Torino, torture ai detenuti in carcere. Arrestati 6 agenti penitenziari

Giovedì 17 Ottobre 2019
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Torino, torture ai detenuti in carcere. Arrestati 6 agenti penitenziari

«Per quello che hai fatto, tu qui ci devi morire». Rendere la vita impossibile ai detenuti del braccio C era diventata una routine. Botte, insulti, perquisizioni a vanvera, devastazioni delle celle. È con questa accusa che sei agenti di polizia penitenziaria in servizio nel carcere delle Vallette di Torino sono stati messi ai domiciliari: un gruppetto contro il quale si procede per reati che passano dalla tortura alle lesioni e all'abuso di autorità. Altrettanti sono indagati a piede libero.

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Tutte le persone offese individuate dagli inquirenti sono recluse per vicende a sfondo sessuale e «non è un mistero per nessuno - viene spiegato in ambienti vicini all'inchiesta - che all'interno delle carceri storie come quelle destano una certa ostilità: ma qui parliamo di comportamenti ricorrenti».
Contro il lavoro della procura di Torino, che abbraccia episodi avvenuti - secondo le accuse - dall'agosto al novembre del 2018, si schiera Matteo Salvini: «Se uno sbaglia in divisa sbaglia come tutti gli altri. Però che la parola di un detenuto valga gli arresti di un poliziotto a me fa girare terribilmente le palle. Solidarietà ai sei padri di famiglia».

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ll caso di Torino segue di poche settimane quello esploso a San Gimignano e l'ex vicepremier si chiede se «è scattata qualche epidemia nei tribunali o se si stanno scoprendo pericolosi torturatori le forze dell'ordine». Nel capoluogo piemontese l'inchiesta ha preso le mosse per iniziativa del garante dei detenuti per la Città di Torino, Monica Gallo, che il 3 dicembre 2018, dopo avere raccolto alcune informazioni, ha presentato un esposto preso in carico dal procuratore reggente Paolo Borgna. Le indagini sono state affidate al Nucleo Investigativo Centrale della Polizia
Penitenziaria.

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I detective del Corpo si sono destreggiati tra confidenze sussurrate a mezza voce, false piste e dicerie arrivate sin da ottobre 2018 fino all'orecchio della direzione del carcere. Si mormorava che nel padiglione C, alla sera, qualche divisa si dedicasse con regolarità al «trattamento» dei detenuti, e che tutto era cominciato mesi prima con l'arrivo di un nuovo agente. A quanto pare i riscontri sono stati trovati. Ora il capo d'accusa assemblato dai pm Enrica Gabetta e Francesco Pelosi è un rosario di schiaffi, calci, insulti, cinghiate, umiliazioni. «Figlio di... ti dovresti impiccare», «Dovrei ammazzarti e invece ti devo pure tutelare». C'è poi la storia del recluso lasciato senza materasso e costretto a dormire sulla lastra di metallo. Quella di chi ha rimesso un dente. Quella di chi è stato costretto a denudarsi, o è stato messo faccia al muro e preso a pugni nella schiena. O degli agenti che «ridevano» mentre un detenuto (in attesa di Tso) urlava di dolore per le botte. Una «cura» cui erano sottoposti italiani e stranieri, senza distinzioni, e che a volte cominciava subito dopo l'arrivo alle Vallette. Scrive il gip Sara Perlo nell'ordinanza di custodia che gli agenti si sono comportati con «spudorato menefreghismo e senso di superiorità verso le regole del loro pubblico ufficio», dimostrando di «non credere nell'istituzione di cui fanno parte».

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Tra i sindacati della polizia penitenziaria, il Sappe invita «a non trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari» ricordando che «pochi giorni fa, a Palermo, alcuni detenuti sono stati condannati per calunnia per le false accuse di pestaggi subiti da alcuni agenti», mentre
l'Osapp avverte il rischio di «un effetto a catena» che racchiuda sotto la voce 'torturà «ogni criticità esistente nelle carceri, dove l'attenzione dei politici e dell'amministrazione è altissima per quel che riguarda la popolazione detenuta» ma sulle condizioni di lavoro dei poliziotti «il disinteresse è persistente».

Ultimo aggiornamento: 18:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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