​Bob Sinclar torna con un inno alla “rinascita” dopo la quarantena: «Il mondo ha voglia di ballare»

Martedì 2 Giugno 2020 di Marco Pasqua
​Bob Sinclar torna con un inno alla “rinascita” dopo la quarantena: «Ora vi farò ballare, l'Italia mi manca»

Durante la quarantena, è riuscito a far ballare oltre 100 milioni di persone (oltre ad aver celebrato il suo 51esimo compleanno). Per 55 giorni consecutivi, collegato dal suo studio parigino, tramite la pagina Facebook, dalle 2 alle 3 di pomeriggio ha suonato per i fan di ogni età, lui che ha solo un'età anagrafica ma che è ancora il re indiscusso delle consolle. Bob Sinclar, uno dei dj più longevi della musica internazionale, un'icona nel suo campo, ha cercato, durante il lockdown, di intercettare quella voglia di normalità che riecheggiava nelle case di mezzo mondo. Il risultato è un singolo, che punta a diventare la hit dell'estate post-quarantena: “I'm on my way”, con la partecipazione di Omi. Un lavoro che arriva dopo i recenti successi di “Electrico Romantico”, con Robbie Williams e “I believe” e che si presenta come la celebrazione di una rinascita.
 

Come è stato concepito il brano?
«Cerco sempre di fare musica con il cuore e questo momento di quarantena, che abbiamo vissuto, è stato per me un momento di creatività. Una creatività intima. Ho lavorato a questo singolo con una mia amica musicista in Belgio, una ragazza ad Amsterdam, Omi in Giamaica. Ci abbiamo lavorato insieme, con modifiche fatte online. Il mio obiettivo era quello di creare un inno, che fosse per una chiesa, una sinagoga o una moschea: un inno che fosse una celebrazione. Il mondo, tutte le persone, hanno attraversato un momento difficile. Volevo dire che quando siamo uniti, riesco a sentire la forza di questa unione. Voi avete sofferto, ma io sono qui per voi con la mia musica. Alla fine, sopravvivremo».

Hai detto che Omi ti trasmette della vibrazioni molto positive. Possiamo dire che questa canzone, che è molto positiva, celebri una sorta di rinascita dopo il lockdown?
«Sì, assolutamente sì. Ho scelto Omi perché è giamaicano, oltre che un cantante straordinario. La Giamaica mi ha portato molta fortuna nella mia carriera. La parte vocale di Love Generation è eseguita da Gary Pine, giamaicano che vive a New York; “World, Hold On” ha visto la partecipazione di Steve Edwards, giamacaino che vive a Manchester. Sono stato due volte a in Giamaica, per registrare dei brani. Ci ho anche fatto un album: “Made in Jamaica”. Non è famoso, ma mi ha permesso di avere una nomina ai Grammy. e contiene i miei successi precedenti arrangiati in chiave reggae. La Giamaica è nel mio cuore e nella mia mente. Sapevo che Omi sarebbe stata la persona giusta, per darmi le giuste vibrazioni».

Durante il lockdown, per 55 giorni, hai fatto ballare moltissime persone, sui social. Persone che hanno condiviso con te un momento di felicità, un'impresa non facile durante la quarantena. Secondo te perché c'è stata questa risposta ai tuoi djset da parte delle persone? Non solo perché eri Bob Sinclar.
«Quando ho iniziato, il primo giorno, non sapevoLa  cosa sarebbe successo. Non ho mai usato i social per queste dirette. Forse dal Pacha di Ibiza, ma non mi sono mai rivolto direttamente alle persone. Penso che le persone siano rimaste colpite dal fatto che mi sia collegato dal mio studio ogni giorno, dalle 2 alle 3. Forse sono rimaste colpite dal fatto che fosse difficile. Ogni giorno la musica era diversa. Non era la musica di oggi. Li ho toccati nel cuore, dal punto di vista della nostalgia. Ho colpito i giovani, che non conoscono molti brani degli anni Ottanta. Ho fatto scoprire loro musica che non conoscevano. Li ho toccati nel cuore, perché ero con loro ogni giorno».

Le discoteche hanno dovuto chiudere i battenti. Ora stanno piano piano riaprendo. Come pensi che cambierà la musica per i locali? Come cambierà questo mondo nei mesi a venire?
«Non so cosa accadrà ma ho dei riscontri positivi. Ho già delle richieste da parte di locali all'aperto, che sono quelli che ora possono operare. I ristoranti stanno riaprendo, i teatri e i cinema ripartiranno la metà di giugno. Sono ottimista. Mi ricordo gli anni Ottanta, quando l'Aids arrivò a New York: le persone pensavano che questo toccasse solo le persone omosessuali. Lo chiamarono il cancro gay. Poi abbiamo scoperto che, in realtà, colpiva tutti. E così si chiusero i locali. Stessa situazione. Dopo pochi mesi, venne fuori che l'Aids era diverso, che era collegato al sesso e ad altre cose. Sento che stiamo vivendo una situazione analoga: qualcosa di ignoto è piombato nelle nostre vite. Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro? Sono molto positivo: le persone hanno voglia di ballare. Gli italiani, gli spagnoli, i francesi, i Latini, hanno voglia di trascorrere tempo insieme, parlare ad alta voce: “Amico mio, come stai?”. Tutto questo sta tornando. Credimi: sarò lì, sarò lì a suonare per voi».

Durante la quarantena hai celebrato il tuo cinquantunesimo compleanno: dove trovi tutta energia, questa motivazione che ti porta a realizzare nuovi singoli? E' davvero straordinario.
«Se guardi il mio Instagram vedrai la foto di un bimbo di 18 mesi: in due foto, scattate da mio nonno, giocavo con i dischi in vinile. Prendevo il 45 giri e lo mettevo sul giradischi e mi divertivo. Ogni persona è nata per fare qualcosa. La mia missione, su questo pianeta, è di far ballare le persone. La mia musica ha un messaggio, il mio messaggio è la musica. E' difficile da spiegare. Posso essere stanco, malato, depresso – anche se è difficile che mi capiti, diciamo giù di morale – ma quando arrivo nello studio, sento la musica che è in me».

Ho detto che hai un rapporto speciale con gli italiani. Quando tornerai in Italia?
«Hanno detto che potremo lasciare la Francia dal 15 giugno, in Europa. Magari il 16 sarò lì. Non lo so. Appena potrò, ho bisogno di mangiare pasta buona. A casa cerco di cucinarla -abbiamo un negozio che si chiama Italia e vende prodotti italiani – sono un cuoco buono, ma con la pasta non me la cavo».

Hai lavorato con un'altra icona italiana, Raffaella Carrà. Pensi che lavorerai di nuovo con lei?
«Abbiamo fatto qualcosa di enorme insieme. Ho fatto una registrazione qui nel mio studio, poi ho suonato in un club in Italia e il responso è stato ottimo. Siamo stati alla cerimonia degli Oscar con Paolo Sorrrentino – e gli faccio tanti auguri visto che è stato il suo compleanno – e siamo stati più che fortunati. Lei è una persona straordinaria. Non mi va di parlare della sua età, perché lei non ha età. E' pura, nel cuore. Ha sempre fatto ciò che voleva fare. Ecco perché è un'icona: perché è una persona genuina. Non ho sentito nessuna vibrazione negativa: lei fa parte della mia famiglia e da anni fa parte delle famiglie italiane. Le persone sentono se qualcuno è sincero e per questo seguono la sua carriera. Sono molto felice del fatto che gli italiani mi seguano e li ringrazio per darmi la possibilità di essere sempre presente in Italia».

 

Ultimo aggiornamento: 09:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA