Tocca anche l’Umbria l’operazione criminale a colpi di truffe tra tra Italia, Gran Bretagna e Emirati Arabi Uniti smantellata dalla guardia di finanza di Livorno

Giovedì 21 Maggio 2020
ASSISI – Tocca anche l’Umbria l’operazione della Guardia di Finanza di Livorno che ha smantella una operazione criminale tra tra Italia, Gran Bretagna e Emirati Arabi Uniti. Cinquantasei Fiamme Gialle con 18 autovetture e un elicottero hanno perquisito 10 imprenditori, professionisti e dipendenti di società italiane e inglesi, indagati per associazione a delinquere e autoriciclaggio internazionale dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Livorno. Una serie di blitz sono stati condotti proprio a Livorno, poi a Firenze, Pisa, Cecina (Li), Follonica (Gr) e nel salernitano, con sviluppi su imprese di diritto anglosassone. Per due indagati scatta il carcere, per altrettanti i domiciliari, altri sei sono a piede libero. I criminali, che trasferivano soldi «sporchi» in una banca degli Emirati Arabi Uniti, hanno danneggiato 53 loro vittime tra piccoli imprenditori e cittadini onesti alla ricerca di liquidità, interessandosi in modo illecito a beni e valori per 150 milioni di euro. Sequestrata al capo dell'organizzazione una villa milionaria a Livorno e 4 auto da 60mila euro l'una. Alla base, una serie di denunce/querele presentate dalle 53 vittime delle condotte truffaldine che hanno messo in moto Procura e Fiamme Gialle, consentendo di individuare le responsabilità di 10 persone coinvolte nei 28 episodi di truffa realizzati a Livorno e in altre 10 località toscane, da Firenze a Casciana Terme, da Bibbona a Portoferraio, da Ponsacco a Fauglia, da Crespina Lorenzana a Riparbella, fino ad arrivare a Volterra e a Follonica. Ulteriori casi si sono verificati inoltre al di fuori della Toscana, in altre 8 regioni, dal Piemonte (Alessandria) alla Liguria (Camogli e Sarzana), dalla Lombardia (Pavia) al Veneto (Venezia e Verona), dall'Emilia Romagna (Carpi) all'Umbria (Assisi e Arrone), fino in Campania (Pozzuoli) e in Puglia (Altamura). Per cinque dei dieci indagati è emerso il coinvolgimento attivo in una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla truffa, che operava attraverso schemi fraudolenti diversificati, adattati ai vari contesti. © RIPRODUZIONE RISERVATA