25 aprile, piazze piene per la pace: ma le armi sono spuntate

25 aprile, piazze piene per la pace: ma le armi sono spuntate
di Mario Ajello
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Lunedì 25 Aprile 2022, 08:39 - Ultimo aggiornamento: 16:23

No all'escalation, no alle armi, pace-pace-pace. Lungo e appassionato il corteo della Marcia Perugia-Assisi. E quanta giusta indignazione da parte di tutti, negli slogan, nelle bandiere arcobaleno e in quella enorme gialloblù dell'Ucraina, nelle preghiere in cui si chiede «mai più guerra». Ma nessuno che si domandi, dentro il popolo pacifista in marcia e mentre si prepara il 25 aprile al grido anti-belligerante «Fermatevi»: qual è l'alternativa al mandare armi di difesa agli ucraini per arrivare a una possibile pace e a uno stop a Putin? L'alternativa è forse quella del ritornello di Luigi De Magistris (che marcia insieme agli altri e aspira come i vari Fratoianni o il né-nè Conte a diventare il Melenchon d'Italia) che ripete a tutti lungo il percorso del corteo: «Sì all'amore, no alla violenza»? Come se non fossero tutti d'accordo (ma il Cremlino lo è? Non parrebbe) su questo slogan. O su quest'altro: «Parli la diplomazia».

Ma se la diplomazia russa non vuol parlare che cosa si fa? Le armi spuntate del pacifismo, quelle che vedremo anche oggi nel corteo dell'Anpi (a cui il grillino putinista Petrocelli si rivolge twittando il simbolo Z, quello dei carri armati russi: «Buona festa della LiberaZione», Conte lo espelle ma lui resta alla presidenza della Commissione Esteri), funzionano così, come s'è visto ieri: ottimi propositi ecumenici e buonisti, anche se talvolta conditi con l'ideologia, e però la crudeltà della situazione sembra bypassarli. Contro «l'escalation militare», i cartelli del corteo affollato sulle vie di San Francesco prescrivono «Disarmo ora e sempre», «No war anymore», «Fuori le bombe atomiche dall'Italia» e via così. E occhio a questo striscione: «No al nucleare». Senza considerare che se avessimo l'energia nucleare potremmo essere più indipendenti dal gas russo e più forti nell'imporre la pace.

Nel festival delle armi spuntate del pacifismo è come se la morale, indicibile e inespressa e spesso perfino inconsapevole, fosse questa: Zelensky (non assurto a martire da venerare da parte dei marciatori che pure hanno ricevuto il saluto e gli auguri del Papa) accetti la pace che Putin detterà con la forze delle sue orribili armi, perché così non cadono più bombe, non partono missili, finiscono gli orrori di Bucha e di Mariupol. Ma ammesso che sia vero questo, di certo si avvererà - ma al pacifismo integrale è un particolare che sfugge - ciò che diceva Churchill dopo il patto pseudo-pacifista di Monaco nel 1938: «Potevano scegliere fra la guerra e il disonore, hanno scelto il disonore e avranno la guerra».

EQUIDISTANZA
E ancora: ecco i cartelli: «No Putin, No Nato». Traduzione: noi europei dovremmo dire agli Stati Uniti di pensare ai fatti loro che ai casi nostri ci pensiamo già noi. Funziona così l'armata della pace in un tripudio di buoni sentimenti e di alti valori. Ma la politica ha regole e necessità più terrene e più dure. E Marco Pannella, che pure era un pacifista, lo sapeva bene. Alla manifestazione del 25 aprile alternativo a quello dell'Anpi oggi a Piazza Torre Argentina - favorevole a dotare gli ucraini di armi di difesa - partecipano anche i radicali. E c'è chi vuole un cartello con su scritte vecchie parole pannelliane: «Con Gandhi diciamo mille volte che è meglio chi reagisce che chi subisce».

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