CORONAVIRUS

I dilettanti e l'emergenza.
L'ex nazionale Sara Penzo: «Tornare in campo sarà come rigiocare la Champions»

Mercoledì 18 Marzo 2020 di Alessandro Monteverde
È uno dei personaggi di maggior spessore nel panorama regionale e non solo. Sara Penzo, portiere dell'Eretum Monterotondo, è stato uno dei colpi a sensazione che hanno scosso la stagione sportiva in rosa. Arrivata in terra eretina nel mercato invernale, si è conquistata fin da subito un ruolo di leader all'interno della rosa allenata da Paolo Rosini. Una carriera di assoluto livello nella quale conta ben 55 presenze con la maglia della Nazionale maggiore e oltre 250 presenze in serie A. Sara ci racconta come sta vivendo questo momento delicato, lontano dai campi, ma doveroso nel rispetto delle regole imposte per far fronte all'emergenza Coronavirus che sta imperversando in tutti i Paesi del mondo.

Sara, partiamo da questo momento che sta travolgendo l'intero globo ed in particolare la nostra Nazione. Come stai vivendo le tue giornate? Che sensazione si prova a dover rinunciare a parte delle nostre libertà...
 
"Non è facile abituarsi, rinunciare alla nostra libertà di uscire, di aver sempre sotto mano quello vogliamo. Inizialmente è stato sicuramente uno shock che ha sconvolto le nostre vite. Personalmente continuo a dedicarmi al mio lavoro tramite un po' di Smart Warking e il contatto con i colleghi. Ci hanno chiesto di salvare il mondo restando a casa, non è un sacrificio così costoso, anzi!"
 
Come concilia un atleta l'impossibilità di allenarsi sul campo e con la propria squadra...riesci a mantenere una buona condizione allenandoti da casa?
 
"Si fa quel che si può, utilizzando quello che si ha in casa. Bottiglie come pesi, sedie come piani di lavoro. Mi alleno con la parte atletica, esercizi a corpo libero e con un po' di fantasia sperando di riabbracciare presto il lavoro sul campo".
 
Proviamo per un attimo a pensare che da qui a poche settimane si tornerà in campo. Per un'atleta come te con tanti anni tra nazionale e serie A sarà comunque un qualcosa di unico da ricordare?
 

"Decisamente si. Ce la ricorderemo in tutto il mondo e sarà una grande liberazione a prescindere da quello che farà ognuno di noi. Lo conserveremo come un qualcosa di speciale insieme ai ricordi più belli della nostra vita, sportiva e non."
 
Sara, partiamo dalla fine: come mai hai scelto di proseguire la tua straordinaria carriera proprio a Monterotondo?

 
"Mi sono trasferita a Roma con l'idea di smettere e dedicarmi interamente al lavoro.  Sono stati due anni ferma poiché far conciliare i miei impegni lavorativi con  il calcio non era semplice. Poi alcune mie amiche che giocano all'Eretum mi hanno invogliato, parlandomi con entusiasmo di questa realtà. Così ho pensato di riprovare e da lì ho conosciuto una grande famiglia che mi ha accolto in maniera splendida e con cui spero di rimanere legata anche in futuro."

Non potendo parlare di calcio giocato, torniamo agli amarcord. Cosa si prova a vincere un campionato europeo, qual è il ricordo più bello che conservi di quella avventura a Francia 2008?
 
È stata un'esperienza indimenticabile sin dall'inizio. Siamo arrivati a quell'Europeo con il pronostico tutt'altro che a nostro favore. Eravamo la squadra più giovane e ci siamo ritrovate in finale conquistando quello che rimane ancora l'unico titolo europeo che c'è in Italia. Quello e l'aver calcato tanti campi internazionali con squadre di Serie A, resta per me uno dei ricordi più belli della mia carriera.
 
Raccontaci com'è stato per te l'impatto con una realtà dilettantistica come l'Eretum...
 
"Non mi è stato difficile perché è pur sempre calcio. Una passione che a tutti i livelli comporta sacrifici e soddisfazioni. L'Eretum è una bella realtà, strutturata in maniera eccellente che non fa mancare nulla alle proprie calciatrici. Il calcio femminile ha bisogno di queste società per emergere ancor di più."
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