pistola. Nell’ambulatorio del dottor Alaimo non era giorno di ricevimento. La porta dell’ambulatorio era chiusa e Vetro l’ha aperta senza suonare: è entrato e ha esploso un solo colpo da distanza ravvicinata. Nella sala d’attesa c’erano anche altre persone: una dottoressa, un infermiere e un segretario. Non c’erano altri pazienti come spesso accade, visto che il luogo del delitto è nel laboratorio che fa anche riabilitazione cardiologica in convenzione con l’azienda sanitaria provinciale. 


LA FUGA E LA CATTURA
Sono stati proprio i testimoni a indicare ai carabinieri il nome di Adriano Vetro, che nel frattempo era scappato. I militari sono andati a cercarlo nella sua abitazione, in una zona di campagna. Quando sono arrivati lui era appena sceso dalla macchina e stava per entrare in casa. Impugnava l’arma del delitto, con ancora un colpo in canna. Ma quando ha visto la pattuglia non ha opposto alcuna resistenza e si è arreso subito. Poco dopo ha detto di aver trovato casualmente in campana la pistola che ha usato per uccidere il cardiologo. Una versione giudicata inverosimile. Il 46enne a quel punto è stato condotto in caserma, dove è stato interrogato dal procuratore facente funzione Salvatore Vella, e poi trasferito nel carcere di Agrigento. I carabinieri hanno sequestrato la cartella clinica di Vetro che era stato visitato anche da altri medici del centro cardiologico.


LA VIOLENZA
Favara ora ripiomba nell’incubo violenza. Nel paese dell’Agrigentino si è sparato troppo spesso negli ultimi anni. Hanno fatto fuoco i killer di mafia per una guerra che dalla Sicilia si è spostata fino in Belgio. Nell’estate 2021 fu assassinato l’ex presidente del Consiglio comunale Salvatore Lupo, freddato colpi di pistola alla testa all’interno di un bar. A sparare sarebbe stato l’ex genero per questioni economiche. «Solo stamattina - dice il sindaco, Antonio Palumbo - avevo preso posizione sull’intimidazione subita da un imprenditore, chiedendo collaborazione ai cittadini e ribadendo che Favara respinge ogni forma di violenza e sopraffazione. Ora un nuovo fatto di sangue funesta la città. Tanti cittadini sono preoccupati e stanchi. Serve un importante passo avanti da un punto di vista culturale, ma per farlo abbiamo bisogno, lo dico ancora una volta, dello Stato». 

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