Alpini a Rimini, nuova denuncia: «Mi hanno palpeggiata». Ma l’assessora Elena Donazzan: contenta se mi fischiano

Lei, 39enne perugina, è una delle centinaia di donne che hanno raccontato di essere state molestate

Alpini a Rimini, nuova denuncia: «Mi hanno palpeggiata». Ma l assessora Elena Donazzan: contenta se mi fischiano
di Egle Priolo
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Giovedì 12 Maggio 2022, 22:39 - Ultimo aggiornamento: 14 Maggio, 09:18

Non accennano a placarsi le polemiche sul raduno degli alpini a Rimini. Così, se da una parte escono fuori altre testimonianze di ragazze che sono state palpeggiate o importunate dalle penne nere, dal Veneto arrivano anche le frasi choc dell’assessora al lavoro e alle pari opportunità del Veneto, Elena Donazzan, esponente di Fratelli d’Italia: «Chi getta fango sugli alpini dovrebbe vergognarsi. Ci sono state denunce? Vediamo chi si è macchiato di questo, sono quasi certa che non si tratta degli Alpini. E poi, perdonatemi, se uno mi fa un sorriso e mi fischia dietro io sono pure contenta».

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Di tutto altro tenore i racconti che arrivano da chi era a Rimini. Secondo l’associazione “Non una di meno” «sono già oltre 500 le segnalazioni arrivate, 160 i racconti». Uno di questi è quello che arriva da Perugia.
«Stavo chiacchierando in un gruppo. Lui si è avvicinato e mi ha toccato dove non avrebbe dovuto. Ha violato il mio spazio personale. È una molestia sessuale e io ho segnalato tutto alla polizia». Parla piano Ilaria G.. Ma ogni parola, si capisce, le fa tornare quel buco nero in mezzo allo stomaco. Perché lei, 39enne perugina, è una delle centinaia di donne che hanno raccontato di essere state molestate – con commenti volgari, ma anche palpeggiamenti in parti intime e baci strappati – durante la 93esima Adunata nazionale degli alpini che ha riempito Rimini la scorsa settimana. In una situazione «generalizzata», dice Ilaria, acuita dalla forza oscena del gruppo, in una logica che se possibile rende ancora più grave i fatti di Rimini: lo fanno tutti, lo faccio anche io. Ilaria chiede l’anonimato, non cerca notorietà ma una profonda riflessione su quanto accaduto. Evita anche la cronaca spiccia di quanto ha subito: le fa male. 

LA DENUNCIA

Ma il suo racconto lo ha affidato alla polizia attraverso l’app YouPol, a cui magari seguirà una denuncia direttamente alla questura di Rimini. «C’era tanta gente – dice – che voleva solo divertirsi, in un clima di festa. Ma quando passavi, “gli altri” te ne dicevano di tutti i colori». Sulla molestia subita Ilaria ribadisce il suo riserbo: «Questa persona ha violato il mio spazio personale. E non si doveva permettere. Io sono abituata a girare il mondo e sono pronta a difendermi da sola. Ne ho gli strumenti. Gli ho detto di non provare mai più a toccarmi, di considerare un muro tra me e lui. Nel gruppo è sceso il gelo. Gli altri non hanno detto nulla, non gliene ho dato il tempo. L’ho stoppato io».

 

«E sa cosa mi sconvolge? Io non credo – continua – lui abbia capito che fosse sbagliato, che io mi sia sentita violata. Ma ho anche sentito di potermi difendere e questo mi ha fatto pensare: se non fosse successo a me, ma a una ragazzina di vent’anni, lei avrebbe certamente subito conseguenze emotive e psicologiche. Ed è per questo che ho segnalato il fatto alla polizia. Perché devono capire». Ilaria a questo punto diventa un fiume in piena: ha lasciato mantecare il suo disagio, ma adesso è pronta a dargli un volto. «Quest’uomo magari lunedì torna al lavoro – riflette -. Magari è una persona normale. Ma nel branco si è trasformato. Ed ecco allora che è questo il problema sociale e culturale da affrontare. Negli eventi di massa spesso la donna viene considerata un anello debole. Io invece, come tutte, devo sentirmi libera. Senza paure». «Non denuncerò – chiude Ilaria - per cercare notorietà e figuriamoci soldi, ma perché quella giornata diventi l’occasione per imparare qualcosa». Tutti. 

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