Frecce Tricolori Aeronautica militare, oggi i 60 anni dei campioni del mondo del volo acrobatico, testimonial delle eccellenze italiane. Presto il nuovo aereo

volo acrobatico. Presto il nuovo aereo
di Paolo Ricci Bitti
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Frecce Tricolori: compie 60 anni oggi la Pan, la Pattuglia acrobatica dell'Aeronautica militare più brava e spettacolare di tutti i tempi e di tutti i paesi. Un primato indiscutibile. Non per questioni di orgoglio nazionale. Non perché i velivoli della Pan disegnino nel cielo di ogni parte del mondo l'immensa bandiera verdebiancorossa lunga 5 chilometri e vasta 50 ettari, insomma 72 campi da rugby uno a fianco all'altro. Non perché durante questi tempi di pandemìa da Covid le Frecce abbiano sorvolato in lungo e in largo la penisola per ricucire il senso di lottare tutti insieme. Non perché solamente la Pan schieri 10 velivoli aumentando in maniera esponenziale la difficoltà di realizzazione delle manovre. Non perché nessun'altra pattuglia abbia vinto in questi 60 anni tanti riconoscimenti internazionali quanti la Pan, dominatrice degli air show in 48 paesi.

E' perché – insieme a tutto quanto detto finora - solo le Frecce Tricolori sono capaci di rapire cuore, sguardo, respiro, ragione e sentimento per i 30 minuti della loro esibizione. Una partita alla stadio, un film al cinema, un'opera lirica a teatro fermano l'orologio, isolano dalla vita reale, offrono un meraviglioso tempo fuori dal tempo ed è per questo che non possiamo farne a meno, che ne sentiamo così tanto la mancanza in questi mesi, ma la maestosità delle figure intagliate nell'aria dai piloti e dagli aerei della Pan non ha eguali, rafforzata com'è dal sibilo dei motori, dai colori del cielo e delle nuvole, dal sole che fa luccicare le calotte degli abitacoli, dal vento che attraversa il mare e i campi di volo e porta lontano i fumi tricolori mentre i jet si allontanano e, nel silenzio, il tempo riprende a scorrere.

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Gli inglesi (Red Arrows), i francesi (Patrouille de France ), i belgi (Les Diables Rouges), i turchi (Turkish Stars), gli svizzeri (Patrouille Suisse), gli americani con i loro - e solo loro - possenti caccia (Blue Angels della Marina e Thunderbirds dell'Aeronautica), per citare le formazioni più conosciute, sono bravissimi, ci mancherebbe, tanto di cappello, ma sono proprio loro che anno dopo anno hanno riconosciuto la maestrìa della pattuglia acrobatica italiana e la grande bellezza del suo programma di figure che in questi 60 anni ha sempre continuato ad allargarsi, a introdurre nuove idee, a richiedere ai piloti sempre più ore di addestramento.

Piloti arciselezionati che vengono (e rientrano) dalla linea “caccia” e che con il 313° Gruppo di stanza a Rivolto (Udine) effettuano anche le esercitazioni tattiche di ogni altro gruppo dell'Aeronautica Militare. Loro però fanno anche le acrobazione in formazione 9+1, con "parametri" (distanze da velivolo a velivolo) che fanno venire i brividi: solo un metro fra ala ed ala, sul filo dei 600 chilometri orari. Pensate solo all'aereo Pony 6 quando si trova al centro di tutta la formazione, abilissimo a restare inchiodato alla sua posizione nonostante le turbolenze causate da tutti gli aerei che ha attorno. La fiducia riciproca deve essere ferrea. Come l'orgoglio di indossare la divisa di una nazionale, di una squadra che è sempre stata costituita solo da talenti: c'è in ogni pilota la consapevolezza di dovere fare meglio di chi l'ha preceduto e di lasciare con fierezza quella maglia, di cui si è solo custodi provvisori, a chi verrà dopo di lui. In inglese si direbbe: "Legacy", termine più forte dei nostri "tradizione" o "eredità".   

Ed è così la Pan che dal 1° marzo 1961 sostiene il ruolo di rappresentante dell'Italia nel mondo. L'Italia e non solamente le sue forze armate, ma anche le sue industrie, la sua storia, la sua capacità di unire ingegno, tecnologia, eleganza, di sorprendere, di fare gioco di squadra. Nell'esibizione delle Frecce Tricolori, davanti anche a 500mila spettatori, in quelle figure che si susseguono senza sosta, senza lasciare mai il cielo “vuoto”, raccordate dai passaggi del solista che incassa un incredibile e faticosissimo numero di G, ci sono tutte le caratteristiche migliori degli italiani: te ne ricordi anche quando uno straniero, non necessariamente un appassionato d'aviazione, cita la Pan mentre gli brillano gli occhi. E poi in questi ultimi anni i record di visualizzazioni dei video delle esibizioni in cui il passaggio con il bandiera più grande del mondo è accompagnato da Nessun dorma cantato da Luciano Pavarotti.

In questa ricorrenza dei 60 anni ci sarà anche il tempo di ricordare i 16 piloti che con le “Frecce” hanno perso la vita, compresi i tre della tragedia di Ramstein che nel 1988 in Germania causò la morte anche di 67 spettatori. Un lutto terribile da quale la Pan è tuttavia riuscita a ripartire.

Un anniversario che segna anche l'avvicinarsi dell'entrata in linea del nuovo velivolo realizzato dalla Leonardo, l'Alenia Aermacchi T345A, che sostituirà il veterano Aermacchi MB 339 Pan in servizio dal 1982 dopo il Fiat G91 Pan (dal 1964) e l'F86 Sabre (dal 1961). Anche i nuovi aerei “addestratori”, quando avranno la livrea della Pan, si chiameranno Pony in onore al cavallino rampante dell'asso degli assi Francesco Baracca la cui madre donò il simbolo a Enzo Ferrari.

Il Pony 0 (zero) è quello che spetta al comandante, attualmente il tenente colonnello Gaetano Farina, "regista-controllore" che da terra controlla e dirige l'esibizione dei compagni, ultimo erede del ruolo nel 1961 affidato al maggiore Mario Squarcina, primo comandante della Pattuglia acrobatica nazionale a sua volta tappa del percorso avviato nel 1930 dal colonnello Rino Corso Fougier, fondatore prima scuola italiana di volo acrobatico

 
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La nota dell'Aeronautica militare

1° marzo 1961: da sessant’anni simbolo del “made in Italy” nel mondo

Era il 1° marzo 1961 quando giunsero sulla base aerea di Rivolto (Udine) i primi sei velivoli F-86E “Sabre” con la livrea della pattuglia del  “Cavallino Rampante”. I sei “Sabre” provenivano da Grosseto, oggi una delle basi deputate alla difesa dei cieli italiani e sede dell’allora 4ª Aerobrigata, oggi  4° Stormo. Ad attenderli al suolo, il loro primo Comandante: il maggiore Mario Squarcina. Si insediava così la prima di cellula dell’“Unità Speciale Acrobatica”, nucleo originario delle nascenti Frecce Tricolori.

Sono trascorsi 60 anni da quel giorno ed oggi come allora le Frecce Tricolori hanno l’orgoglio di rappresentare i valori, la tecnologia, la competenze e la capacità di fare squadra dell’intera Aeronautica Militare. 60 anni in cui la Pattuglia Acrobatica Nazionale ha portato le sue esibizioni in 48 paesi del mondo - dall’America alla Russia, dal Nord Europa al Medio Oriente e al Nord Africa – stendendo il Tricolore sui luoghi più belli ed in occasione degli eventi più significativi della storia del nostro Paese. Un simbolo di italianità e senso di appartenenza, ma anche dei valori e della professionalità di tutte le Forze Armate, nonché l’espressione delle capacità dell’industria nazionale e di tutto il Sistema Paese.

Un anniversario che cade in un momento particolarmente difficile, in cui si rinnova e rafforza l’importanza di restare uniti e fare squadra. Proprio con questo intento, a fine maggio del 2020, la Pattuglia Acrobatica Nazionale ha compiuto uno storico sorvolo di tutti i capoluoghi di regione italiani, iniziativa che ha preso il nome dal forte valore simbolico di “Abbraccio Tricolore”, culminata con il sorvolo della città di Roma nel giorno del 2 giugno - Festa della Repubblica.

“Le Frecce Tricolori sono conosciute, apprezzate e portano in tutto il mondo il nostro Tricolore”, dice il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso. “Esse sintetizzano tutto quello che è tecnologia, passione, capacità, competenza e professionalità che l’Italia è in grado di esportare e portare nel mondo”.

Una storia, quella delle Frecce Tricolori, fatta di passione e competenza, che gli uomini e le donne che ne hanno fatto parte in questi sessanta anni hanno contribuito a rendere celebre. “Il fattore umano all’interno della Pattuglia Acrobatica Nazionale – dice il Tenente Colonnello Gaetano Farina, Comandante delle Frecce Tricolori - è fondamentale. Non parliamo di singoli ma di squadra, non solo i piloti ma anche tutti quelli che lavorano a terra. Andiamo a cercare chi è capace di lavorare in team, ma anche chi è in grado di mettersi in gioco ed accettare le critiche”.

Il 313° Gruppo Addestramento Acrobatico, questa la denominazione ufficiale delle Frecce Tricolori, è un reparto di volo dell’Aeronautica Militare composto da circa cento militari tra Ufficiali, Sottufficiali e Graduati. La formazione di 10 velivoli, 9 più quello del solista, è composta da piloti provenienti dai reparti operativi di volo dell’Aeronautica Militare che, a seguito di selezione, entrano a far parte della Pattuglia Acrobatica Nazionale; qui trascorrono una parentesi della loro carriera operativa per poi far rientro ai Reparti al termine dell’esperienza. Il restante personale che appartiene alle Frecce Tricolori, sono principalmente specialisti addetti alla manutenzione del velivolo Aermacchi MB339A-PAN.

In occasione della ricorrenza del 1° marzo, la RAI Friuli Venezia Giulia ha realizzato un documentario sulla storia delle Frecce Tricolori dal titolo “Sessant’anni in volo: la Pattuglia Acrobatica Nazionale” che andrà in onda questa sera (lunedì) alle 22.10 su Rai Storia (canale 54 del digitale terrestre).

La storia delle Frecce Tricolori - 1° marzo 1961

Sul finire degli anni ’20 sull’aeroporto di Campoformido (UD), situato pochi chilometri ad est della base di Rivolto, i primi pionieri del volo acrobatico dimostrarono come l’acrobazia aerea costituisse l’essenza stessa della caccia militare ed il suo esercizio fosse in grado di migliorare le prestazioni nel combattimento aereo. Da lì prese vita una tradizione di acrobazia aerea collettiva che culminò con le formazioni acrobatiche collettive degli anni ’50 individuate a turnazione annuale presso i Reparti Operativi dell’Aeronautica Militare: Lancieri Neri, Diavoli Rossi, Tigri Bianche, Getti Tonanti e Cavallino Rampante.

Proprio da quest’ultima, pattuglia di riserva nel 1960 e successiva titolare nel 1961, venne individuato il nucleo di piloti che andarono a costituire un gruppo che stabilmente si occupasse di acrobazia aerea collettiva e che rappresentasse in tutti gli eventi in patria ed all’estero, l’Aeronautica Militare e tutta l’Italia.

Il 1° marzo 1961 giunsero a Rivolto, provenienti dalla 4^ Aerobrigata di Grosseto i primi 6 velivoli F-86E “Sabre” con la livrea della pattuglia del  “Cavallino Rampante” che recava l’emblema dell’Asso Francesco Baracca (simbolo ceduto dalla contessa Paolina, madre di Baracca direttamente a Enzo Ferrari per la casa automobilistica di Maranello).

Nasceva così sull’aeroporto di Rivolto, dove ancor oggi ha sede, l’Unità Speciale Acrobazia che a decorrere dal 1° luglio 1961 avrebbe assunto la denominazione ufficiale di 313° Gruppo Addestramento Acrobatico.

Giunti nei cieli del Friuli Venezia Giulia, i sei velivoli “Sabre” si diressero verso l’aeroporto di Campoformido sul quale eseguirono un looping in onore della culla dell’acrobazia aerea collettiva italiana. Successivamente eseguirono alcune manovre acrobatiche sull’aeroporto di Rivolto per poi atterrarvi. Al suolo, ad attenderli, il Maggiore Pilota Mario Squarcina, già Leader e Comandante della Pattuglia dei “Diavoli Rossi”, che sarebbe passato alla storia, da quel giorno, come il 1° Comandante e “padre fondatore” delle  Frecce Tricolori.

Il velivolo F-86E “Sabre” volò la prima manifestazione in assoluto il 1° maggio 1961 a Trento Gardolo. Nel primo anno di vita le Frecce Tricolori volarono con le insegne del “Cavallino Rampante” assumendo nel 1962 una nuova livrea e lo stemma che ben conosciamo.

Dalla stagione 1964 le Frecce Tricolori iniziarono a impiegare il velivolo italiano FIAT G-91PAN che lasciarono solo nel 1982 quando avvenne la transizione al velivolo MB-339PAN a oggi in dotazione.

Sorvoli e manifestazioni con i quali si concretizza, in volo, il compito rappresentativo assegnato alle Frecce Tricoli sono eventi dal grande seguito che dà sempre accompagnano importanti momenti della storia del nostro Paese.

Lunedì 1 Marzo 2021, 03:04 - Ultimo aggiornamento: 5 Marzo, 13:26
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