Bibbiano, un genitore: «Così ho evitato che mi portassero via i figli»

Giovedì 25 Luglio 2019 di Giuseppe Scarpa
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«Sono finito dentro a quella rete, mi volevano portare via i figli». Paolo, il nome è di fantasia, non vuole che si sveli la sua identità. «I miei genitori non sanno nulla dell'incubo che abbiamo vissuto». «Vorrei dimenticare», aggiunge. «Certe ferite non si cicatrizzano mai». L'uomo racconta la sua storia. È un fiume in piena. Punta il dito contro il sistema Bibbiano, come lo ha ribattezzato. Lui che di quel comune è residente insieme alle moglie e ai figli. L'inferno, nel 2016, si abbatte sulla più piccola, 15enne all'epoca dei fatti.

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LA STORIA
Invia delle foto senza veli al fidanzatino. Più istantanee. «Io e mia moglie non sapevamo nulla, ovviamente avremo impedito che facesse una simile cosa», spiega Paolo. Accade, però, che la coppietta si lascia. Lui ricatta lei. La minaccia, vuole altri scatti. A questo punto la figlia spaventata avvisa il padre. Paolo denuncia la vicenda alla postale. Nel frattempo, però, nella scuola, scoppia il caos. «Avevano attivato i servizi sociali», sottolinea l'uomo. «Noi eravamo vittime di un ricatto e contemporaneamente ci trovavamo sotto pressione da parte dello Stato». Paolo ricorda il primo incontro con la responsabile del servizio sociale integrato dell'Unione di Comuni della Val d'Enza. «Voleva portarmi via i figli», sostiene l'uomo. Il motivo lo spiega sempre il genitore: «In pratica se mia figlia inviava foto osé era colpa mia. Ero considerato un «padre inadeguato e si sospettava la prostituzione di mia figlia».

LA RABBIA
Paolo, prosegue, fa fatica a contenere la rabbia. Anche perché la segnalazione dei servizi sociali arriva al tribunale dei minori. «Volevo scappare con mia moglie e i miei figli all'estero, rientrare in Italia quando loro avrebbero compiuto la maggiore età». Il piano, però, non viene attuato e si decide di combattere: «Abbiamo speso tanti soldi in avvocati. Poi andavamo agli incontri con le assistenti. Ricordo ancora il primo, in cui mi comunicano la volontà di portarmi via i figli». Un boccone amaro da mandare giù. «Mia moglie emotiva, nel frattempo sta male e perde il lavoro».
 


La condizione in famiglia diventa tesa. «Agli incontri mi chiedevano costantemente la situazione economica, volevano sapere che malattie avessero colpito i miei parenti», spiega Paolo. «Cercavano - aggiunge - degli elementi per portarmi via i figli. Non gli interessava, ammesso che ci fossero, eventuali problemi da risolvere». Paolo è agguerrito e non molla. E alle assistenti dice chiaramente: «Mi dovete sparare».

Alla fine di una lunga battaglia giudiziaria il 26 luglio 2018 la famiglia tira un sospiro di sollievo: «All'esito dell'istruttoria - scrivono i giudici del tribunale dei minorenni di Bologna - non vi è più motivo di limitare la responsabilità genitoriale e di conseguenza si revocano i decreti provvisori». Niente più assistenti sociali, si spezza la spada di Damocle. Nessuno porterà via i figli a Paolo e alla moglie.

Ultimo aggiornamento: 13:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA