Bimbi e pornografia, Lucattini (Spi): «Non capiscono quello che vedono. Serve spiegare, non colpevolizzare»

Bimbi e pornografia, Lucattini (Spi): «Non capiscono quello che vedono. Serve spiegare, non colpevolizzare»
di Valerio Arcovio
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Giovedì 16 Dicembre 2021, 22:09 - Ultimo aggiornamento: 22:12

«Educazione sessuale». Per Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista della Società psicoanalitica italiana (Spi) e della International psychoanalytical association (Ipa), è questo l’unico modo per evitare che la pornografia distrugga la sessualità dei bambini e degli adolescenti. Un po’ come è successo alla cantante americana di Billie Eilish, che ha raccontato come la pornografia gli ha distrutto il cervello.

Professoressa, i bambini e i giovani in generale sono così attratti dal porno? 
«I giovani guardano immagini e video pornografici solo perché li hanno facilmente a disposizione. Non ci sono altri motivi. I bambini e gli adolescenti sono curiosi, ma purtroppo non sono in grado di decodificare correttamente i comportamenti che vedono rappresentati e così rischiano di fare confusione».


Quali le possibile conseguenze?
«Il pericolo rappresentato da questo tipo di esposizione sono i possibili danni psicologici ed emotivi, dal momento che si tratta di contenuti privi di significati affettivi o relazionali e spesso contenenti esempi sbagliati, che mostrano per esempio aggressioni, rapporti incestuosi o violenza sulle donne. Il bambino quindi rischia di confondere tra aggressività e violenza. La prima, alle giuste dosi, non è dannosa, è ciò che noi chiamiamo “narcisismo primario”. La violenza invece è sempre un grave danno per la mente, non solo un esempio sbagliato».
Cosa possono fare i genitori dinanzi a un pericolo così difficile da controllare?
«Innanzitutto, i genitori dovrebbero evitare che i figli abbiano accesso al proprio telefono. Ma qualora questo accada, è necessario essere presenti e controllare attentamente quello che fanno. In generale è bene iniziare sin da quando sono piccoli a dare spiegazioni sulla vita sessuale, sul fatto che è una cosa naturale e che è un’espressione di sentimenti e amore. Al contrario, non bisogna colpevolizzare i ragazzi. Quello di cui hanno bisogno è della giusta educazione sessuale. A questo scopo ci si può anche affidare all’aiuto degli insegnanti a scuola, a un medico o anche ad un analista». 
Nei casi in cui il “danno” è già fatto, come comportarsi?
«Se bambini e adolescenti manifestano ad esempio una dipendenza da contenuti pornografici, attraverso problemi del sonno o crisi d’ansia quando vengono allontanati da smartphone o pc, dobbiamo considerare questo come espressione di un disturbo di natura depressiva o della personalità. A questo punto il problema è più serio e ha bisogno di essere affrontato con un professionista o uno psicoanalista dell’età evolutiva». 
 

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