Buddismo, viene dal Buthan il nuovo Lama di Roma: è Ghesce Dorji Wangchuk

Sabato 27 Ottobre 2018
Ghesce Dorji Wangchuk e Giorgio Raspa, Presidente dell’Unione Buddhista Italiana
È convinto, e lo dice con un incantevole sorriso, che «possiamo trovare un'interconnessione  tra la realtà quotidiana e la nostra interiorità perché la nostra realtà interiore si riflette nelle azioni e se utilizziamo i "tre gioielli della mente", ovvero la compassione, l'amore altruistico e il pensiero straordinario, prima attraverso la riflessione e poi attraverso l'azione, possiamo cogliere dei buoni frutti». Così si è presentato  a Roma il nuovo Lama residente nella Capitale: Ghesce Dorji Wangchuk, che ha sostituito Ghesce Thubten Dargye, deceduto nel dicembre 2017, ha infatti assunto la guida spirituale dell'dell'Istituto Samantabhadra, storico centro buddhista di tradizione Mahayana.
Ghesce Dorji Wangchuck è nato il 15 giugno 1966 in Bhutan. All'età di 10 anni è entrato in un monastero chiamato Rigsum nel Bhutan orientale dove ha iniziato gli studi di buddhismo e un training di medicina tibetana di 8 anni. Durante tutta la sua formazione religiosa ha esercitato la professione di terapeuta, trattando migliaia di pazienti in patria e all'estero. Per 9 anni ha ricoperto il ruolo di direttore e medico del Tibetan Medical Center al monastero Gaden Jangtse in India.

«Sono contento di essere qui in Italia perché questo è un paese ricco di cultura, di letteratura e ha una storia molto importante alle sue spalle»:  ha detto nel corso della cerimonia di insediamento come direttore spirituale dell'Istituto Samantabhadra, centro buddista di Roma di tradizione Mahayana.  «Siamo contenti di ospitare questa iniziativa - ha osservato il presidente dell'Unione buddhista italiana, Giorgio Raspa - perché dopo la scomparsa del Ven. Ghesce Thubten Dargye, avvenuta nel dicembre dello scorso anno, abbiamo finalmente un nuovo Lama residente, il Ven. Ghesce Dorji Wangchuk che lo ha sostituito ed è ora il rappresentante del buddhismo tibetano a Roma. Per chi pratica la "via del Dharma"  è importante focalizzare l'attenzione sulla responsabilità universale; soprattutto in un momento in cui l'Italia è in una fase di transizione e spesso i valori etici sono riconosciuti come semplice "sfondo" e non come una motivazione ad agire» © RIPRODUZIONE RISERVATA

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