MILANO

Antinori, condanna a 6 anni e mezzo per rapina di ovuli: la Cassazione riduce la pena

Giovedì 26 Novembre 2020
Antinori, condanna a 6 anni e mezzo per rapina di ovuli: la Cassazione riduce la pena

Severino Antinori, il ginecologo imputato per la presunta 'rapina' di ovuli a una infermiera spagnola, avvenuta alla clinica Matris di Milano nell'aprile 2016, è stato condannato in via definitiva a 6 anni e 6 mesi di carcere. Lo ha deciso ieri la seconda sezione della Corte di Cassazione, che ha ridotto la pena infitta in appello a 7 anni e 10 mesi. La Suprema Corte lo ha assolto dalla rapina del cellulare della giovane, e dalla presunta tentata estorsione (in concorso con un altro imputato, che è stato assolto) ai danni di una coppia di clienti della clinica.

 

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Fecondazione assistita

 

Per il discusso 'pioniere' della fecondazione assistita, ora 75enne, la parola passa alla Procura generale milanese per l'esecuzione della pena non appena verranno trasmessi gli atti da Roma.

 

Ordine di esecuzione

 

Ora il pg deve emettere l'ordine di esecuzione della pena e qualora dovesse disporre la carcerazione, nonostante il medico abbia 75 anni, i difensori del ginecologo, gli avvocati Carlo Taormina, Tommaso Pietrocarlo e Gabriele Maria Vitiello, presenteranno istanza di modifica della misura detentiva dal carcere in arresti domiciliari. Il medico, ora in libertà (si trova nella sua abitazione romana) è accusato di avere prelevato, nell'aprile di quattro anni fa, i gameti a una ragazza di 23anni, assistita dall'avvocato Roberta De Leo, che aveva denunciato di essere stata immobilizzata, sedata e poi costretta a subire l'intervento.

Nel maggio dell'anno scorso, Antinori era stato invece prosciolto, in un altro filone processuale, dall'accusa di associazione per delinquere, finalizzata alla commercializzazione di gameti. Sempre nel maggio dell'anno scorso la Corte d'Appello di Milano aveva accolto i patteggiamenti a 2 anni di carcere, con pena sospesa, per altri due coimputati di Antinori, la segretaria della clinica Bruna Balduzzi e l'anestesista Antonino Marcianò, i quali sono usciti dal procedimento.

 

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È arrivato in Questura con le mani ancora sporche di sangue, dopo aver ucciso la compagna Aurelia Laurenti con numerose coltellate al collo. È accaduto la notte scorsa a Riveredo in Piano, in provincia di Pordenone , dove l'uomo, Giuseppe Forciniti, è andato poi a costituirsi.


 

 

 

Ultimo aggiornamento: 16:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA