Baia, l'Atlantide del Mediterraneo, svela i tesori segreti: tour subacqueo tra mosaici, ville e terme

Lunedì 13 Luglio 2020 di Laura Larcan
Nella foto il mosaico con i delfini presso la Villa dei Pisoni nel parco sommerso di Baia (foto di Pasquale Vassallo)

«Nessun golfo al mondo è più splendente dell’amena Baia». Lo scriveva il poeta latino Orazio (l’autore del “carpe diem” del memorabile film L’Attimo fuggente). Un buon intenditore, insomma. Ma lo spettacolo vertiginoso che sedusse duemila anni fa circa l’autore latino può essere condiviso anche oggi dal pubblico di appassionati di archeologia subacquea. Siamo in una porzione del parco archeologico dei Campi Flegrei diretto da Fabio Pagano (sito gioiello del Ministero dei Beni culturali e del turismo), nel patrimonio di ville dell’aristocrazia romana oramai sommerse, puntellate di strutture murarie, rivestimenti a mosaico, colonne, fregi marmorei a rilievo, che sfilano sui fondali del lacus Baianus, il bacino su cui in età romana si distendeva l’intero centro di Baia.
 

 

Un tesoro che giace oggi nelle acque dell’area marina protetta, dove il fenomeno del bradisismo ne ha esaltato il mito in una sorta di Atlantide del Mediterraneo. Ed è qui che dopo quasi vent’anni dall’istituzione del Parco Sommerso (era il 2002), ha aperto al pubblico il nuovo percorso di visita. Pinne, occhiali e bombole, tra diving e snorkeling, lo spettacolo è da “aquaman”. Si possono esplorare il noto Ninfeo di Claudio e la straordinaria Villa dei Pisoni, dalla lunga storia: sede della fallita rivolta anti Nerone dei Pisoni, e da allora confiscata dalla casa imperiale. Oggi sfoggia mosaici, portici e colonne.

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«E’ il più eloquente e ardito esempio delle costruzioni nello stile baiano, realizzata con imponente sforzo architettonico: dobbiamo immaginarcela con terrazze artificiali su piloni direttamente in acqua», racconta Barbara Davidde, archeologa subacquea, responsabile scientifico del progetto di restauro subacqueo dell’Istituto centrale per il restauro del Mibact. Ma la novità sta soprattutto in un intero nuovo isolato della città, che è stato al centro di indagini nell’ultimo anno: un complesso di oltre 2500 metri quadrati sommersi. Le indagini, tutt’ora in corso, hanno individuato un complesso termale, inserito probabilmente in una residenza privata.

L’indagine è partita nel 2018 dopo la scoperta di un mosaico a tessere policrome nella Baia sommersa. Si tratta di un pavimento datato al III sec. d.C. a disegno geometrico composto da ottagoni accostati, decorati al centro da fiori stilizzati, tutti diversi fra loro. Ed è qui che è partito uno speciale cantiere di restauro sott’acqua guidato da Barbara Davidde. I visitatori possono non solo esplorare il nuovo complesso appena riscoperto, ma anche vedere il cantiere attivo sui resti delle strutture. Un’opportunità per tutto il mese di luglio. «Restaurare sott’acqua è una grande sfida, oggi siamo in grado di intervenire sul fondale, su muri, colonne e mosaici - dice Davidde - Sono state sviluppate apparecchiature per la rimozione degli incrostanti, e sono state ideate soluzioni specifiche per ogni contesto, per non parlare della sperimentazione, con i biologi, per mantenere i mosaici restaurati visibili a tutti, garantendone la protezione dagli organismi marini».

Cosa si vedrà del quartiere nuovo? Come racconta l’archeologo Enrico Gallocchio, funzionale responsabile del sito, sarà possibile osservare i tre ambienti absidati che, con ampie finestre, offrivano un panorama sul Lacus baianus ai frequentatori degli spazi termali: qui rimangono i resti dei pavimenti in lastre di marmo, ma anche basi e colonne, nello stesso prezioso materiale, nonché i gradini che permettevano la discesa a una delle vasche termali. Un’ampia banchina proteggeva le murature dal moto ondoso interno alla baia: si possono leggere nei suoi resti, ben conservati, il rinforzo che questa struttura subì per limitare i primi effetti del bradisismo, che già alla fine dell’impero romano creava le prime evidenti problematiche.

Sia il molo che i pavimenti furono infatti rialzati rispetto alle prime fasi di costruzioni dell’edificio, per evitare l’allagamento degli ambienti. Il percorso si completa con la visione degli ambienti dello spazio residenziale, con un grande peristilio, di cui si riconosce il lungo ambulacro coperto e le colonne che lo sorreggevano, e i grandi vani, anch’essi decorati a mosaico che su di esso si aprivano. All’esterno di questi, sul lato affacciato verso il Lacus, spiccano ancora le bitte, forse dei proprietari del complesso, a cui potevano ormeggiare le imbarcazioni: un’ulteriore traccia del fervente mondo attivo a Baia tra il II sec. a.C. e il IV sec. d.C. che il mare ci ha conservato fino ai nostri giorni.

L’agenda di Baia è fitta: «Stiamo lavorando per aprire nuovi settori legati alla cosiddetta Villa con ingresso a protiro, simbolo dell’archeologia baiana per i suoi mosaici geometrici e figurati - annuncia Enrico Gallocchio - E’ qui, dal suo complesso termale, che è riemerso un bellissimo mosaico con scene di lottatori, di cui la squadra dell’Icr ha completato il restauro e il consolidamento. E sempre qui è riemerso un grande mosaico con delfini e pesci. Nel mese di luglio riceverà i primi restauri e poi, una volta completata la messa in sicurezza, sarà aperto al pubblico».

I prossimi appuntamenti saranno ad agosto: «Apriremo nuovi percorsi dedicati alle “pilae” della Villa dei Pisoni - aggiunge Enrico Gallocchio  sono dei giganteschi pilastri di cemento di 7, 8 metri eretti dai romani per bloccare l’acqua della costa e difendere la spiaggia, era un sistema di rafforzamento per evitare di rovinare le ville costruite: dimostrazione che il problema del bradisismo era già noto. Dobbiamo immaginarceli come dei possenti parallelepipedi in opera reticolata eretti nell’acqua per difendere la Villa dei Pisoni». Per la prossima estate 2021, è prevista l’apertura del “balneum di Sole e Luna” presso il famoso Ninfeo di Claudio verso Punta dell’Epitaffio.

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