Alpinisti salvati sulle Tre Cime, avevano rifiutato gli aiuti: «Ora paghino 22.500 euro»

Martedì 3 Settembre 2019 di Stefano Ardito

L'odissea delle Tre Cime è finita. Alle 16 di ieri, grazie a un varco nelle nuvole, l'elicottero dell'Aiut Alpin Dolomites di Bolzano, si è potuto avvicinare alla Cima Ovest, e ha recuperato i due alpinisti catalani bloccati. Più in basso, dove la parete strapiomba, l'intervento sarebbe stato proibitivo. Vicino alla vetta, invece, la parete è interrotta da una cornice rocciosa. L'uomo e la donna di Barcellona (45 anni lui, 36 lei) non sono dei pivelli. La Via Cassin che hanno percorso fin quasi alla cima, è un'arrampicata di sesto grado. Ma i due sono stati colti dal panico. Il primo allarme al Soccorso Alpino di Auronzo è arrivato sabato sera, dai genitori dell'uomo. Quando l'elicottero si è avvicinato, però, i due hanno segnalato di non avere bisogno di aiuto.

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NUOVO ALLARME
«Domenica sera è stato l'uomo in parete a chiedere aiuto. Grazie alle foto, i soccorritori hanno capito dov'erano i due, e hanno detto loro cosa dovevano fare», spiega Michela Canova del Soccorso Alpino veneto. «Lunedì mattina un'eliambulanza decollata da Treviso ha raggiunto la parete. Ma anche stavolta gli scalatori hanno rifiutato l'imbarco».

LE FOTO
Qualche ora dopo, l'alpinista è andato nuovamente nel panico e ha spedito altre foto. Poi il suo telefono si è spento. Intanto si è scoperto che la coppia, pochi giorni prima, era già stata soccorsa su un'altra parete. L'intervento decisivo, nel pomeriggio, è stato compiuto dall'elicottero di Bolzano.
Ogni anno tra Alpi e Appennino il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, una struttura del Club Alpino Italiano inserita nella Protezione Civile e nel Soccorso Sanitario nazionale, salva migliaia di vite.

GLI INTERVENTI
Nel 2018 gli interventi sono stati 9.644, e nel 59% dei casi sono stati utilizzati elicotteri. Donne e uomini del Soccorso hanno investito 32.074 giornate di lavoro. Nel weekend di Ferragosto, gli interventi sono stati quasi 150. Ben 55 in Piemonte, 30 in Valle d'Aosta, molti anche sull'Appennino e sul Gran Sasso.
Nonostante le apparenze, gli alpinisti sono una minoranza dei clienti del Soccorso. Nel 2018, il 40% degli interventi ha riguardato gli escursionisti, e il 4% i cercatori di funghi, che spesso utilizzano stivali inadatti al terreno ripido. In molte Regioni, se le persone soccorse sono illese, o se hanno commesso imprudenze palesi, viene chiesto il rimborso di parte delle spese. I ricorsi contro questi provvedimenti, però, fanno sì che solo una parte delle spese venga recuperata. Per i due catalani della Cima Ovest, la Regione Veneto prevede una rivalsa fino a 22.500 euro.

I COSTI
Ma per recuperare quei soldi ci vorranno buoni avvocati e molto tempo. «Svolgiamo un servizio pubblico, non demonizziamo chi pratica sport pericolosi, ma chiediamo agli appassionati di migliorare la loro preparazione rivolgendosi alle guide alpine o al Cai», commenta Maurizio Dellantonio, presidente del Soccorso Alpino. Simbolo dell'impreparazione, tre giorni fa, è stata un'altra tragedia. Gabriele Puccia, 27 anni, lombardo in vacanza sul Garda, è partito per un'escursione difficile da solo, e con calzature inadeguate. Quando si è reso conto di aver sbagliato, avrebbe potuto chiamare aiuto. Invece ha chiesto scusa sui social, ha tentato di proseguire ed è caduto.

LA MORTE DI SIMON
Diversa, la vicenda di Simon Gautier, l'escursionista francese morto ad agosto nel Cilento. È stato lui a sbagliare sentiero e a cadere in un dirupo. Simon, però, seguiva un percorso descritto in guide cartacee e sul web, e aveva inviato a casa una mappa del tragitto. Ma i familiari sono stati contattati 80 ore dopo l'incidente. Le imprudenze degli escursionisti ci sono, ma l'organizzazione dei soccorsi, specie al Sud, può e deve migliorare.
 

Ultimo aggiornamento: 08:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA