Quindicenne torturato, 4 minori in cella. La frase choc: «Ti diamo fuoco»

Arrestati i 4 minorenni che rapirono e torturarono un 15enne: «Ti diamo fuoco»
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Venerdì 23 Novembre 2018, 15:47 - Ultimo aggiornamento: 19:42

Si è conclusa con l'arresto di quattro giovanissimi, la vicenda del 15enne di Varese che due settimane fa è stato rapito, rinchiuso in un garage, torturato, picchiato e minacciato di morte per essersi rifiutato di consegnare un amico dal quale la baby gang voleva riscuotere un presunto debito di pochi euro, circa 40, per qualche grammo di marijuana. 

Ragazzo rapito e torturato, indagati quattro studenti delle medie

Stamane infatti la Squadra Mobile ha eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip dei minori di Milano Marina Zelante, che ha pure convalidato il fermo e lasciato in cella anche il quarto giovane, nato in Costa d'Avorio e ritenuto il capo della banda, fermato martedì scorso per via di un «concreto» pericolo di fuga. Secondo le indagini coordinate dal pm dei Minori Sabrina Ditaranto e dal Procuratore Ciro Cascone, i quattro, ora tutti al Beccaria, lo scorso 9 novembre, sotto gli effetti di uno o più spinelli, avrebbero avvicinato la loro vittima davanti alla scuola media Anna Frank per poi costringerlo a seguirli in un box poco distante: lì il ragazzino, per essersi rifiutato di dare le coordinate per rintracciare l'amico, «dopo essere stato legato a una sedia con cavi di acciaio», è rimasto «rinchiuso per circa tre ore e mezzo» picchiato e seviziato: «spogliato, a torso nudo e senza scarpe» gli sarebbe stata «versata addosso acqua gelida e sapone liquido sugli occhi». Inoltre, con la lama di un coltello «appoggiata sulla mano immobilizzata» lo avrebbero minacciato «di tagliargli un dito» e poi di «dargli fuoco» e di tenerlo segregato «ad oltranza, fino alla morte».

Infine gli avrebbero pure preso il cellulare e strappato un orecchino che indossava. La liberazione «è stata decisa solo a fronte di ulteriori percosse e reiterate promesse di silenzio». Le minacce sarebbero però proseguite fino al 13 novembre quando la banda si sarebbe vista consegnare i soldi. I ragazzini, tutti italiani tranne uno, tra i 14 e i 15 anni e che frequentano o le medie o la prima superiore, avrebbero avuto un percorso di studio «non regolare» e apparterrebbero a quella categoria che va sotto il nome di minorenni «difficili». Il gip nel suo provvedimento scrive che la «grave» vicenda, la quale ha sullo sfondo il piccolo spaccio, è «indicativa di uno stile di vita deviato, di una totale refrattarietà al rispetto delle regole della civile convivenza, di un imbarbarimento di un sistema» di valori in cui «la persona e la dignità umana non paiono più rivestire alcun significato».

Per il giudice, inoltre, «anche le stesse modalità esecutive dei reati appaiono indice di un'elevata pericolosità sociale, avendo gli indagati agito in branco con un accanimento e una crudeltà sorprendente per la loro età». Infatti, «prima di decidere il tipo di sevizie a cui sottoporre la vittima (...), i giovani aguzzini» sarebbero usciti dal garage per confrontarsi e valutare «la tortura da praticare di volta in volta». Per la prossima settimana sono attesi gli interrogatori di garanzia.

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