Ciro Esposito, parla la mamma: «Macchina del fango contro di me e la mia famiglia»

Domenica 12 Aprile 2015
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«Stare davanti a una telecamera per me è un trauma, ma l'ho fatto perché si era messa su la macchina del fango, volevano infangare subito mio figlio. Questa macchina del fango purtroppo, dopo 9 mesi, continua ad andare avanti, ora vogliono farlo con me e la mia famiglia». Lo ha detto Antonella Leardi, la madre di Ciro Esposito, ospite della trasmissione 'In mezz'ora' su Raitre insieme al marito Giovanni Esposito.

​«La mia paura non è una paura materiale, paura di essere uccisa o ferita, ma di subire violenze verbali - ha spiegato - Io vengo attaccata anche su Facebook: mi mandano insulti anche sulla email dell'associazione ed è una cosa molto grave, questa è una violenza psicologica».

Chi ha progettato lo striscione all'Olimpico, racconta, è una persona dal «cuore arido». «Dire che una mamma lucra sulla morte di un figlio... noi andiamo in lungo e largo per l'Italia, non abbiamo mai recepito stipendio o retribuzione, a noi nessuno ci paga. Ci sono tanti tifosi, anche romanisti, che mi contattano e non sono d'accordo con tutto quello che sta succedendo - ha aggiunto - loro mi danno la forza di andare avanti».

Il libro 'Ciro Vive' «è un'intervista di cui siamo stati tutti partecipi, io in primis, perché parlo di mio figlio e parlando di Ciro io parlo di tutti i figli - ha spiegato - Ciro è stato aggredito non perché c'era una rissa ma perché stava andando a mettere in salvo un autobus minacciato da petardi e bombe carte, infatti aveva ancora lo zainetto sulle spalle quando è stato sparato, certamente non era in assetto di guerra. Mio figlio seguiva il calcio da quando aveva 16-17 anni, ha fatto tante trasferte, non è mai ritornato a casa con un un Daspo, con un livido o con un graffio».

I proventi del libro, ha spiegato, «sono devoluti tutti all'associazione 'Ciro vive', fondata dopo la morte di Ciro. Ci autofinanziamo, andiamo gratuitamente nelle scuole, nelle scuole-calcio, abbiamo fatto seminari, eventi».

«Io non ho mai creato opportunità di poter dare adito alle tifoserie opposte di scatenarsi così contro di me, sono stata accusata di aver istigato la tifoseria dicendo che la Roma non mi aveva invitato, ma non è così: anche il Napoli non mi ha invitato per Napoli-Roma, né io ci tengo a essere invitata perché se voglio vedermi la partita mi compro il biglietto e ci vado».

«Onore alla signora De Falchi e a tutte le mamme che hanno perso i figli come me - ha sottolineato Antonella Leardi - Ho scelto di non vivere il mio lutto chiusa in casa perché la morte di mio figlio ha un significato: io non posso stare chiusa a piangere, e credo che dal mio volto si vede che lo piango ogni giorno e lo piangerò sempre, ma io ho sposato una causa: andare avanti affinché qualcosa possa cambiare nel calcio. Noi siamo una scintilla da cui speriamo possa divampare un incendio: senza le autorità dello Stato e l'appoggio delle società non possiamo fare nulla».

In merito al presidente della Roma, James Pallotta, che ha condannato gli striscioni, Antonella Leardi ha detto: «Mi ha chiamato il giorno dopo l'accaduto, ma ci eravamo sentiti già altre volte. Per questo dico non capisco perché questo accanimento contro di me. Una sola volta feci un'intervista telefonica e mi strumentalizzarono dicendo che avevo parlato male di Totti, ma io non lo conosco, l'ho ammirato sempre come persona perché mi piace, è un bel ragazzo, un bel marito, un bravo giocatore, perché avrei dovuto avercela con lui?».

Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 19:38


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