Stati Uniti, caos per le primarie nell'Iowa Dem in imbarazzo per il ritardo nei risultati

Lunedì 3 Febbraio 2020
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Prima sfida della stagione elettorale in Iowa, dove i caucus danno il calcio d'inizio alle primarie dem per la nomination in giugno del nominée che il 3 novembre sfiderà Donald Trump. E subito mega intoppo per la gestione dei risultati parsi subito in gravissimo ritardo, con imbarazzo del partito democratico.

CAOS RISULTATI - Il partito Dem dell'Iowa, responsabile dei risultati delle primarie democratiche, sarebbe indeciso se diffondere o meno l'esito del voto nello Stato. Secondo indiscrezioni, alla luce dei ritardi e delle complicazioni nel conteggio dei voti, si sta seriamente valutando la possibilità di far slittare le comunicazioni ufficiali sui risultati alle prossime ore, probabilmente fino al pomeriggio italiano. "Non è hackeraggio", si affrettano a dire dal comitato elettorale di Des Moines, capitale dello Stato. In realtà si sta procedendo al conteggio a mano dei risultati del voto delle oltre 1600 assemblee tenutesi in case, scuole, palestre con grandi file e attese per gli elettori dem in uno Iowa spazzato dal freddo (-7 gradi la temperatura).
 

 

VOCI DI IRREGOLARITA' - La lunga notte successiva alle assemblee è stata caratterizzata dalle voci di irregolarità e dagli annunci dei candidati. Con l'outsider Buttigieg a dichiararsi vincitore, Sanders (che nei sondaggi era considerato in leggero vantaggio sulla pletora di candidati) a mostrare grande ottimismo. Chi osserva il caos Dem da lontano ma molto interessati sono il presidente Trump, che il suo Iowa l'ha già vinto a mani basse nei caucus repubblicani, e Michael Bloomberg, che fa campagna elettorale in California aspettando di scendere in campo nel Super Tuesday del 3 marzo quando le primarie Dem toccheranno molti Stati assegnando gran parte dei voti delegati per la nomination estiva. Trump ironizza: "Visto il caos, questi vorrebbero governare?"

I CANDIDATI DEM - In campo per il partito democratico i più accreditati al momento sono il leader della sinistra dem, Bernie Sanders, il vice di Obama, Joe Biden, l'emergente Pete Buttigieg, Elizabeth Warren, Amy Klobuchar, Andrew Yang, Tom Steyer, Tulsi Gabbard, Deval Patrick, Michael Bennet e il tycoon dell'editoria ed ex sindaco di New York, il miliardario Michael Bloomberg che ha deciso di saltare l’Iowa e gli appuntamenti delle primarie successive puntando tutto sul Super Tuesday del 3 marzo e su una campagna negli Stati in cui ci si contende il maggior numero di rappresentanti da mandare alla convention democratica che impalmerà lo sfidante di Donald Trump di luglio a Milwaukee, nel Wisconsin.

IOWA DECISIVO - Dopo mesi di dibatti, sondaggi e polemiche, 11 dei 30 candidati rimasti in corsa vanno alla prova del voto in questo piccolo stato rurale del Midwest che quasi sempre incorona il futuro vincitore, spesso fiutando il nuovo, come nel caso di Barack Obama. A dare il là ad una campagna costata finora un miliardo di dollari alcune centinaia di elettori in 1678 caucus: riunioni in scuole, biblioteche, chiese, uffici, palestre in cui si esercita il rito corale della democrazia dal basso cercando di convincersi reciprocamente a sostenere il proprio candidato. L'obiettivo è quello di selezionare chi può avere più chance di battere il tycoon, mentre scorrono i titoli di coda del processo d'impeachment con l'attesa assoluzione per mercoledì. Il campo è diviso in due. Da un lato i progressisti radicali, con i senatori Bernie Sanders ed Elizabeth Warren. Dall'altro i moderati, con l'ex vicepresidente Joe Biden, la senatrice Amy Klobuchar e l'ex sindaco di South Bend Pete Buttigieg. Tutti gli altri sono al di sotto del 5%.

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Fino a domenica i sondaggi indicavano un duello Sanders e Biden, con il primo favorito e il terzo posto conteso tra Buttigieg e Warren. Ma una rilevazione last minute del gruppo democratico Focus on Rural America prospetta l'ex sindaco in testa col 19%, seguito dal senatore del Vermont col 17%. Biden e Warren sono appaiati al 15%, mentre la Klobuchar si ferma all'11%. Un risultato che dimostra quanta incertezza ci sia ancora, e non solo tra gli elettori. Le rilevazioni infatti non tengono conto delle dinamiche dei caucus, dove gli elettori spesso sono costretti ad una seconda scelta se il loro candidato non raggiunge la soglia prevista, generalmente del 15%. Un meccanismo che può favorire i candidati inseguitori.

Nell'establishment del partito democratico serpeggia inoltre il timore che una vittoria di Sanders in Iowa e nella seconda tappa delle primarie l'11 febbraio in New Hampshire, dove i sondaggi lo danno in testa, possa lanciarlo verso la nomination col rischio di fare il gioco di Trump e della sua crociata contro il socialismo. Le speranze dell'apparato del partito sono riposte in Biden, che tuttavia per restare in corsa deve vincere o non perdere male. La Warren si gioca la sopravvivenza nella sfida con Sanders per rappresentare l'ala progressista, mentre Buttigieg e la Klobuchar sperano di essere la sorpresa dei caucus e di diventare l'alternativa a Biden. Questo primo voto dovrebbe servire a restringere il campo.

Per questo i candidati hanno lanciato i loro ultimi appelli. Trump «è una minaccia esistenziale e, se resterà altri quattro anni, altererà in modo fondamentale il carattere della nostra nazione», ha messo in guardia l'ex presidente, vantando la sua lunga esperienza e la capacità di unire il Paese. «Serve una rivoluzione politica, mandiamo a casa questo presidente che si crede al di sopra della legge e che non è solo un bugiardo patologico, ma anche uno xenofobo, un razzista, un sessista», ha arringato Bernie. «Ho sempre unito le persone e portato a casa risultati», ha insistito la pragmatica Klobuchar. La Warren e Buttigieg hanno evocato invece la possibilità di una nuova svolta storica. «Una donna può battere Trump», ha assicurato la senatrice, che vorrebbe rompere quel soffitto di cristallo sfiorato da Hillary. «Siete pronti a fare la storia un'altra volta?», ha chiesto l'ex sindaco dell'Indiana, proponendosi come prima presidente gay dopo che Obama ha ipotecato in Iowa la sua vittoria per diventare il primo presidente americano nero.
 

Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio, 15:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA