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Rivoluzione 4.0 nei campi, l'agricoltura è blu anche con la nuvola

Giovedì 28 Maggio 2020 di Carlo Ottaviano
Le nuvole in campagna sono speranza di acqua o terrore di alluvione. Ma se le chiami in inglese - cloud – diventano invece il segno della moderna Agricoltura 4.0, così come i sistemi di precisione che aiutano a produrre cibo in modo sostenibile per l’ambiente e con maggiori garanzie sanitarie per i consumatori. Gli esempi in Italia sono tanti e sono stati censiti da Smart AgriFood, l’osservatorio del Politecnico di Milano e dell’università di Brescia. In Emilia, per esempio, l’Agricola Reggiana riesce a gestire vigneti tra loro lontani con centraline meteo e cloud senza spostamenti del personale, ma stimando perfettamente l’avvento di fitopatie e la maturazione delle uve.

RUMINOMETRI E CONTAPASSI
Nel Veronese, l’allevatore Finato Martinati usando pedometri (i contapassi dei runner), ruminometri (per la masticazione) e altri sensori analizza lo stato di salute di ogni mucca e quindi nel caso di necessità somministra a ogni animale le dosi giuste di farmaci. Precise. Non per nulla, la moderna agricoltura è definita di precisione, nonostante la distanza da dove spesso le analisi vengono eseguite. Come in Piemonte dove i dati dei 250 ettari di terreni coltivati a riso dalla Palestro di Vercelli, rimbalzano dai sensori a terra, ai droni fino a un satellite nello spazio, da cui parte infine l’imput che indica l’ora dei trattamenti di azoto e delle fertilizzazioni con gli eventuali integratori che servono proprio in quel determinato momento. Tutto, insomma, controllato e tracciato, come fanno – altro esempio – i 14 soci della cooperativa Rosso Gargano in Puglia. «Grazie alla web application che abbiamo adottato – spiega il responsabile agronomo Luca Vitobello – la nostra diventa una filiera corta dal campo fino al barattolo di pomodori pelati che arriva in casa col controllo assoluto dal punto di vista sanitario». «Il sapere della tradizione e la forza di osare il nuovo: così la terra diventa vino», sintetizza Cristina Geminiana, che nei vigneti e nella cantina veneta Zerbina ha adottato sofisticati sistemi di gestione da remoto.

CERCASI SPECIALIZZAZIONE
La mancanza in questi mesi – per colpa del Covid-19 e del conseguente blocco delle frontiere - di circa 300 mila braccianti agricoli stagionali (solitamente provenienti da Est Europa, India e Marocco), dimostra che le campagne hanno ancora bisogno di molta mano d’opera, ma sempre più non si tratta dei contadini di una volta. L’immagine romantica (e spesso falsa) delle campagne di un tempo attira e allontana i giovani. Oggi servono specializzazione e competenze. L’agricoltura blu, come viene chiamata la moderna industria agricola, contrariamente ad alcuni luoghi comuni, ha per obiettivo il rispetto dell’ambiente e la riduzione degli sprechi proprio usando le nuove tecnologie. Anche perché 7 miliardi di persone nel mondo hanno bisogno di nutrirsi e la soluzione non è l’utopica formula della decrescita felice. L’innovazione anche in agricoltura punta all’esatto opposto: non «less and less» (produrre e consumare meno), ma «more from less», “Di più con meno”, come recita il titolo del libro di Andrew Paul McAfee appena tradotto in Italia dalla casa editrice dell’Università Bocconi (Egea, 320 pagine, 24,70 euro). Fondatore dell’istituto di economia digitale del Mit a Cambridge, McAfee sostiene che per risolvere i problemi dell’ambiente bisogna far crescere le economie di mercato tecnologicamente sofisticate. E dimostra che dove si consuma più innovazione si inquinano meno l’aria e l’acqua e si emette meno gas serra. L’Agricoltura 4.0 continua così a svilupparsi. L’Osservatorio Smart AgriFood stima in continua crescita il mercato mondiale (7,8 miliardi di dollari, +11% rispetto allo scorso anno), così come quello italiano che ne costituisce più del 5%. In Italia vale circa 450 milioni di euro, con una crescita nell’ultimo anno del 22%. Per l’86% si tratta di imprese già affermate nel settore, mentre il restante 14% è costituito da soluzioni proposte da attori emergenti (non solo startup). Il 39% del giro d’affari dell’Agricoltura 4.0 italiana è generato dalla vendita di sistemi di monitoraggio e controllo di mezzi e attrezzature agricole, il 20% dai software gestionali e il 14% dai macchinari innovativi già nella progettazione. Tra gli operatori impegnati in Italia, molto attiva è Tim, impegnata a portare l’ultrabroadband nelle aree rurali. L’agrifood - afferma Carlo Nardello, chief strategy and transformation officer di Tim – è uno dei molti ambiti in cui l’impiego di 5G, IoT e blockchain può generare un salto quantico di produttività e redditività del settore, come dimostrano le imprese che hanno ottimizzato l’irrigazione ed automatizzato i processi di lavorazione, oppure tramite blockchain certificano ogni giorno origine ed ingredienti dei prodotti commercializzati. 
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