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Andrea Covelli rapito e ucciso a Napoli a 27 anni. «Vieni fratello, ti dobbiamo solo parlare»

È stato ucciso un’ora dopo aver accettato il passaggio in sella a uno scooter. Risucchiato in una Gomorra perenne, quella che da un quarto di secolo si è abbattuta sulla periferia occidentale della città

Andrea Covelli rapito e ucciso a Napioli. «Vieni fratello, ti dobbiamo solo parlare»
di Leandro Del Gaudio e Luigi Sabino
5 Minuti di Lettura
Domenica 3 Luglio 2022, 17:55 - Ultimo aggiornamento: 4 Luglio, 21:02

«Vieni, fratello, ti dobbiamo solo parlare. Sali sulla moto, niente tarantelle, c’è uno che ti deve dire una cosa». Poi, il piano diabolico. Si sono fatti consegnare i documenti e lo hanno costretto a montare su una loro moto. Trappola mortale, l’ultima curva della vita di Andrea Covelli, il giovane uomo incensurato trovato morto nelle campagne di Pianura, venerdì scorso. È stato ucciso un’ora dopo aver accettato il passaggio in sella a uno scooter. Risucchiato in una Gomorra perenne, quella che da un quarto di secolo si è abbattuta sulla periferia occidentale e che potrebbe aver coinvolto uno dei suoi conoscenti o familiari.

Sono decine, nell’ultimo anno, gli agguati e le intimidazioni messi a segno da due cartelli locali: stese, raid, minacce a voce alta, finanche strani messaggi che circolano attraverso i canali social, quelli che passano attraverso l’ormai irrinunciabile corredo di TikTok. Già, TikTok: è attraverso questo social, che alcuni conoscenti del ragazzo ucciso stanno veicolando immagini e messaggi per instradare gli inquirenti e indicare i nomi degli assassini. È nato un gruppo (Poveri voi), con i nomi di un clan locale. Faida telematica, oltre che sanguinaria. 

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La pista della vendetta

È in questo sfondo che è stato consumato il delitto di Andrea Covelli, un caso che resta misterioso anche per una circostanza in particolare: scomparso lo scorso 29 giugno, il corpo del ragazzo è stato rinvenuto venerdì primo luglio, in condizioni che ora sono al vaglio degli inquirenti. Quali? Il 27enne era senza abiti. Nudo. Forse i suoi vestiti erano non lontano dal corpo, in un terreno in zona Pignatiello. Ma cosa accade a Pianura? Da mesi, tra via Padula e via Vicinale Signoriello, si fronteggiano due cartelli. I Carillo-Perfetto da un lato e gli Esposito-Marsicano dall’altro. Stando alla ricostruzione finora emersa, il fratello di Andrea è stato recentemente coinvolto in un’inchiesta di droga, legata ai Carillo-Perfetto. C’entra con il delitto consumato poche notti fa nelle campagne di via Pignatiello? Al momento c’è una pista in particolare: quella della vendetta trasversale. Andrea potrebbe essere stato sequestrato, interrogato e ucciso, nel corso di una faida che si alimenta di sangue, di rabbia e dolore. Stese, agguati da un marciapiede all’altro. Guerra di posizione, per la gestione di una panchina o di un sottoscala, dove custodire armi e, soprattutto, impacchettare droga da vendere al minuto. Da almeno un anno e mezzo, a Pianura (e nella zona occidentale) si spara più che in qualsiasi altro posto d’Italia. 

Il ritratto

Ma chi era Andrea Covelli? Un venditore ambulante, sempre disponibile con tutti. Vendeva fuochi di artificio, non aveva precedenti penali, né risultano coinvolgimenti in fatti di rilievo penale. Pochi mesi fa, era stato picchiato. A gennaio veva subìto un’aggressione da gente del suo quartiere, per aver camminato in una zona vietata. Check point Pianura. Pochi giorni fa, quando Andrea Covelli è scomparso, i suoi parenti si sono recati in una zona del quartiere dove è probabile che vivano i suoi assassini. Hanno inscenato manifestazioni, cortei, con tanto di striscioni: «Ridateci Andrea», quasi come se fossero consapevoli della matrice camorristica in cui è maturato il delitto. Un delitto a freddo, che è stato possibile ricostruire grazie ad alcuni frame ricavati da telecamere di negozi della zona. Sono le tre del mattino del 29 giugno scorso, quando Andrea Covelli va a comprare i cornetti in un bar della zona. Viene bloccato da due soggetti, due giovani in sella a una sola moto. Sono loro a imporgli di lasciare il suo mezzo parcheggiato e di seguirlo. In che modo? Gli tolgono cellulare e documenti. Tanto che Andrea è costretto a salire sul sellino posteriore della moto del suo aggressore, lasciando il volante del proprio mezzo al complice. Ha inizio così l’ultimo viaggio del 27enne.

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L'inganno

Viene condotto in un bosco dal quale non farà più ritorno. Probabile che sia stato interrogato, magari indotto a rivelare particolari legati al covo di alcuni soggetti dei Carillo-Perfetto, nella convinzione (da parte dei killer) che fosse in grado di conoscere retroscena su dinamiche di camorra locali. Barba nera di ordinanza che gli incorniciava il viso, un look quasi obbligatorio in certe zone, che non deve ingannare. In tanti, ricordano nel ragazzo 27enne un animo buono, finanche remissivo, al punto tale da subire angherie senza alcun motivo. Perché ucciderlo? Perché ridurlo senza vita in quel cimitero? Si parte dal contesto. Dal volume di fuoco che si è abbattuto da un anno e mezzo nel quartiere che fu di Gigi Sequino e Paolo Castaldo, i due ragazzi uccisi per errore il 10 agosto di 22 anni fa. Quanto basta a spingere alcuni soggetti, appena una settimana fa, a lanciare una sorta di fatwa: «Prima o poi qualche famiglia piangerà», dicono da queste parti, e poco importa se a pagare sia stato un venditore ambulante colpevole solo di qualche amicizia scomoda.

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