Perugia, violenze sul compagno di scuola: la classe si ribella e fa arrestare i bulli

Martedì 31 Dicembre 2019 di Michele Milletti

PERUGIA Incastrati e fatti arrestare dagli amici di chi stavano distruggendo, giorno dopo giorno, con minacce e violenze di ogni tipo. Sigarette spente sul collo, pugni alla schiena, ingiurie e prese in giro senza sosta: un inferno quotidiano lungo quasi due anni, tra i banchi e i corridoi di una scuola superiore di Perugia.
Ma quel ragazzo vittima dei bulli, preso così violentemente di mira per aver mostrato una spiccata sensibilità, si è accorto di non essere solo: i suoi compagni di classe, stanchi di vederlo terrorizzato anche solo all'idea di andare in bagno, si sono ribellati per lui e hanno fatto recapitare al dirigente scolastico un esposto che di fatto ha messo con le spalle al muro i due aguzzini del loro amico.

Spengono sigarette sul corpo di un compagno di classe: nei guai due minorenni

Anche loro giovanissimi, quasi diciottenni (la vittima invece ha da poco compiuto la maggiore età) che frequentano la stessa scuola ma in un'altra classe.
Quella lettera, veicolata da un insegnante che ha capito la gravità della situazione e consigliato ai ragazzi di scriverla, è arrivata dritta in questura negli uffici della squadra mobile: affiancata subito dopo dalla denuncia presentata dalla stesso giovane vittima delle violenze, si è trasformata in un'indagine complessa e delicata che ha portato all'arresto dei due giovani considerati autori delle violenze e al loro momentaneo collocamento in una comunità.

L'INDAGINE
I poliziotti hanno ricostruito una lunga serie di atti persecutori iniziata un anno e mezzo fa. I due bulli, secondo quanto ricostruito dalle indagini, avevano preso di mira il compagno di classe sottoponendolo a «sistematiche» violenze psicologiche e fisiche. Come le ingiurie, le percosse, i pugni alla schiena, fino ad arrivare allo spegnimento di sigarette sul collo. La vita del loro compagno di classe - sottolinea la questura di Perugia - era stata trasformata «in un vero e proprio incubo». Il ragazzo si è quindi trovato costretto a cambiare abitudini, rinunciando a vivere liberamente le proprie giornate di adolescente.
Dall'indagine è emerso che evitava infatti di muoversi tra i padiglioni della scuola e addirittura di andare in bagno da solo per il terrore di incontrare i due ragazzi. Comportamenti messi in atto - sempre in base a quanto accertato dalla squadra mobile - anche fuori dalla scuola. Tanto che la presunta vittima del bullismo aveva «ricorrenti» crisi di pianto per la pressione subita ed evitava di frequentare le zone della città dove avrebbe potuto incontrare gli altri ragazzi. Ma c'è di più.

RAPINE ED ESTORSIONI
Le indagini degli investigatori diretti da Carmelo Alba, sotto il coordinamento del sostituto procuratore dei minori Flaminio Monteleone, hanno infatti aperto uno spaccato inquietante sulla vita dentro e fuori quell'istituto scolastico con uno dei due giovani bulli considerato responsabile anche di rapine ed estorsioni nei confronti di almeno altri cinque compagni di scuola. «Voglio 50 euro entro domani». «Ora ti sfili la felpa e me la dai, altrimenti ti ammazzo di botte». «Se non mi dai lo smartphone ti faccio male»: i poliziotti hanno ricostruito come, parallelamente agli atti di bullismo nei confronti del giovane preso di mira, uno dei due giovanissimi balordi avesse alzato il tiro da almeno due-tre mesi.

Un «inquietante quadro di condotte vessatorie» scrive il giudice nell'ordinanza di applicazione della misura cautelare che ha messo fine all'inferno dei ragazzi finiti nel mirino dei due violenti compagni di scuola. Un quadro talmente complesso che ha portato l'autorità giudiziaria a disporre le investigazioni lungo un doppio binario: quello degli atti di bullismo da una parte e delle rapine ed estorsioni dall'altra.
Uno dei due giovanissimi autori delle violenze è stato così raggiunto dall'ordinanza per le violenze e le minacce nei confronti del giovane compagno di scuola all'interno della comunità in cui era già stato collocato a seguito delle rapine di cui è stato considerato responsabile.

GENITORI SOTTO CHOC
Letteralmente sotto choc i genitori del giovane vittima dei due coetanei: il figlio aveva mostrato segni di disagio ma pare non avesse mai fatto cenno a quanto stesse vivendo. Nei confronti dei due minori ritenuti autori degli atti di bullismo, il giudice per le indagini preliminari ha auspicato che il collocamento in comunità sia per loro «occasione di riflessione». Sottolineando che qualsiasi «comportamento scorretto» durante il periodo di applicazione della misura cautelare li porterebbe in carcere.

 

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