Elezioni regionali, tre impresentabili
nelle liste del centrodestra
secondo l’Antimafia

Giovedì 23 Gennaio 2020
ROMA Sono tutti di centrodestra: due sono esponenti di Forza Italia e uno di Fratelli d'Italia. In Emilia Romagna sotto la lente d'osservazione della Commissione parlamentare Antimafia è finito Mauro Malaguti (Giorgia Meloni-Fratelli d'Italia) condannato in primo grado a un anno e quattro mesi, il 4 luglio 2017, nell'ambito dell'inchiesta sull'uso dei fondi del Consiglio regionale che ha riguardato, con esiti giudiziari alterni, tutti i gruppi della passata legislatura. Malaguti, al quale inizialmente erano contestate spese per circa 53mila euro, è stato alla fine condannato per circa mille euro di rimborsi illeciti. In Calabria invece sono due i candidati rinviati a giudizio con fase dibattimentale in corso: Giuseppe Raffa di Forza Italia-Berlusconi per Santelli, rinviato a giudizio per corruzione in concorso e il cui dibattimento è in corso a Reggio Calabria, e Domenico Tallini sempre di Forza Italia-Berlusconi con Santelli, rinviato a giudizio per più fattispecie di corruzione. C'è poi un quarto candidato in Calabria per il quale si tiene proprio oggi l'udienza in rito abbreviato per un reato di abuso d'ufficio. Solo qualora venisse condannato, si conoscerà il suo nome. «La vicenda di Mauro Malaguti (FdI) è vergognosa. La sua condanna per peculato doveva necessariamente essere determinante per la sua non candidatura. E invece ce lo ritroviamo addirittura come capolista», commentano Simone Benini, candidato M5S alla presidenza della Regione Emilia-Romagna e gli altri candidati M5S nella provincia di Ferrara. «Da mesi dicono di voler liberare l'Emilia-Romagna dal buongoverno e poi nella lista di Fratelli d'Italia a Ferrara candidano una persona ritenuta incandidabile dall'Antimafia. Se questo è il cambiamento sicuramente è meglio tenersi il buongoverno», fa notare anche il segretario regionale del Pd in Emilia-Romagna Paolo Calvano. Il senatore dell'Antimafia Luigi Vitali, membro della Commissione Antimafia, invece, difende i due candidati «impresentabili» in Calabria di FI. «Non possono essere definiti impresentabili perché non violano le disposizioni della Legge Severino - rileva il senatore - le persone in questione - erano perfettamente candidabili in quanto si tratta di una richiesta di rinvio a giudizio e non di una sentenza di condanna». In realtà nel Codice di autoregolamentazione approvato all'unanimità dalla Commissione Antimafia nel 2014 e tutt'ora in vigore, tutti i partiti si sono impegnati ad alzare la soglia di tolleranza accettando un impegno più virtuoso di quello previsto dalla Legge Severino ed escludendo quindi dalle candidature anche coloro che sono stati rinviati a giudizio e non solo i condannati, prevedendo non solo che ci si impegni a non candidarli ma anche a non sostenere candidature in liste collegate. Per il presidente dell'Antimafia, Nicola Morra - che replica così al leader della Lega Matteo Savini - «chi viene candidato, se ineleggibile, qualora eletto dovrebbe decadere». È da maggio 2015 che l'Antimafia fa una 'fotografià preventiva (prima la faceva solo dopo le elezioni) dei candidati per metterla a disposizione degli elettori. La Commissione, nei mesi scorsi, ha messo a punto un nuovo Codice di autoregolamentazione più severo del precedente che segue la scia della 'Spazzacorrottì ma il Parlamento non l'ha ancora varato. © RIPRODUZIONE RISERVATA