Aiutarono killer di camorra a nascondersi, processo fermo: intercettazioni in napoletano incomprensibilI

Giovedì 6 Giugno 2019 di Maria Letizia Riganelli
Un'aula di Tribunale
Aiutarono due killer di camorra a nascondersi, ma nessuno capisce cosa si siano detti al telefono. Stop, per problemi linguistici, al processo a Domenico Gianniello, Pasquale Gianniello e Giulio De Martino accusati di favoreggiamento aggravato dal fine di agevolare un’associazione di stampo mafioso.

La perita che avrebbe dovuto trascrivere le intercettazioni si è appellata al collegio: non riesce a tradurre dal napoletano all'italiano. Il presidente Gaetano Mautone ha quindi nominato un altro perito che dovrà tradurre le conversazioni in napoletano. Le intercettazioni nel processo sono la prova chiave, quella che ha permesso alla polizia di arrestare i tre fiancheggiatori.

I killer che avrebbero tenuto nascosti sono Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola, arrestati proprio a Viterbo a marzo del 2016. I due napoletani uccisero il 18enne Vincenzo Amandola con diversi colpi di pistola.
L’arresto è scattato a Viterbo, a opera della squadra mobile, diretta allora da Fabio Zampaglione, che collaborò con i colleghi della questura partenopea. 

I tre ragazzi furono presi nella loro abitazione a Ponte di Cetti sulla cassia Sud, Giannello e De Martino vivevano a Viterbo da qualche anno, dove avevano avviato un’attività in nero di rivendita piante e fiori per la strada. Secondo la ricostruzione degli inquirenti i due ragazzi avrebbero anche costretto alcuni negozianti ad acquistare da loro per evitare concorrenza.

I tre imputati sono difesi dall’avvocato Leopoldo Perone del foro di Napoli.
 
 
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