Giulia Cecchettin, funerali oggi in diretta tv: a Padova attesi in 15mila. E Turetta può vederli in televisione

La bara della 22enne sarà poi trasferita a Saonara, dove ci sarà un'altra cerimonia religiosa più intima

Giulia Cecchettin, dove seguire i funerali: attese 10mila persone a Padova, allestiti due maxi-schermi
di Angela Pederiva
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Lunedì 4 Dicembre 2023, 13:27 - Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 10:32

Le lacrime di una famiglia distrutta si intrecceranno stamane con quelle di altre 15mila persone che si raduneranno in Prato della Valle, a Padova, non solo per salutare un’ultima volta Giulia Cecchettin, uccisa da chi diceva di amarla, ma anche per dire basta alla violenza. Quella di oggi, per volontà stessa di papà Gino, della sorella Elena e di tutti coloro che hanno voluto bene alla sfortunata 22enne, non è solo una giornata di lutto, ma la giornata in cui il dolore si trasforma in forza, in cui il ricordo di Giulia diventerà la luce che guiderà questo cammino difficile, ma necessario, verso un cambiamento radicale: «Abbiamo scelto una chiesa grande affinché arrivi un messaggio di forte partecipazione. Mai più un’altra Giulia». Un messaggio forte come quello arrivato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Le notizie dei femminicidi che ci giungono così frequentemente - ha detto - sono un triste promemoria di quanto intenso sia lo sforzo ancora da compiere per realizzare un cambiamento radicale di carattere culturale. Cambiamento che chiama in causa le famiglie, l’intera società e gli stessi governi».

Le esequie avranno una copertura globale: prevista la diretta del Tg1, lo speciale del Tg5, il segnale concesso dalla Rai a tutte le altre testate giornalistiche (anche il IlMessaggero.it) che ne hanno fatto richiesta.

I funerali saranno anche un evento mediatico, destinato ad amplificare il desiderio espresso domenica da papà Gino, mentre era impegnato a scrivere la lettera che oggi leggerà dal pulpito dell’abbazia di Santa Giustina. Chissà allora se queste parole giungeranno pure a Filippo Turetta: nella casa circondariale di Montorio Veronese, l’assassino reo confesso dell’ex fidanzata è stato trasferito dall’infermeria “psichiatrica sperimentale” al reparto “protetti”, dov’è ristretto con un altro detenuto in una cella dotata del televisore. 

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LE MISURE

Almeno in teoria, dunque, potrebbe esserci anche Turetta tra i telespettatori che assisteranno alle esequie attraverso il piccolo schermo. Rinchiuso dal 25 novembre nel penitenziario scaligero, il 22enne non si trova più nella sezione in cui era rimasto nei primi giorni, sorvegliato costantemente tramite le telecamere per il rischio che potesse compiere atti di autolesionismo. Nella “terza sezione” in cui è stato spostato, il giovane gode degli stessi diritti di tutti gli altri reclusi, per cui può anche guardare la televisione (oltre che leggere i libri della biblioteca interna, senza più essere criticato per presunti “privilegi”). Filippo è in cella con un altro uomo, un adulto con un’età compresa «tra i 50 e 60 anni», nei guai per reati finanziari secondo le scarne informazioni che filtrano da Montorio Veronese, dove già in precedenza si sarebbe segnalato per essersi preso cura dei reclusi maggiormente in difficoltà e cioè dei “primari”, come vengono definiti nel gergo della reclusione quelli che non erano mai stati prima dietro le sbarre. Una sorta di supervisore che, su richiesta della direzione del carcere, avrebbe accettato di stare in cella con Filippo, per tenerlo d’occhio in modo da evitare che possano avvenire gesti estremi. «È un detenuto come tutti gli altri: ora sta prendendo le “misure” di questa realtà, scioccante per chi vi entra la prima volta», hanno riferito «fonti qualificate» all’Ansa.

 

LA MACCHINA

Intanto la Fiat Grande Punto di Turetta rimane per adesso in Germania, come conferma la commissaria capo Antje Hoppen: «Il veicolo è ancora sotto la custodia della stazione di polizia di Halle. La consegna è attualmente in coordinamento con le autorità italiane. Al momento non è possibile prevedere quando avverrà il passaggio». Quell’auto, così come il cellulare rinvenuto all’interno, potrebbe raccontare molto sul femminicidio di Giulia e sulla fuga di Filippo: non a caso la vettura sarà portata al Ris di Parma per le analisi scientifiche dei carabinieri. Le indagini infatti continuano, con la relativa attenzione mediatica, che a quanto pare si starebbe riverberando anche su altri distretti giudiziari. Ad affermarlo è stato ieri l’avvocato Massimiliano Orrù, difensore di Benedetto Vultaggio, condannato all’ergastolo dalla Corte d’assise di Rimini per aver ucciso la compagna Cristina Peroni con 51 coltellate e 14 colpi di mattarello: «Non siamo sorpresi, avevamo 4 aggravanti che lo giustificavano e, visto pure il clima di queste settimane e il clamore mediatico, non potevamo non mettere in conto l’esito».

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