ROMA

Una scuola di eccellenza per rilanciare la Capitale

Domenica 26 Gennaio 2020 di Diodato Pirone

Perché Roma non funziona? Ma soprattutto, cosa si può fare per farla funzionare? Sono le due domande cui si è iniziato ieri a dare una risposta anti-declino concreta e al tempo stesso d'alto profilo. All'Auditorium della Conciliazione circa 400 persone hanno preso parte al lancio di una proposta che rompe la piatta linearità dell'encefalogramma che monitora le idee per il futuro della Capitale. Si tratta della nascita della Scuola di Servizio Civico, alla quale l'ex sindaco Francesco Rutelli sta lavorando da tempo con un duplice obiettivo. Da un lato formare tecnici competenti in grado prima di leggere la città e poi di orientarsi nei labirinti delle amministrazioni locali, dall'altro quello di ridare a Roma un orizzonte progettuale ampio, pluridecennale, come accade nelle altri grandi città del mondo, da Amsterdam a New York, da Singapore a Berlino, da Barcellona a Milano dove pubblico e privato collaborano per progetti che spesso traguardano al 2050. A Roma si fatica a profilare il domani.

TEORIA & PRATICA
Fra i 400 partecipanti, alcuni anche con video o messaggi, spiccavano i nomi dell'amministrativista Sabino Cassese, dell'architetto Carlo Ratti che insegna al Mit (e ha ideato il padiglione Italia dell'Expo), dello showman Enzo Arbore, di Paolo Urbani giurista esperto di gestione delle città, dell'economista Veronica De Romanis, dei delegati dei rettori delle Università Roma Tre, Unint e John Cabot, del Digital Officer della Città di Amsterdam.

L'iniziativa di Rutelli, dunque, ha il merito di far riemergere nella Capitale una prima rete diffusa di persone competenti unite dal desiderio di rilanciare la città. Come? La Scuola serve essenzialmente a ritrovare un metodo di lavoro. Il richiamo quasi ossessivo alla competenza che ha riecheggiato nell'Auditorium altro non era, appunto, che il metodo per tornare a progettare in una metropoli complesso che è in affanno ma che ha risorse enormi. Spirito di servizio e apertura al digitale e alle tecnologie sono state le due espressioni più pronunciate dal palco, con Rutelli che ha tenuto a ribadire un concetto: «La Scuola è al di fuori di ogni logica di schieramento politico. Una volta Don Milani disse che l'obbedienza non è più una virtù, parafrasandolo l'obiettivo della Scuola è quello di affermare che l'incompetenza non è più una virtù».

L'ex sindaco ha spiegato in sintesi che la Scuola sarà un'esperienza originale e tutt'altro che astratta. I corsi (che si terranno nelle sedi delle tre università coinvolte) dureranno sei mesi. I primi tre, prima dell'estate, saranno teorici per capire quali sono le regole di base che governano gli enti locali. I secondi tre mesi, dopo l'estate, saranno pratici. Ovvero gli studenti andranno sul territorio e si occuperanno di sbrogliare casi concreti.

Da questo punto di vista nel corso della mattinata sono emersi molti spunti originali come quello offerto dall'architetta Susanna Tradati sulla necessità di imparare a leggere la città attraverso l'evoluzione dell'area urbana intorno alla Stazione Tiburtina o quello del professor Danilo De Santis sulle cosiddette cliniche legali, ovvero corsi nei quali si impara a gestire le norme attraverso casi concreti e non secondo linee teoriche magari perfette ma che finiscono per insabbiare ogni iniziativa.

E' ovvio - e Rutelli e gli altri relatori lo hanno sottolineato con umiltà - che la Scuola da sola non basterà a rilanciare Roma. Tuttavia, sarebbe sbagliato sottovalutare il valore e le potenzialità dell'iniziativa che vuole essere innanzitutto una sfida aperta alla città stessa contro la rassegnazione e la falsa retorica del declino ineluttabile o, peggio, della decrescita felice. Per questo motivo la Scuola - no profit - intende autofinanziarsi. Rutelli ha chiesto ai partecipanti di autotassarsi tramite l'Iban che si può copiare dal sito www.scuolaserviziocivico.it. «Anche chi si iscriverà alla Scuola dovrà pagare - ha spiegato l'ex sindaco - coloro invece che non hanno le possibilità economiche saranno aiutati da sponsor».

A fine anno dunque Roma sfornerà un primo gruppo di super esperti di amministrazione moderna. Spetterà alla città e alla politica non disperderne il talento perdendo un'altra occasione. Ora, però, è il tempo della semina.
 

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