Batterio killer in Veneto: richiamati 10 mila pazienti operati al cuore tra il 2010 e il 2017

Giovedì 29 Novembre 2018 di Federica Cappellato

PADOVA - Saranno contattati tutti i 10mila pazienti sottoposti ad intervento di chirurgia cardiaca con l'utilizzo di macchinari per la circolazione extracorporea negli ospedali del Veneto tra il 1 gennaio 2010 e il 31 dicembre 2017. L'obiettivo è la presa in carico dei casi potenzialmente sospetti perché l'infezione da microbatterio Chimera che si può annidare in quelle apparecchiature ha un periodo di incubazione lunghissimo, tra i 3 mesi e i 6 anni. Segni e sintomi sono generalmente aspecifici e comprendono affaticamento, febbre e perdita di peso.
Non esiste una terapia codificata e il tasso di mortalità è circa il 50%.

Batterio killer in sala operatoria, aperta inchiesta sulla morte di 6 persone

Per far fronte a questo killer silente, la Regione Veneto ha preso tutte le precauzioni possibili: la volontà è quella di stanare anzitempo l'eventuale presenza di Chimera. È quanto ha ribadito il gruppo di lavoro regionale per la prevenzione e la gestione delle infezioni riunitosi ieri pomeriggio a Padova, con il coordinamento della direzione regionale prevenzione e dell'unità operativa rischio clinico dell'Azienda Zero e che ha effettuato uno specifico focus sui pazienti sottoposti a intervento cardiochirurgico con impiego di dispositivi per riscaldamento/raffrescamento.

Il cosiddetto Mycobacterium chimaera è un batterio diffuso in natura e generalmente non pericoloso per la salute umana. Rari casi invasivi di infezione sono stati riscontrati in Europa e negli Stati Uniti, associati all'utilizzo di dispositivi di raffreddamento/riscaldamento necessari a regolare la temperatura del sangue durante interventi cardiochirurgici in circolazione extracorporea. «Le evidenze scientifiche suggeriscono - recita il report steso al termine della riunione - che l'infezione dei pazienti può avvenire tramite aerosol proveniente dall'acqua dei dispositivi. La Regione del Veneto congiuntamente alla Regione Emilia Romagna ha messo in atto un monitoraggio microbiologico relativo alla contaminazione dei dispositivi in parola».

Pur essendo state messe in atto le indicazioni di sicurezza progressivamente trasmesse dalla ditta produttrice e l'aggiornamento/sostituzione dei dispositivi nel corso del 2017 per ridurre ulteriormente il rischio di contaminazione, nel principio di massima precauzione è stato condiviso l'invio di un'informativa da trasmettere ai pazienti sottoposti ad intervento di chirurgia cardiaca nell'arco di otto anni, ad esclusione del 2018. Ad oggi nel Veneto, sono stati diagnosticati 16 casi di infezione da Chimera, di cui due con intervento cardiochirurgico eseguito in altre regioni. Su oltre 30.000 operazioni compiute dal 2010 presso le Cardiochirurgie venete, sono stati individuati 14 casi di infezione, di 6 mortali. «I pazienti potenzialmente interessati sono stimati in circa 10.000. A tutti - conferma il gruppo di lavoro - verrà inviata una scheda informativa contenente le informazioni sui sintomi e l'indicazione dei numeri di telefono da contattare per qualsiasi evenienza e per gli eventuali approfondimenti clinici necessari».

I macchinari presenti nelle cardiochirurgie di tutti gli ospedali veneti sono già stati messi in sicurezza e, in alcuni casi, sostituiti. Viene comunque data a tutti i reparti l'indicazione di collocare tali apparecchi, di qualsiasi marca di fabbricazione essi siano, all'esterno della sala operatoria. Considerato che dati di letteratura hanno evidenziato che il Mycobacterium chimaera sembra essersi annidato già nel sito di produzione del dispositivi, quindi antecedentemente all'installazione in sala operatoria, la Regione Veneto si sta tutelando nei confronti della ditta produttrice.

Ultimo aggiornamento: 11:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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