Alice Scagni, uccisa dal fratello per soldi: su Facebook il post con il coltello

Colpita 17 volte, l’agguato mentre era strada col cane. Il marito: non sono riuscito a salvarla. Le liti con il fratello sempre più frequenti

Alice Scagni, uccisa dal fratello per soldi: su Facebook il post con il coltello
di Giacomo Nicola
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Martedì 3 Maggio 2022, 00:38 - Ultimo aggiornamento: 15:10

Non sono riuscito a salvarla». Quella di domenica sera non sarebbe stata la prima lite tra Alice Scagni, la donna di 34 anni uccisa in strada a Quinto, in provincia di Genova, e il fratello Alberto, di 40. L’uomo, disoccupato, aveva già discusso negli ultimi mesi animatamente con la sorella e i rapporti tra i due erano tesi. Lei non voleva più dargli soldi e lui, di fronte all’ennesimo rifiuto, l’ha uccisa con diciassette coltellate. Alla scena avrebbe assistito il marito Gianluca che non ha però fatto in tempo ad aiutarla. Alberto Scagni è stato fermato dagli agenti della squadra mobile la sera stessa, pochi minuti dopo la morte di Alice Scagni, 34 anni, mamma di un bambino di neppure due anni, avvenuta per strada in via Fabrizi a Quinto, nel levante di Genova. 

La ricostruzione

Domenica sera Scagni era andato a casa della sorella. Non ha citofonato, ma l’ha attesa per ore nel vialetto di casa visto che sapeva che avrebbe portato fuori il cane. La donna è scesa e lui ha cominciato insistentemente a chiederle del denaro. Ne è nato un violento litigio, raccontano diversi vicini che hanno sentito le urla poi sfociato nell’aggressione omicida. Anche il marito di Alice è sceso per cercare di aiutare la moglie, ma l’assassino era già in fuga. È riuscito comunque a indirizzare i poliziotti delle volanti sulla strada giusta. Il 42enne è stato trovato poco lontano: aveva la maglia sporca di sangue e ancora addosso il coltello con cui aveva ucciso poco prima la sorella Alice. La stessa arma, a quanto sembra, che l’uomo aveva immortalato in una foto del 19 aprile.

 


A parte le liti sempre più frequenti, non c’era nulla che facesse presagire una tragedia simile. Nessun precedente, a parte una guida in stato di ebbrezza risalente a dicembre 2020, e soprattutto nessuna segnalazione in procura per stalking, minacce o altro che avrebbero potuto far scattare il divieto di avvicinamento ai familiari. Alberto Scagni, nonostante i post ossessivi nei confronti della sorella Alice, del cognato Gianluca e di altri, e nonostante le frasi deliranti con cui riempiva i suoi profili social, era di fatto una persona sconosciuta alle forze dell’ordine, alla procura eai servizi di salute mentale. L’uomo che ha ucciso domenica sera la sorella con 17 coltellate alla pancia e alla schiena senza lasciarle scampo – e che oggi tutti bollano come «uno che non ci sta con la testa» – non era mai stato denunciato formalmente, nemmeno dai vicini di casa che però avevano chiamato diverse volte il 112 per rumori molesti o liti nel condominio di via Sampierdarena. Solo qualche giorno fa Scagni avrebbe cercato di dare fuoco alla porta di casa della nonna, che abita nello stesso stabile. La donna avrebbe rifiutato di dargli del denaro. E sempre il denaro, secondo le prime risultanze dell’inchiesta in mano alla squadra mobile, sarebbe il movente del feroce omicidio. Stando alle prime informazioni l’uomo non era seguito da un punto di vista sanitario ma sia la testimonianza di alcuni conoscenti sia i suoi profili social lasciavano intendere un rapporto estremamente difficile con la sorella, e non solo.

I messaggi sui social

Il 28 marzo c’è un post su Fb di Alice dove le chiede una fotografia con lei in cui non abbia gli occhi chiusi. Il riferimento è a un’altra foto, postata tempo prima, in cui lei è vestita da sposa e lui fa una smorfia curiosa. L’immagine è accompagnata da un commento con tono polemico. «Questa (in cui potete ammirare una donna che si sta per sposare e un mix tra un narcos, daredevil, ed un ubriaco) è l’unica foto del matrimonio di mia sorella che per adesso si è degnata di mandarmi. Forse perché nelle altre sono ancora più brutto? Non mi stupirebbe. Di essere più brutto. Ma dubito sia il motivo. E sono passati anni, peraltro». Negli ultimi giorni altri segnali inquietanti, immagini di coltelli, addirittura una in cui il coltello – l’arma del delitto – si vede alle spalle dello stesso Scagni, in un selfie.
Un disagio psicofisico che, recentemente, aveva portato il 42enne a pensare di essere spiato. Tra i documenti postati la relazione di un tecnico chiamato a escludere la presenza di microcamere nella abitazione dell’uomo. Scagni, che è rinchiuso nel carcere di Marassi, al momento è accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela, ma non è escluso che il fatto che avesse con sé il coltello possa far scattare la premeditazione del delitto.

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