GIUSEPPE CONTE

Bellomo, il giudice che impose il dress code alle allieve interrogato per 9 ore: ha negato tutte le accuse

Martedì 16 Luglio 2019
Bellomo, il giudice che impose il dress code alle allieve interrogato per 9 ore: ha negato tutte le accuse

Ha documentato con mail e sms che i racconti di alcune sue presunte vittime «non rispondevano alla realtà dei fatti». Francesco Bellomo, l'ex giudice barese del Consiglio di Stato agli arresti domiciliari dal 9 luglio per presunti maltrattamenti su quattro donne, tre ex borsiste e una ricercatrice della sua Scuola di Formazione per la preparazione al concorso in magistratura, ed estorsione ad un'altra ex corsista, ha risposto per più di nove ore alle domande del gip del Tribunale di Bari, Antonella Cafagna, durante l'interrogatorio di garanzia.

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«Ha dato tutti i suoi chiarimenti, contrastato in modo molto rigoroso e documentato tutte le accuse che gli vengono rivolte» ha detto lasciando il palazzo di Giustizia di Bari l'avvocato Beniamino Migliucci, difensore di Bellomo con Gianluca D'Oria. Le prove della sua innocenza, sms e mail, sono contenute in una memoria difensiva che è stata depositata al termine dell'interrogatorio, insieme alla richiesta di revoca della misura cautelare.

I legali hanno ribadito che «non sussiste alcun reato» e, di conseguenza, «non vi sono esigenze cautelari in questo momento, tanto più che le indagini, per quel che abbiamo appreso dal fascicolo, sarebbero terminate nell'aprile del 2018, la richiesta della misura cautelare è del marzo 2019, sono passati tanti mesi e quindi secondo noi diventa anche un pò un'anomalia che abbiamo segnalato». Stando alle indagini della Procura di Bari, coordinate dall'aggiunto Roberto Rossi e dal sostituto Daniela Chimienti, Bellomo, destituito nel gennaio 2018, avrebbe vessato alcune corsiste della sua Scuola a partire almeno dal 2011.

Alle donne, con le quali aveva anche relazioni intime, avrebbe imposto rigidi codici di comportamento e 'dress code', fino a controllarne profili social e frequentazioni. Oltre ad aver negato di aver commesso maltrattamenti, né l'estorsione a una corsista costringendola a lasciare il lavoro di conduttrice in una tv, Bellomo ha respinto le accuse di calunnia e minacce all'attuale premier Giuseppe Conte, che nel 2017 era presidente della commissione disciplinare chiamata a giudicare Bellomo. I legali hanno eccepito anche la «improcedibilità e di conseguenza la inutilizzabilità» dei documenti informatici sequestrati nei giorni scorsi in computer e telefoni «perché trattasi a nostro avviso - hanno spiegato - di un sequestro che non si sarebbe dovuto eseguire perché abbondantemente fuori dal termine di indagine».

Ultimo aggiornamento: 20:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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