Facebook nella bufera, dipendenti e manager contro Zuckerberg: «Su Minneapolis non ha preso le distanze da Trump»

Martedì 2 Giugno 2020
Tutti contro il grande capo Mark Zuckerberger.  Rivolta dei dipendenti di Facebook, ma anche dei senior,  contro il leader dei social media per aver rifiutato di agire sui post di Donald Trump sulle tensioni sociali, censurati da Twitter perché incitavano alla violenza.  Mentre l'America si infiammava per le proteste dopo l'assurda e violenta morte di George Floyd sotto la custodia della polizia, venerdì Trump aveva annunciato su Twitter «quando iniziano i saccheggi, si inizia anche a sparare» riferendosi proprio agli eventi di Minneapolis.

Trump avrebbe citato l'ex capo della polizia di Miami Walter Headley, che nel dicembre del 1967 aveva promesso una violenta rappresaglia nei confronti dei manifestanti che avessero contestato la sua linea ferma.
 A fronte di queste dichiarazioni Twitter aveva deciso di segnalare il post.

«Questo tweet ha violato le regole di Twitter sulla esaltazione della violenza. Tuttavia, Twitter ha stabilito che potrebbe essere di interesse pubblico che il tweet rimanga accessibile». 
Questa presa di posizione non era avvenuta invece su Facebook ed ecco perché Zuckerberg è finito sotto accusa . E anzi 
 Zuckerberg ha difeso a spada tratta la piattaforma da lui inventata in quanto, come riporta il Financial Times, è 
un'«istituzione impegnata alla libertà di espressione». Non solo : nel contempo ha deciso di donare 10 milioni di dollari, come riporta il massimo giornale finanziario, agli enti che si occupanbo di giustizia razziale.

Ma ai dipendenti del social la decisione di Zuckerberg non è andata giù e nel corso del fine settimana hanno dato voce alla loro frustrazione proprio su Twitter. «Mark sbaglia e farò ogni tentativo per fargli cambiare idea», twitta Ryan Freitas, responsabile del tema di design di News Feed di Facebook. «Lavoro a Facebook e non sono orgoglioso di come stiamo emergendo», posta Jason Toff, arrivato a Facebook come direttore del product management un anno fa. «La maggior parte dei colleghi con cui ho parlato si sente nello stesso modo. Stiamo facendo sentire la nostra voce», osserva Toff.
© RIPRODUZIONE RISERVATA