Alluvione Marche, diretta. Identificata undicesima vittima, è un 47enne di Arcevia. il sindaco: «Non uscite e salite ai piani alti»

Nuovi temporali, la popolazione vive nell’ansia: «È un’ossessione»

Alluvione Marche, diretta. Ricerche dispersi per tutta la notte: nessun esito. I morti salgono a 11
di Mauro Evangelisti inviato a Senigallia
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Sabato 17 Settembre 2022, 08:54 - Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 01:25

dal nostro inviato
SENIGALLIA (An) «Non si può vivere così, non si può essere assediati dalla paura che il fiume travolga tutto. Ma cosa hanno fatto con i soldi che dovevano servire a mettere in sicurezza il Misa, ad evitare l'alluvione? E come mai i messaggi di allerta sono totalmente inaffidabili, cosa guardano dai satelliti, Gardaland?».

Lara Datteri parla con altre due signore in piazza Simoncelli, nel centro di Senigallia. Non sono ancora le 11 del mattino, sembra di essere in un vecchio film di De Sica, quando una voce dall’alto avvertiva «alle 18 comincia il giudizio universale».

Qui a Senigallia temono il diluvio, ma anche raffiche di vento potentissime, c’è di nuovo pericolo maltempo dopo la devastazione di due giorni prima. Il pensiero va al mancato allerta di giovedì, i carabinieri hanno già acquisito i documenti alle Regione Marche per capire perché fosse solo “allarme giallo”, s’indaga per omicidio colposo contro ignoti e inondazione colposa. Si cerca anche di comprendere perché non siano state realizzate le opere di messa in sicurezza, di manutenzione e anche di semplice pulizia del fiume Misa e degli altri corsi d’acqua. Con quello trovato ieri, i cadaveri recuperati sono 11. E ci sono ancora due dispersi, tra cui il bambino di otto anni. Il maltempo poi ieri è arrivato anche più a Sud, in Abruzzo, a Pescara: la Prefettura ha spiegato che ci sono stati tre feriti, tutti in prognosi riservata.


TENSIONE
Ma torniamo alla piazza di Senigallia, al mattino di tensione in attesa della nuova ondata di maltempo. Ripetono i commercianti: «Perché non sono stati fatti i lavori per mettere in sicurezza il fiume?». Anche il sindaco Massimo Olivetti attacca: «Non ci hanno ascoltato». Tutto attorno a centinaia, con i badili, tentano di rimuovere il fango, i negozianti hanno metaforicamente le mani nei capelli, più pragmaticamente le usano per salvare ciò che può essere salvato. Dice un’altra signora, Laura Boni: «Che il fiume stava avanzando giovedì l’ho visto dalla finestra, sto al primo piano. Nessuno mi ha avvertito. Chissà come andrà questa volta».

Vivere con la paura che il fiume Misa tracimi di nuovo. Succede a Senigallia, ma anche nei paesi più in collina già messi in ginocchio giovedì come Ostra e Barbara. Si illuminano gli smartphone, è il messaggio del sindaco di Senigallia. Il cielo è sempre più nero, il vento sempre più potente, lui fa sapere alla popolazione: «Si ribadisce di salire ai piani alti, di non uscire. Tutte le attività commerciali dell’area alluvionata devono chiudere».

Poco dopo mezzogiorno, Senigallia - che fino a mercoledì era una vibrante meta turistica con la gente al mare tra uno Spritz e una frittura di pesce - si tramuta in città spettrale. Non ci sono più i ragazzi che spalano il fango, i bar che in mattinata avevano provato a riaprire abbassano le saracinesche. Il corso e le piazze sono buie e senza anima viva, con la pioggia che si fa sempre più intensa. A tratti è un diluvio che fa temere il peggio; il vento, a più di cento chilometri all’ora, sembra potere rovesciare le auto.

Cadono gli alberi, anche su alcune macchine, vengono ribaltate le fioriere. Al dipartimento di Senigallia dei vigili del fuoco, Luca Cari, responsabile nazionale della comunicazione, che di sciagure e disastri ne ha seguiti purtroppo tantissimi, scruta il cielo e osserva: «Ciò che preoccupa è che il fiume, il Misa, non riesce a sfogarsi in mare, a causa delle correnti opposte». Questo può essere un problema. Al Coc, il centro del Comune in cui si gestiscono gli interventi di emergenza, i volti degli operatori della protezione civile e dei vigili del fuoco, sono tesi. «Il livello di allerta e preoccupazione è massima - dice il sindaco - per questo ho chiesto a tutti di non uscire di casa». Verso le 2 la cattiva notizia, anzi pessima.

«Il Misa è tracimato a ridosso della frazione di Borgo Molino». Partono a tutta velocità gli equipaggi dei vigili del fuoco, vengono spediti là anche i sommozzatori pronti a intervenire con i canotti in caso di necessità. Però l’allarme si rivela sproporzionato, il Misa sta tenendo, si tira un sospiro di sollievo. «Con il vento così forte - spiega un esperto della protezione civile - c’è il rischio che altri alberi crollino, finiscano anche nel fiume e facciano da tappo, ostruiscano il suo corso aggravando la situazione. Ci dicono che fino alle 17 il tempo non migliorerà e nei paesi più in collina sta piovendo molto». Non è un bel segno. Giovedì la successione della tragedia fu questa: prima la bomba d’acqua nelle colline del Pesarese, poi nelle piccole città prima di Ancona, i fiumi si sono ingrossati e a Senigallia il fango ha invaso molte zone.


ISOLATI
Da Barbara, paese collinare, che in questa storia ha contato due morti e due dispersi, non giungono buone notizie. A metà pomeriggio dice il sindaco Riccardo Pasqualini: «Noi i danni li abbiamo subiti in una piccola frazione che sta in pianura, ma il grosso del paese è sulla collina e giovedì si è salvato. Ora però sta piovendo fortissimo e siamo quasi isolati. Sono stati resi inagibili tutti i ponti che portano al centro, solo una strada è ancora utilizzabile e l’abbiamo riservata ai mezzi di soccorso e di servizio». Spostarsi con l’auto è pericoloso, la polizia locale di Senigallia chiude diverse strade, mentre Croce rossa e vigili del fuoco raccolgono richieste di aiuto, soprattutto di anziani. C’è un uomo di 96 anni che è solo, bisogna portargli da mangiare; un altro che sta male e va accompagnato in ospedale; una famiglia è isolata e non sa come fare.

Eppure, quando davvero il giudizio universale sembra che stia arrivando, il cielo improvvisamente si apre, si fa meno cupo, si concede il sole. Alle 18 sembra che tutto ciò che è successo poche ore prima fosse solo un sogno, anzi un incubo. Senigallia torna a essere una placida città turistica di fine settembre, dove negli hotel i camerieri viziano gli ospiti meno giovani e preparano loro i sacchetti con il pranzo, al termine della colazione.

Racconta un ristoratore, la cui figlia si è trovata con l’auto sommersa e dunque da buttare giovedì sera: «A me quello che fa infuriare e che mi rende insopportabile qualsiasi politico che si presenta, di qualsiasi colore, è che ormai passiamo da una alluvione all’altra. 1976, 2014, ora il 2022. Davvero non era possibile mettere in sicurezza il fiume Misa? Davvero dobbiamo essere condannati a vivere nella paura costante di perdere tutto, le case, le imprese, le auto, a volte purtroppo anche la vita?». In serata il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, firma l’ordinanza che disciplina i primi interventi urgenti per le province di Ancona e Pesaro-Urbino. Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, viene nominato commissario. Per l’emergenza. Ma qui a Senigallia si arrabbiano: «Non si può intervenire solo in emergenza. Siamo stanchi delle emergenze».

 

 

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