Argentario, i danesi lasciano l'Italia e tornano a casa. Indagato il pilota del motoscafo: accusa di omicidio colposo

La procura di Grosseto ha disposto una perizia tecnica che dovrà stabilire sia la traiettoria del motoscafo durante la navigazione, che la sua velocità

Incidente Argentario, indagato il danese Per Horup alla guida del motoscafo. Ancora senza esito le ricerche della dispersa
di Camilla Mozzetti
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Lunedì 25 Luglio 2022, 19:15 - Ultimo aggiornamento: 26 Luglio, 06:15

Non c’è stato pericolo di fuga: con la compagna, il figlio e la fidanzata di quest’ultimo si è fermato a prestare soccorso per quello che poteva fare. È identificato anche all’Ambasciata, non c’è pericolo di reiterazione poiché la sua barca è stata sequestrata. Ma soprattutto non c’è nessun provvedimento di fermo. Motivi sufficienti, questi, secondo la Procura di Grosseto per riconsegnare i documenti ai quattro danesi che sabato pomeriggio, intorno alle 17.25 di fronte all’“Isolotto” hanno investito con il loro motoscafo la barca a vela “Vahiné”. 
Per Horup, comandante del “Bibi blue”, un Firline 58, la sua compagna Tine Lehmann (53 anni), il figlio di lui Mikkel Horup (26 anni) e la fidanzata, Anna Maria Dürr (24 anni) stanno tornando a casa, in Danimarca. Horup senior è stato iscritto sul registro degli indagati dopo l’apertura del fascicolo per omicidio colposo e lesioni (è decaduto il naufragio) e ieri mattina ha riavuto indietro i documenti. Cosa significa? Che i quattro danesi lasciano l’Italia mentre ancora resta da ricostruire con esattezza la dinamica dell’incidente. Nello scontro è morto Andrea Giorgio Coen, 58 anni, nato a Biella ma da anni residenti nella Capitale che sabato mattina era salito a bordo della barca a vela di 14 metri partita da Riva di Traiano alla volta dell’Argentario con altre cinque persone. Una donna, Anna Claudia Cartoni, romana classe 1962, è ancora dispersa in mare. È la moglie del comandante della “Vahiné”, Ferdinando Manzo, che agli inquirenti ha ricostruito quegli attimi parlando di un motoscafo che sembrava un missile: «Non c’era nessuno a governarlo». 

L’IMPATTO
Ben 25 tonnellate distribuite su 15 metri che gli sono arrivate addosso a 35 nodi. Più o meno come se un’auto li avesse centrati a 80 chilometri orari. Loro, i danesi, dicono che il natante navigava con il motore acceso, aveva però la vela spiegata e la velocità non superava i sei nodi. Sul motoscafo, invece, era stato inserito il pilota automatico, secondo quanto riferito dalla giovane fidanzata del figlio di Horup che ha aggiunto anche come il sole, a quell’ora e in quel tratto di mare, li avesse accecati rendendo impossibile vedere davanti. Eppure i quattro non erano alla prima esperienza, sono pratici del mare e all’Argentario erano di passaggio perché stavano rientrando da una crociera in Grecia. Non era la prima volta, già in passato c’erano state altre crociere, sempre in Grecia e sempre con lo stesso motoscafo. La Procura disporrà delle perizie tecniche avvalendosi di consulenti esterni per eseguire una serie di accertamenti sulle due barche. 

LE PERIZIE
Già domenica, quando nel rimessaggio di Cala Galera è stata attraccata la “Bibi blue” e recuperato il corpo di Andrea Giorgio Coen, rimasto incastrato nell’elica, la capitaneria di porto ha cercato una sorta di “scatola nera”, quella che molti Fireline 58 hanno in cabina comandi. Una sorta di registratore per le operazioni di bordo, che sarebbe stato senz’altro utile ma di cui però non si è trovata traccia. Oltre alle perizie sono attesi gli esiti degli esami tossicologici anche se chi sta conducendo le indagini crede che non siano in alcun modo dirimenti. Se infatti sui feriti i prelievi sono stati eseguiti poco dopo l’incidente, sui danesi gli esami sono stati svolti a distanza di molte ore e questo potrebbe aver fatto perdere eventuali informazioni.

 

Secondo una prima ricostruzione la prua del motoscafo sarebbe salita sulla poppa destra della barca a vela ritornando poi indietro senza scavalcarla. La signora Cartoni e Andrea Coen sarebbero stati risucchiati nell’effetto di ritorno in mare del motoscafo. Per il 58enne non c’è stato nulla da fare e anche le operazioni di recupero del corpo sono state molto complicate e drammatiche. Entro il fine settimana sarà eseguita l’autopsia. Intanto proseguono senza soluzione di continuità le ricerche della dispersa. La capitaneria di porto ha disposto verifiche anche in orario serale coordinandosi in questo con carabinieri e guardia di finanza. «Speriamo tutti sia ancora viva», le parole di Angelo Manzo, fratello del comandante della “Vahinè”, che anche ieri è rimasto al fianco di Ferdinando ricoverato nel reparto di chirurgia dell’ospedale di Orbetello. L’uomo sarà operato questa mattina al ginocchio, fortunatamente non versa in gravi condizioni. 
 

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