Milano, aerotaxi precipita su un parcheggio: 8 morti, c'è anche un bambino. ​Due italiani tra le vittime. Il pilota era uno degli uomini più ricchi della Romania

La disperata manovra del pilota che con il Pilatus in avaria ha tentato di rientrare allo scalo milanese. Il velivolo caduto nella via dedicata al disastro aereo dell'8 ottobre 2001 a Linate.

Milano, aereo privato precipita su palazzo: in fiamme edificio e piccolo veivolo
di Paolo Ricci Bitti
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Domenica 3 Ottobre 2021, 13:50 - Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre, 19:49

Tre tonnellate d'acciaio e una tonnellata di carburante lanciate a 270 chilometri orari contro una palazzina a tre piani a San Donato Milanese: un boato che ha fatto tremare il quartiere e poi il rogo, con un'altissima colonna di fumo nero visibile da gran parte di Milano. Dopo il fragore, un'intera parete del parcheggio multipiano, deserto perché in ristrutturazione, si è accartocciata al suolo con le fiamme che hanno incenerito anche alcune vetture. Non c'è stato scampo per i due piloti e i sei passeggeri a bordo del potente aerotaxi executive monomotore Pilatus PC-12/47E - registrato YR-PDV: fra loro anche un bambino. A oltre tre ore dall'incidente i vigili del fuoco avevano trovato solo una salma, facendo capire che la straziante operazione di recupero delle altre avrebbe richiesto molto tempo. Si tratta, da quel che si è appreso, di una famiglia con componenti romeni, francesi e italiani decollata da Linate per raggiungere Olbia grazie al servizio dell'aerotaxi di una società romena che opera spesso anche in Italia. »

La coincidenza

Con una coincidenza riservata solo alle grandi vicende, il velivolo di produzione svizzera è precipitato nella via dedicata da San Donato al suo cittadino Fabio Mangiagalli, 33 anni, scomparso nel disastro aereo di Linate: l'8 ottobre 2001 lo scontro sulla pista principale fra un executive Cessna Citation CJ2  e un McDonnell Douglas MD-87 della Scandinavian Airlines causò lo morte di 118 persone, il più disastroso incidente aereo di sempre in Italia. 

E il Pilatus, del valore di 5 milioni di dollari, si è schiantato contro un edificio in via 8 ottobre 2001, angolo via Marignano, a pochi passi dalla sede dell'Eni di San Donato e dal capolinea della metropolitana gialla di Milano. 

Pochi minuti dopo sono arrivati i vigili del fuoco, la polizia e i mezzi di soccorso: la caduta dell'aerotaxi, che aveva il serbatoio ancora pieno di carburante, oltre mille litri di carburante Jet A-1, non ha lasciato scampo ai piloti e ai sei passeggeri diretti in Sardegna.  Molti abitanti hanno riferito di avere sentito il terribile sibilo della picchiata prima del boato.

Qui la ricostruzione del tragitto dell'aereo

Aereo precipita su edificio: 8 morti

 

La disperata manovra del pilota

Da una prima ricostruzione, basata sul alcune testimonianze e sull'esame del tracciato del volo, il pilota e il copilota romeni del monomotore  hanno tentato di rientrare sullo scalo milanese da cui si era appena alzato: il velivolo, fra i più affidabili della sua categoria, forse ha subìto un'avaria al motore turboelica, un Pratt & Whitney da oltre 900 cavalli, con un principio di incendio dopo aver volato per poco più di tre minuti. Il Pilatus, arrivato a Milano da Bucarest tre giorni fa, risulta essere decollato alle 13.04,  raggiungendo la quota massima di 1.500 metri e la velocità di 330 kmh: era quindi ancora pienamente in cabrata (ascesa) dopo il classico circuito attorno allo scalo dal quale era uscito puntando il muso a sud ovest in direzione della Sardegna. Poi però il comandante ha virato bruscamente a destra come se volesse tornare verso l'aeroporto, forse perché il motore non solo l'aveva "piantato", ma aveva anche preso fuoco. Che dal vano motore si sprigionassero fiamme e fumo l'hanno riferito alcuni testimoni da terra. Il pilota non ha però avuto la possibilità di manovrare a quella bassa quota e con la velocità che via via si riduceva: l'aereo si è così schiantato sulla parete dell'edificio di tre piani. Non sul tetto, come se il comandante fosse riuscito almeno in parte a  "richiamare" il velivolo. Non risulta che abbia chiamato la torre di Milano o lanciato il mayday, ma dal cambio di rotta e di velocità allo schianto sono passati meno di venti secondi.

Video

«Siamo stati i primi ad accorrere. Ho visto il corpo di un bambino e quello di un'altra persona. È stato sconvolgente». È quanto racconta all'Adnkronos Mina Ishak, titolare del 'Crazy Pizza', pizzeria che si trova in via Marignano, a San Donato,

Le vittime

Sono due i cittadini italiani rimasti uccisi nell'incidente aereo di San Donato, alle porte di Milano. Si tratta di Filippo Nascimbene, 33 anni di Pavia, e del figlio Rafael di un anno. Nello schianto sono morte anche la moglie Claire Alexandrescou, 34 anni, cittadina francese, e la madre della donna, Miruna Anca Wanda Lozinschi, 65 anni, cittadina francese. Lo comunica la Questura di Milano, precisando che, in assenza di una lista passeggeri ufficiale, si attendono i risultati delle comparazioni dei profili genetici. Confermato anche il decesso dell'immobiliarista romeno Dan Petrescu, 68 anni, della moglie Righina, 65 anni, del figlio Dan Stefan, 30 anni, con doppia cittadinanza romena e tedesca, e di Julien Brossard, 36 anni, cittadino canadese amico del figlio.

Era considerato uno degli uomini più ricchi della Romania Dan Petrescu, proprietario e pilota dell'aereo che si è schiantato contro la palazzina. Aveva 68 anni, doppia cittadinanza tedesca e romena, ed era uno dei principali investitori nel settore immobiliare del suo paese. Tra le vittime suo figlio di 30 anni, Dan Stefan Petrescu, indicato inizialmente alla guida dell'aereo, nato a Monaco di Baviera e anche lui con doppia cittadinanza, e sua moglie, di 65 anni, nata in Romania con cittadinanza francese.

Petrescu è proprietario di una grande quantità di edifici che ha ceduto negli anni a grandi catene commerciali, come gli ipermercati Metro e Real. Partner di Ion Tiriac, il suo patrimonio è stimato attorno ai 3 miliardi di euro che lo rende tra gli uomini più ricchi della Romania, paese dove è tornato dopo il 1989 dopo aver trascorso molti anni in Germania per sfuggire dal regime di Nicolae Ceausescu. Secondo quanto riferito dalla stampa romena, Petrescu stava raggiungendo con la sua famiglia Olbia, dove possiede una villa e dove ad attenderlo c'era la madre, di 98 anni. L'aereo era stato acquistato nel 2015 da Petrescu insieme a Vova Cohn, ex azionista della squadra di calcio della Dinamo Bucarest.

Paolo Ricci Bitti

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