Amatrice, il Natale triste della Nazionale Terremotati: «Lo Stato ci ha abbandonato»

I calciatori della Nazionale Terremotati in campo
di Raffaele Nappi
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«La ricostruzione? Siamo ancora in emergenza. Le casette stanno registrando grossi problemi. Le macerie sono ancora lì, sono stati perduti 12mila posti di lavoro e il nuovo commissario non sembra avere chiara ancora una strategia che possa dare un'accelerazione. Ci sentiamo abbandonati». Sarà un Natale amaro quello per i terremotati del Centro Italia. Specie da queste parti, dove con tenacia e determinazione un gruppo di cittadini aveva provato (e sta provando) a risollevarsi, anche tramite lo sport, il calcio.
 

 

LA NASCITA - Il logo rappresenta un calciatore che colpisce il tracciato simbolo del terremoto. I convocati sono cittadini delle zone terremotate con casa non agibile. L’obiettivo è quello di tenere alta l'attenzione sulla gravissima situazione in cui versano i terremotati ed aggiornare il resto degli italiani. Si chiama Nazionale di Calcio Terremotati ed è la squadra con cui i cittadini colpiti dal sisma in Centro Italia cercano di ridare (e ridarsi) speranza. La prima partita è stata giocata a Roma, al Campo Tre Fontane. Nel tempo ci sono stati poi gli incontri con la Nazionale Polizia, il Lecco, la partecipazione alla ‘Maratona del calcio’. Tra gli altri, anche una vittoria per 7-1 contro la Nazionale Attori. L’ultimo impegno ha fatto segnare un sonoro 24-0 contro il Frosinone, ma al di là del risultato l’evento serviva a raccogliere fondi da destinare alla ricostruzione. «In questi mesi abbiamo ricevuto solidarietà e tanto affetto – racconta Francesco Pastorella, capitano della Nazionale Terremotati – I paesi che ci hanno ospitato anche prima della partita ci hanno accolto con iniziative delle amministrazioni, doni simbolici da associazioni e pro loco, contributi concreti ai nostri progetti».

L'AFFETTO - Come a Lecco, quando al termine della partita nel corso della ‘Maratona del calcio’ gli organizzatori hanno donato un pulmino alla squadra per i bambini terremotati che erano stati costretti a rinunciare a giocare data la lontananza dei vari paesini colpiti dal sisma. «Avevamo cercato di acquistare questo pulmino ma non eravamo riusciti a raggiungere la cifra necessaria e adesso era lì, per noi, anzi per loro», ricorda, commosso, il capitano. In una situazione così difficile come quella del Centro Italia dopo il sisma lo sport può significare molto. «Da queste parti giocare a calcio significa salute, divertimento, fratellanza, spirito di squadra. Continuare a praticarlo ha significato continuare a credere e sperare nella rinascita».

ABBANDONATI - Il prossimo appuntamento in ordine di tempo è previsto per il 29 dicembre contro la Nazionale Jazzisti ad Amatrice. «Come passeremo il Natale? In famiglia, ma senza esagerare con il cibo», sorride Massimo Tocchio, calciatore ed amministratore di uno dei paesi colpiti dal sisma. Anche perché il futuro è difficile immaginarlo. «Sembra tutto buio e non si vede la luce in fondo al tunnel – continuano i giocatori della Nazionale Terremotati – Il precedente governo sin da novembre del 2017 non voleva più prendere decisioni poiché dimissionario; il nuovo ci ha messo un bel po’ ad essere operativo». La sensazione più forte da queste parti è quella di esser rimasti soli, abbandonati.  «Siamo stati superati a destra e sinistra dal terremoto di Ischia e dalla tragedia di Genova: lungi da noi la volontà di far la guerra tra poveri, ma una catastrofe come la nostra forse meriterebbe un’attenzione importante e costante sia dal punto di vista politico che mediatico – concludono – È come se ci si ricordasse di noi solo quando si organizzano manifestazioni, quando nevica o quando è Natale».

Venerdì 14 Dicembre 2018, 21:47 - Ultimo aggiornamento: 21:50
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