Benno Neumair, l'omicida dei genitori parla dal carcere: «Sono pentito. Ho avuto un blackout»

Benno Neumair, l'omicida dei genitori parla dal carcere: «Sono pentito. Ho avuto un balckout»
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Venerdì 28 Maggio 2021, 13:09 - Ultimo aggiornamento: 13:10

Ha voglia e necessità di dire la sua Benno Neumair dopo aver assassinato entrambi i suoi genitori. «Disperato, fatico a capire perché ho fatto ciò che ho fatto - Ho ucciso i miei genitori a distanza di pochi minuti uno dall'altra». Queste le parole del trentenne lasciate dal carcere di Bolzano, in cui è recluso da 4 mesi per l'omicidio e l'occultamento dei cadaveri di suo padre Peter Neumair e di sua madre Laura Perselli, ad AdnKronos. «Quando ho ucciso mio padre prima e mia madre poi, era come se fossi uscito dalla realtà. So bene che è difficile veder riconosciuta la totale incapacità di intendere e di volere. Che nulla, nemmeno il fortissimo pentimento che provo, mi risparmierà la pena lunga che ho appena iniziato a scontare. Ma è ora che si conosca anche la mia di verità».

Le parole di Benno

Ha un aspetto diverso da quello che abbiamo visto sui social il ragazzo, lo sguardo non è più tanto sicuro e la spavalderia ha lasciato spazio al timore. «Non faccio più attività fisica, pur avendone la possibilità qui - spiega - Leggo molto, soprattutto romanzi di viaggi, come le avventure di Robinson Crusoe. Niente gialli. Come un pendolo oscillo alternando momenti di profonda tristezza a frammenti di vita normale, con i miei compagni di cella. C'è chi sta bene, tutto sommato, dietro le sbarre, io no. Io non sto affatto bene, sono disperato. Trovo conforto dai colloqui con lo psicologo, ma fatico ancora a capire perché io abbia fatto quello che ho fatto».

Benno si rattrista e racconta di essersi commosso quando sono stati ritrovati i corpi dei genitori. «Tutto il clamore mediatico mi ha dato un gran fastidio. L'esercizio che faccio più spesso è quello di provare a cancellare dalla mia memoria il 4 gennaio - continua - Quel giorno ho avuto un blackout, mai avevo pensato di uccidere qualcuno, tantomeno i miei genitori. Sono stato risvegliato da mio padre in maniera energica, abbiamo avuto l'ennesima discussione per i soliti motivi. Mi diceva che non valevo niente, al contrario di mia sorella che invece è tutto quello che un genitore può desiderare. Io soffro di un disturbo del sonno, il risveglio aggressivo, che mi rende nervoso, ci sono stati episodi anche con Madé, quando era adolescente. Non ci ho visto più e quando mio padre è entrato in camera con quella veemenza, ho preso un cordino che avevo a portata di mano in un cestino e con quello l'ho strangolato. A quel punto mi sono assopito a terra, accanto al suo corpo. A svegliarmi il telefono, era mia madre che mi diceva che stava rientrando in casa. Ho sentito la chiave nella toppa, l'ho vista e con il cordino ancora in mano ho strangolato anche lei, senza che nemmeno facesse in tempo ad accorgersene. È successo tutto in pochi minuti».

L'avvocato

Benno, che da dieci anni viveva in Austria, racconta di esser tornato a Bolzano solo con l'inizio della pandemia. «Sono andato via da casa nel 2010, stanco delle liti continue che tentavo ogni volta di evitare, puntualmente paragonato a mia sorella, bravissima in tutto, prematura nei suoi traguardi e molto legata a mia madre che invece mi offendeva sempre, mi denigrava Ero tornato a vivere con loro a causa del Covid, non avendo più possibilità lavorative». A prendere le difese del ragazzo è anche l'avvocato. «La mamma soprattutto è stata sempre pesantissima con Benno, molto spigolosa e sottile, era una cosa che andava avanti da anni - spiega l'avvocato difensore, Flavio Moccia - Vero è che appena ha potuto, è andato a studiare a Innsbruck, in Austria, e dei suoi compagni di università era l'unico che non tornava mai»

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