Genovese arrestato resta in carcere perché può ripetere stupro

Genovese arrestato resta in carcere perché può ripetere stupro
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Lunedì 9 Novembre 2020, 18:33 - Ultimo aggiornamento: 19:03

Alberto Genovese, l'imprenditore digitale finito in cella con l'accusa di violenza sessuale ha «manifestato una spinta antisociale elevatissima ed un assoluto disprezzo per il valore della vita umana, soprattutto di quella delle donne». Non solo, trattava le donne come «bambole di pezza». Lo scrive il gip Tommaso Perna nel provvedimento con cui ha convalidato il fermo e disposto il carcere per l'uomo accusato di aver stuprato nel suo appartamento di Milano una 18enne dopo averla stordita drogandola. Il gip parla  di una personalità ritenuta «altamente pericolosa, giacché del tutto incapace di controllare i propri impulsi violenti e la propria aggressività sessuale. È, pertanto, elevato il pericolo che tale propensione (..) possa trovare ulteriore sfogo in altri fatti illeciti dello stesso tipo o di maggiore gravità». 

Come una bambola di pezza

Alberto Genovese «ha agito prescindendo dal consenso della vittima, palesemente non cosciente per circa la metà delle 24 ore trascorse con lui, tanto da sembrare in alcuni frangenti un corpo privo di vita, spostato, rimosso, posizionato, adagiato, rivoltato, abusato, come se fosse quello di una bambola di pezza». Lo ha scritto il gip Tommaso Perna nell'ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell'imprenditore 43enne, fermato dalla squadra mobile di Milano nella notte tra venerdì e sabato con le accuse di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni, che avrebbe commesso ai danni di una ragazzina. Durante quelle 24 ore, «in diversi casi, la vittima - ha osservato il gip - ha ripreso un barlume di lucidità, iniziando ad opporsi e a manifestare esplicitamente il suo dissenso, sino ad implorare il suo aguzzino di fermarsi, ma non è stata ascoltata dal carnefice che, imperterrito, ha proseguito nella sua azione violenta, continuando a drogarla e a violentarla».

Inoltre, può commettere ancora abusi Alberto Genovese. È sempre quanto ritiene il gip Perna. Per il giudice sussistono le tre esigenze cautelari e cioè il pericolo sia di reiterazione del reato, sia di fuga sia di inquinamento probatorio. Il gip ha accolto la richiesta formulata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella e dal pm Rosaria Stagnaro che avevano ravvisato le esigenze cautelari che hanno fatto finire in cella, a San Vittore, l'imprenditore digitale diventato noto per essere stato fondatore di Facile.it, la start-up da lui poi ceduta.

Alberto Genovese arrestato per violenza sessuale. Il fondatore di Facile.it al Gip: «Colpa della cocaina, voglio disintossicarmi»

Il mix di coca rosa e ketamina

L'uomo, infatti, secondo la ricostruzione fatta finora da inquirenti e investigatori, oltre ad aver stordito con un mix di coca rosa e ketamina la sua giovane ospite per poi stuprarla in camera da letto lo scorso 10 ottobre, avrebbe dato l'ordine a un tecnico di cancellare i video delle telecamere di sorveglianza installate in quasi tutti i locali dell'appartamento. Circostanza questa che configura il pericolo di inquinamento probatorio, che si somma a quello di fuga in quanto lui stesso, in una conversazione telefonica con la madre, aveva affermato di voler raggiungere con il suo jet il Sudafrica.

C'è da aggiungere, riguardo al pericolo di reiterazione del reato, che una serie di testimoni hanno raccontato che Genovese era solito fare festini a base di alcol e droga messi a disposizione degli invitati. E infine, un'altra ragazza si è presentata alla polizia di Stato denunciando che la scorsa estate, in vacanza a Ibiza, sarebbe stata violentata dall'uomo con analoghe modalità di quelle della vicenda per cui ora è in carcere. L'imprenditore, interrogato ieri dal giudice, aveva dichiarato: «Chiedo di disintossicarmi perché da quattro anni sono dipendente dalla cocaina. Quando sono sotto gli effetti della droga, non riesco a controllarmi e non capisco più quale sia il confine tra ciò che è legale e ciò che è illegale. Ho bisogno di cure».

L'ex azienda fondata da Genovese

«Il rispetto delle persone è uno dei valori che gli azionisti e la società considerano imprescindibili. Pertanto, alla luce dei fatti emersi, gli azionisti stanno promuovendo tutte le azioni legali necessarie ed opportune per far decadere Genovese da qualsiasi carica, anche solo formale, all'interno della società». È quanto precisa in una nota Brumbrum, piattaforma per la compravendita di auto usate fondata da Alberto Genovese, l'imprenditore arrestato con l'accusa di violenza sessuale. Genovese, si legge nella nota, «non ha nessun ruolo operativo, né deleghe o poteri di rappresentanza di alcun tipo in seno alla società» e «contrariamente a quanto apparso in alcuni articoli di stampa, non ricopre la carica di Presidente e, nel corso del 2020, non ha mai partecipato alle 8 riunioni del Consiglio di Amministrazione».

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