In fuga per l'Albania dopo la condanna: arrestato sul traghetto uno degli aggressori di Niccolò Bettarini

Mercoledì 23 Gennaio 2019
1
Lo hanno fermato sul traghetto, mentre cercava di scappare il Albania. Andi Arapi, uno dei quattro giovani arrestati, processati e condannati per l’aggressione a Niccolò Bettarini, figlio di Stefano Bettarini e Simona Ventura, è stato fermato a Bari dalla polizia di frontiera mentre cercava di darsi alla fuga imbarcandosi per l’Albania.
QUATTRO CONDANNE

LEGGI ANCHE: Niccolò Bettarini accoltellato: quattro giovani condannati dai 5 ai 9 anni «Giustizia è fatta»


Era stato l’unico dei quattro imputati condannati per il tentato omicidio di Niccolò Bettarini a ottenere gli arresti domiciliari dopo il verdetto. Domiciliari, però, da cui Andi Arapi, albanese di 29 anni, nei giorni scorsi è evaso, ma è stato arrestato ed è tornato in carcere. Lo scorso 18 gennaio Arapi è stato condannato a cinque anni per l’aggressione al figlio dell’ex calciatore Stefano Bettarini e della conduttrice tv Simona Ventura, avvenuta lo scorso primo luglio davanti alla discoteca milanese “Old Fashion”. Alla pena più alta, nove anni di carcere, è stato invece condannato Davide Caddeo, il ventinovenne accusato di aver sferrato le otto coltellate a Niccolò. Tutti e quattro sono stati ritenuti responsabili di tentato omicidio, ma con pene diverse, da nove a cinque anni di carcere, perché solo uno di loro aveva con sé un coltello e non c’è la prova che anche gli altri sapessero che fosse armato.
L'UNICO INCENSURATO
«È finito un incubo. Giustizia è stata fatta», ha commentato dopo il verdetto Bettarini, che a seguito dell’aggressione è stato ricoverato per alcuni giorni all’ospedale Niguarda e ha subito un intervento chirurgico per la ricostruzione di un nervo. «Non mi interessano i soldi, ma solo che giustizia sia stata fatta», ha ribadito il ragazzo, parte civile nel processo con rito abbreviato, confermando l’intenzione già espressa di rinunciare al risarcimento, una provvisionale da 200 mila euro, che il giudice gli ha riconosciuto. «Pene giuste. È quello per cui abbiamo lottato fino alla fine», ha detto il legale Alessandra Calabrò. Andi Arapi era l’unico incensurato e lo stesso giorno della sentenza è uscito dal carcere ottenendo i domiciliari. Dai quali ha pensato bene di scappare, ma la sua fuga è durata poche ore. Riacciuffato dalla polizia di frontiera con un piede già sul traghetto, Arapi è tornato dietro le sbarre.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Che cosa fa litigare i negozianti e i padroni dei cani

di Pietro Piovani

Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma