Covid, giudice di Milano: «Non c'è obbligo di verità nell'autocertificazione»

Covid, gup Milano: «Non c'è obbligo di verità nell'autocertificazione»
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Giovedì 25 Marzo 2021, 18:03 - Ultimo aggiornamento: 26 Marzo, 07:16

«L'obbligo di riferire la verità nell'autocertificazione non è previsto da alcuna norma di legge»: lo ha stabilito il Gup Alessandra Del Corvo, che ha accolto la richiesta della Procura di Milano di assoluzione di un 24enne che era finito a processo per aver mentito nel dichiarare che stava tornando a casa dal lavoro. Il fatto risale al marzo dello scorso anno, quando il giovane era stato fermato per un controllo in pieno lockdown da Covid. Il 24enne è stato assolto perché «perché il fatto non sussiste».

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Per il giudice, si legge nella sentenza, «è evidente come non sussista alcun obbligo giuridico, per il privato che si trovi sottoposto a controllo nelle circostanze indicate, di "dire la verità" sui fatti oggetto dell'autodichiarazione sottoscritta, proprio perché non è rinvenibile nel sistema una norma giuridica» sul punto.

Il giovane, difeso dall'avvocato Maria Erika Chiusolo, fermato per un controllo alla stazione Cadorna il 14 marzo, aveva dichiarato di lavorare in un negozio e che in quel momento stava rientrando a casa. Una decina di giorni dopo, però, un agente aveva mandato una email al titolare del negozio, il quale aveva risposto dicendo che il 24enne quel giorno non era di turno.

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Per il giudice non solo mancano una norma specifica sull'obbligo di verità nelle autocertificazioni da emergenza Covid e pure una legge che preveda l'obbligo di fare autocertificazione in questi casi, ma è anche incostituzionale sanzionare penalmente «le false dichiarazioni» di chi ha scelto «legittimamente di mentire per non incorrere in sanzioni penali o amministrative».

 

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