Capitano Ultimo, boom di adesioni alla petizione per ridare la scorta al carabiniere che catturò Riina

Venerdì 18 Ottobre 2019
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Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo

Il capitano Ultimo, al secolo Sergio De Caprio, l'uomo dei Crimo dei carabinieri che nel 1993 arrestò il mafioso Totò Riina, è rimasto solo. Il 16 ottobre l'Arma dei Carabinieri gli ha ufficialmente revocato la scorta. De Caprio, molto attivo sui social, ultimo baluardo contro l'oblio, ha commentato: «Così recupereranno due militari - spiega -. La mafia di Leoluca Bagarella, Biondino Salvatore e Matteo Messina Denaro brinda felice: hanno vinto tutti. Sì, le iene festeggiano sulle carcasse dei leoni. Ma le iene rimangono iene e i leoni leoni».

A togliergli il servizio di tutela  - come spiega lo stesso De Caprio - sono stati il direttore dell'Ucis (Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale), Alberto Pazzanese, insieme al generale dell'Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri. Una decisione che ha scatenato una vera e propria rivolta sia nel mondo civile, che in quello virtuale del web Nelle ultime ore ha avuto un vero e proprio boom di adesioni la petizione, sul sito internet Change.org, che chiede l'immediato reintegro della scorta all'ex capo del Ros, firmata nel primo pomeriggio di venerdì 18 ottobre già da 26mila persone.


«Ultimo non è un lacchè, un paggio, o un inserviente. E' un servitore dello Stato - si legge nel testo della petizione - L' Arma riveda presto e subito questa ignominiosa decisione. Orrenda, nefanda, e scellerata. Impedisca, nella maniera più assoluta, di intrappolare De Caprio nelle spire della mafia».

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Ora il rischio è che il Capitano Ultimo venga dimenticato e lasciato alla labile memoria del più. Ma i criminali mafiosi, si sa, non dimenticano. Cosa Nostra ha progettato più volte l'uccisione del Capitano Ultimo. Un pentito aveva raccontato che il boss Leoluca Bagarella aveva promesso una ricompensa di un miliardo di lire negli anni Novanta a un carabiniere in cambio di informazioni su dove alloggiasse De Caprio. E proprio in quell'occasione, durante un incontro tra Bernardo Provenzano, Raffaele Ganci e Michelangelo La Barbera, i criminali avevano discusso tra loro se catturarlo vivo o ucciderlo.


Oggi sono quelle 30mila firma che parlano per il Capitano. E chiedono a gran voce il ripristino della scorta. «Ora basta - conclude la petizione -. Date sicurezza, fiducia, e speranza a Ultimo. Difendetelo, proteggetelo, senza condizioni. Con la consapevolezza che l'Italia ha, nei confronti di Ultimo e dei suoi uomini, un debito di riconoscenza che non può avere comparazioni».

Ultimo aggiornamento: 19:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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