L'Italia tifa Camilleri, il papà di Montalbano alla sua ultima trincea

Martedì 18 Giugno 2019 di Riccardo De Palo
L'Italia tifa Camilleri, il papà di Montalbano alla sua ultima trincea

«Avanti maistru», incita Fiorello, in siciliano, su Twitter. «Forza Nené, tutta la città è con te», dice il sindaco di Porto Empedocle (alias, Vigàta), Ida Carmina. «Forza maestro», twitta Fiorella Mannoia. «So che non hai paura di morire, ma resta ancora un po'», scrive su Instagram Peppino Mazzotta, ovvero Giuseppe Fazio in tv. Il ricovero «in condizioni critiche» di Andrea Camilleri, ieri all'ospedale romano Santo Spirito, in rianimazione dopo una crisi cardiorespiratoria, ha unito virtualmente tutta la penisola in un unico, solidale, abbraccio. La prognosi resta riservata, ha detto il direttore del dipartimento dedicato alle emergenze, Roberto Ricci. «Lo scrittore è arrivato con un arresto cardiocircolatorio» ed è attaccato a un macchinario per respirare.
LA PARABOLA
Il papà del commissario Montalbano, 93 anni, ha sempre lavorato, in questi ultimi anni, con l'entusiasmo (e i ritmi) di un ragazzino. Il suo ultimo romanzo dedicato al commissario Montalbano, Il cuoco dell'Alcyon, proprio in queste settimane è primo in classifica, come tutti quelli precedenti. Difficile immaginare un uomo capace di unire i due poli della Penisola, allo stesso modo, nel nome di un mondo e di una lingua immaginari. Entrare nei suoi libri, all'inizio, non è facile: ma una volta compresi i trucchi del suo singolarissimo siciliano, nessuno riesce più a uscirne. Un'operazione che neppure Carlo Emilio Gadda, con il milanese e il romanesco, è riuscito a rendere popolare.
UMANITÀ
«Io credo nell'umanità, ho fiducia nell'uomo», ha scritto Camilleri nel suo ultimo memoir, Ora dimmi di te, una lunghissima lettera alla nipote Matilda. È a lei che si rivolge, quando dice che non c'euna sola pagina che «non abbia scritto con sincerità assoluta, per totale bisogno di raccontare». «Io stesso mi considero più che uno scrittore un contastorie, cioè uno che esaurisce nel piacere della narrazione ogni sua possibilità di espressione».
Sin dal suo esordio, nel 1978, fino alla definitiva consacrazione, alla fine degli anni Novanta, con La forma dell'acqua, il primo romanzo con il suo iconico commissario, Camilleri si è dimostrato un grande affabulatore, che deve moltissimo alla tradizione dei cunti e dei racconti orali, ma anche alla propria formazione teatrale (ha studiato e poi insegnato all'Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio D'Amico, portato i drammi di Beckett e Ionesco in Italia) e televisiva: fu proprio lui a firmare, come delegato alla produzione, le fiction (allora si chiamavano sceneggiati) con Gino Cervi nei panni del commissario Maigret. Una vera premonizione.
Al teatro, in particolare, non aveva mai rinunciato. Dopo il fortunato spettacolo su Tiresia, mitico indovino cieco che molto ricorda lui stesso, Camilleri sarebbe dovuto andare in scena il prossimo 15 luglio, per raccontare (sempre di persona sul palco) l'Autodifesa di Caino.
DIALOGO
«Non ho paura di morire, mi dispiace solo enormemente di dover lasciare le persone che più amo», scriveva Camilleri alla nipote. «L'ultima cosa che ho imparato consiste nell'avere necessariamente un'idea, chiamala pure ideale, e a essa attenersi fermamente»; ma questo «senza nessuna faziosità, ascoltando sempre le idee degli altri», e magari, perché no, cambiando la propria idea. «Ricordati che, sconfitta o vittoriosa, non c'e bandiera che non stinga al sole».
In occasione di Tiresia, aveva detto al Messaggero di sognare un mondo in cui «fosse possibile discutere di tutto senza aver bisogno di ricorrere all'insulto», dove ci sia «una estrema civiltà di rapporti». Anche nelle ultimissime interviste radiofoniche, si percepiva un forte pessimismo, per un'Italia ormai incline allo scontro, in cui non si riconosceva più. Eppure, nessuno come lui è riuscito a unire questo Paese. Gli ascolti, quando va in onda Montalbano, sono eccezionali; e si verifica, puntualmente, il miracolo della replica che batte lo spettacolo inedito: l'ultimo episodio rimandato in onda dalla Rai, dal titolo La pazienza del ragno, ha totalizzato 5,5 milioni di spettatori, battendo Il grande fratello contemporaneamente su Canale 5.
Anche la solidarietà per Camilleri in ospedale è stata trasversale (malgrado i soliti haters e le differenti visioni politiche: il cuore di Camilleri batte da sempre a sinistra). Moltissimi i parenti, gli amici, gli ammiratori, al Santo Spirito in attesa di notizie. In fondo, gli steccati non servono: «Alzare muri significa chiudersi in casa con lo stesso nemico».

Ultimo aggiornamento: 15:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Vita spericolata di una mamma quando i figli sono in vacanza

di Raffaella Troili

Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma