Aprilia, focolaio e picco di contagi: sotto accusa i medici di base No vax

Oltre quattrocento casi positivi trovati in pochi giorni nella cittadina in provincia di Latina

Aprilia, focolaio e picco di contagi: sotto accusa i medici di base No vax
di Mauro Evangelisti e Raffaella Patricelli
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Sabato 13 Novembre 2021, 22:39 - Ultimo aggiornamento: 14 Novembre, 17:09

La prima zona rossa della quarta ondata, nel Lazio, rischia di materializzarsi in provincia di Latina, ad Aprilia, cittadina con meno di 80mila abitanti e oltre quattrocento casi positivi trovati in pochi giorni. Si tratta di una incidenza molto elevata, fuori scala anche nel Lazio, dove pure la curva si è alzata e si viaggia a mille infezioni al giorno. Sarà un caso, ma proprio ad Aprilia questa settimana sono stati sospesi, fino al 31 dicembre, tre medici di base che hanno rifiutato di vaccinarsi. In totale, seguivano 4.500 assistiti, a cui potrebbe essere arrivato un messaggio sbagliato sull’utilità del vaccino anti Covid.

SOTTO LA MEDIA
Oggi la percentuale degli immunizzati ad Aprilia è sotto la media nazionale. Inoltre, una così marcata presenza di medici di base no vax rischia di avere diffuso un sentimento di debole attenzione alle misure anti contati che oggi ha come conseguenza lo spettro della zona rossa. In Italia i medici sospesi perché contrari al vaccino sono fino ad oggi 650.

All’unità di crisi della Regione Lazio sono prudenti: «Per ora vigiliamo attentamente sulla situazione e sull’andamento dei contagi, siamo preoccupati anche perché ad Aprilia c’è il problema di uno scarso rispetto delle regole del Green pass». Gli interventi saranno graduali: prima potrà essere imposto l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto, poi, se non basterà a fare scendere la curva dei contagi, sarà inevitabile la zona rossa. La situazione di Aprilia, cittadina del basso Lazio a 27 chilometri da Latina e a una quindicina dai confini meridionali della provincia di Roma, è insidiosa per due motivi: è zona di pendolari, ha intensi legami con la Capitale, dove in molti lavorano; non c’è un unico focolaio definito, ma ci sono tanti cluster diffusi, spesso familiari, che rendono più complicato arginare la propagazione del virus.

Ieri l’Unità di crisi della Regione Lazio ha confermato: temiamo che la presenza di ben tre medici di base che hanno rifiutato la vaccinazione, abbia causato delle ricadute significative. In tutto il Lazio sono sessanta gli operatori sanitari (tra medici e infermieri) già sospesi perché non si sono vaccinati. In generale c’è stata una buona adesione e il caso di tre medici di famiglia non immunizzati, concentrati in una piccola città, è anomalo. Il sindaco di Aprilia, Antonio Terra, ieri mattina ha parlato a lungo al telefono con l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato.

PROVVEDIMENTI
Conferma il primo cittadino: «Siamo preoccupati perché siamo di fronte a contagi diffusi che stanno interessando la popolazione a macchia d’olio. Questo ci fa alzare il livello di allerta e ci spinge a dover prendere a breve provvedimenti stringenti. Serve la collaborazione di tutti. I cittadini facciano più attenzione del solito nel rispetto delle misure anti-Covid tra distanziamento, mascherina e vaccino. Solo insieme, uniti, possiamo superare anche questo momento delicato».
 

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