Cani con le stellette, l'Enpa accoglie la richiesta del Cocer e scrive al ministro Guerini

Lunedì 21 Ottobre 2019
Il dibattito va avanti da mesi tra le forze armate: riguarda i cani con le stellette e il loro futuro dopo gli otto anni di onorato servizio prestati a fianco dei militari, molto spesso in territori di guerra. «Dignità dopo la pensione», chiede chi ha avuto a che fare con questi “pelosi” particolarmente coraggiosi e preparati. Anche perché - specifica qualcuno che ha prestato servizio con loro in Afghanistan - «per noi sono colleghi a tutti gli effetti». Sulla vicenda che ha visto in prima linea il Consiglio intermedio di Rappresentanza del Comando Logistico dell’Esercito, è intervenuto anche l'Enpa, l'Ente nazionale protezione animali, che nei giorni scorsi scritto al ministro della Difesa Lorenzo Guerini chiedendo l'impegno del dicastero affinché «venga reintrodotta nel provvedimento correttivo al riordino dei ruoli al vaglio delle commissioni parlamentari, o nel primo veicolo legislativo utile, la nota espunta che prevedeva l'assistenza sanitaria per i cani in "pensione"».
«Il sodalizio storico tra l'uomo e il cane trova nell'Esercito una delle realizzazioni più esemplari - sottolinea nella lettera la presidente Carla Rocchi - si deve difatti alla collaborazione tra gli animali e i militari il successo di molte operazioni che hanno salvato vite umane. Operazioni che richiedono una dura preparazione e che, nella maggior parte dei casi, si svolgono in situazioni di grande pericolo - prosegue la presidente della lettera - Nonostante le numerose difficoltà e il forte stress cui sono sottoposti, i cani continuano a offrire la propria collaborazione agli esseri umani supportandoli nelle fasi più critiche senza far mai venire meno il proprio affetto e la propria lealtà. Il debito che il nostro Paese ha nei confronti di queste straordinarie creature è dunque incalcolabile - si sottolinea nella lettera al ministro - per questo motivo credo sia un dovere morale da parte del suo ministero impegnarsi affinché venga reintrodotta nel provvedimento correttivo al riordino dei ruoli al vaglio delle commissioni parlamentari, o nel primo veicolo legislativo utile, la nota espunta che prevedeva l'assistenza sanitaria per i cani in "pensione"».

Il problema non è l’abbandono. Questi cani vengono praticamente sempre “adottati” da chi li ha addestrati e avuti al fianco negli anni di servizio. Ma dal momento in cui lasciano l’attività, perdono ogni assistenza che, invece, resta a carico delle persone con cui continueranno a vivere. «Sono servitori dello Stato - scrivono dal Consiglio intermedio di rappresentanza - ma una volta che si è esaurito il loro ciclo lavorativo restano in stato di abbandono. Bisogna però ricordare che a esaurirsi è il loro lavoro, non la loro esistenza». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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