Rieti, è morto l'alpinista Eliano Pessa,
il ricordo di Arnaldo Millesimi

Mercoledì 25 Marzo 2020
RIETI - Il 21 marzo è morto a Foligno Eliano Pessa, 74 anni, professore con la passione dell'alpinismo, con tante escursioni e spedizioni extraeuropee alle spalle, veneto di nascita e reatino d'adozione, socio ed ex consigliere del Cai di Rieti.

Il ricordo di Arnaldo Millesimi. Con Eliano ci siamo conosciuti all’età di 10 anni, presso la palestra di scherma al Piaggio, in viale Maraini, dove oggi ha sede il centro per anziani; il padre professor Giuseppe Pessa, di Portogruaro, dove lui era nato il 19 settembre del 1946, aveva avuto un incarico nella scuola in quel di Rieti, e pertanto vi si era trasferito con moglie e figli.

Quando Eliano si iscrive al liceo classico, si mette subito in mostra, sia con i professori che con i compagni di scuola, emergono subito le sue capacità, le materie scientifiche sono il suo forte.

Negli anni 67/68, svolgevo il mio servizio militare presso la caserma Pasquali all’Aquila, e durante la libera uscita serale, passeggiando per il corso principale incontravo molti coetanei reatini, tutti studenti universitari: Giuseppe Ferraiolo, Giuseppe Marchioni, Franco Cippitelli, Sandro Salvati, Luciano Novelli, Sergio Maffei, Aurelio Masini e appunto Eliano. Con Aurelio, Sergio ed Eliano, c’è una amicizia di lunga data, ed è grazie a loro che posso frequentare la trattoria “Meri “, usufruendo dei buoni universitari e mangiare gratis.

Eliano si laurea in Fisica, e frequentando la federazione universitaria italiana “FUCI “, di cui è presidente Don Lorenzo Chiarinelli, futuro vescovo di Sora e poi di Viterbo, conosce la futura moglie, mette su famiglia, ed inizia ad insegnare, prima all’ITIS di Rieti, poi all’università La Sapienza di Roma, per concludere la sua carriera da professore universitario a Pavia, come docente di Psicologia Generale e di Modelli di Elaborazione Cognitiva.

Nella sua permanenza lavorativa a Rieti e Roma, Eliano mantiene i contatti locali, ed appassionato di montagna, entra a far parte del “G.A.R.” Gruppo Alpinisti Reatini, costituitosi nel 1975 e di cui fanno parte, “Lamberto Brucchietti, Alberto Bianchetti, Mario Sciarra, Pietro Ratti, Marco Catini, Gianni Olivieri, Guerrino Giannursini, Stefano Marinelli, Roberto Marinelli, Marcello e Carla Moroni, Claudia e Antonella Pitorri, Fabio e Maria Teresa Mazzurana, Luciano Petroni, Franco Basso, Enrico Ferri, ed altri, tra cui il sottoscritto.

Ogni domenica, tutto il gruppo del G.A.R. partecipava alle impegnative attività alpinistiche, sia sulla montagna del Terminillo che in quelle vicine, Gran Sasso, Maiella, Gorzano, Vettore ecc. ecc.

Eliano era quasi sempre presente, e la sua conformazione psico/fisica, lo vedeva sempre tra i più competitivi, infatti le nostre uscite montanare, erano quasi sempre delle gare, chi rimaneva dietro, non veniva aspettato, anzi, nel pranzo di fine escursione, tra un bicchiere di vino e l’altro, si finiva quasi sempre brilli, e allora giù a sfottere gli ultimi.

E’ rimasta nella memoria di molti di noi, l’escursione al Monte Gorzano, 1978, il gruppo numeroso, allargato a mogli, figli, fidanzate, amici, raggiunta la vetta, procede nella strada del ritorno, e per qualche fattore che ora non ricordo, si inizia a parlare della bomba atomica, ovviamente Eliano, preparatissimo e loquace, ci spiega come costruire la bomba.

A questo punto, l’amico ora scomparso Mario Sciarra, sempre pronto alla battuta ed anche alla provocazione, rivolge questa domanda ad Eliano, “tu che sai tutto, rispondi a questo: “quanti giri fa una boccia? “per un reatino doc, era un modo di dire, che Eliano non conosceva, tanto che per quasi una ora abbondante, si impegnò in calcoli matematici, che ovviamente non poteva risolvere per le tante incognite e variabili. Alla fine Mario, gli diede la soluzione: caro Eliano, la boccia fa’ tanti giri e non più, e giù tutti a ridere, compreso Eliano.

L’esistenza del G.A.R. dura pochi anni, infatti, nel 1979 rientrati nella grande famiglia del Club Alpino Italiano, ritroviamo i nostri cosiddetti “antagonisti” di un tempo; Lorenzo Colantoni, Sergio Tomassoni, Giuseppe Quadruccio, Roberto Antonucci, Giuseppe Giuliani, Alberto Rinaldi, Mario Samperna, Tonino Bonafaccia, Vezio Baistrocchi. e tanti altri.

Saremo protagonisti e rivoluzionari tanto da dare un forte impulso all’attività alpinistica, usciremo dai confini locali, regionali e nazionali, per andare in giro nel il mondo, alla ricerca di nuove avventure e nuove vette.

Nel 1983, quando partiamo per la prima spedizione extraeuropea in Bolivia, Eliano, impegnato con il lavoro, non partecipa, ma sarà presente in tantissime altre spedizioni, tanto da raggiungere obiettivi allora impensabili in almeno quattro dei sette continenti, tra quelli più significativi:

Vette effettivamente scalate:
Stati Uniti: Alaska M.Mc. Kinley m. 6.194
Pamir del Kirghisistan Pik Lenin m. 7.134
Ande: Argentina Aconcagua m. 6.962
Ande: Argentina Ojos del Salado m. 6.882
Ande: Bolivia - Illimani m. 6.462
Ande: Argentina - Vetta città di Rieti m. 6.250
Ande: Bolivia Vulcano Licancabur m.5.916
Ande: Argentina Vulcano Pissis m. 6.862
Ande: Cile Vulcano Parinacota m. 6.342
Ande: Bolivia Vulcano Acotango m. 6.050
Ande: Argentina Vulcano Tuzgle m. 5.530
Ande: Argentina Morocho Chico m. 4.800
Pamir Cinese Muztaghata: m. 7.546
Alpi: Monte Bianco m. 4.810
Caucaso: Russia Monte Elbrus m. 5.642

Eliano partecipa anche a spedizioni artiche: Groenlandia 84, Svalbard 88

Ha all’attivo quattro tentativi di scalata ad un ottomila una allo Shisha Pagma di 8.013 m, Himalaya del Tibet, e tre al Cho Oyu di 8.210 m. Himalaya del Tibet.

Per concludere queste pagine di vissuto, vi posso dire che in queste ultime spedizioni extraeuropee, quasi tutte in Sud America, con l’obiettivo di scalare per due volte il Bonete Chico, il Tres Cruces e l’Llullaillaco, la quarta, la quinta e la settima della cordigliera andina, ultrasettantenni, pur avendo mancato gli obiettivi, vuoi per le condizioni meteo, vuoi per quelle fisiche, ciò che mi ha sempre colpito di Eliano, tanto che lo chiamavo “fenomeno“, erano le sue capacità di sofferenza, la mancanza quasi totale della paura, non aveva il campanello d’allarme inserito, non l’ho mai sentito lamentarsi per il mal di quota, e mai dire per primo “ritiriamoci“ Non aveva paura della morte, almeno questo era quello che ho percepito.

Posso chiudere dicendo che Eliano, io lo chiamavo (prof.) ha vissuto in punta di piedi, per Non calpestare quelli degli altri, e in punta di piedi se n’è andato. Ultimo aggiornamento: 26 Marzo, 11:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA