Anche Latina scopre le polveri sottili: pm 10 per undici giorni oltre i limiti nel 2020

Giovedì 16 Gennaio 2020 di Vittorio Buongiorno
Ci dobbiamo preoccupare anche a Latina per la qualità dell’aria? A giudicare dai dati rilevati delle centraline nei primi quindici giorni del 2020 forse sì. Per 10 volte infatti il limite di concentrazione delle polveri sottili - fissato in 50 microgrammi per metro cubo - è stato superato in via Tasso, cinque volte in viale De Chirico, 3 a Latina Scalo, 4 al porto di Gaeta, uno ad Aprilia. Il confronto con i dati del 2019 non è possibile, visto che la centralina all’inizio dello scorso anno era fuori servizio. Ma se prendiamo i dati del 2018 nelle prime due settimane dell’anno c’era stato un solo sforamento a Latina, uno a Gaeta e nessuno a Latina. Anno fortunato? Non si direbbe perché i dati degli anni precedenti si discostano poco e al massimo gli sforamenti erano stati al massimo due.

Le centraline
Bisognerebbe anche discutere del fatto che in provincia abbiamo una sola centralina, quella di Latina Scalo, che rileva le micropolveri sottili, le peggiori per il nostro apparato respiratorio, le cosiddette pm2.5. In tutto sono cinque le centraline di rilevamento delal qualità dell’aria su un territorio lungo cento chilometri. La più a nord è ad Aprilia (rileva solo biossido di azoto e pm10), una a Gaeta (zona porto) che oltre a NO2 e Pm10 rileva anche l’ozono. Le altre tre sono a Latina, rilevano tutte biossido di azoto e polveri sottili, ma solo quella di via Tasso misura i livelli di ozono (O3), solo quella dello Scalo le micropolveri (pm2.5), solo quella di via De Chirico il benzene. Nessun valore degli inquinanti appare preoccupante, tranne le Pm10. 

Valori medi da inizio anno
Oltre il numero di sforamenti preoccupa anche il livello medio di concentrazione delle polveri sottili che in questi giorni è stato in media superiore al limite di tolleranza (ovvero i 50 microgrammi per metro cubo) solo il via Tasso (51 microgrammi), ma rispetto al passato per la prima volta si è avvicinato al limite amche nelle altre due centraline del capoluogo (40 e 41 microgrammi allo Scalo e via De Chirico), un dato che ci avvicina più alla situazione ciociara e a quella romana (dove però ci sono picchi di 100 microgrammi di media), mentre Rieti, Viterbo e Civitavecchia hanno valori dimezzati.

Cosa fare
Per i Comuni scatta l’obbligo di prendere provvedimenti per il contenimento delle polveri sottili solo dopo i 50 giorni di sforamento annui, ma il campanello d’allarme scatta dopo 35 giorni e dunque se non cambieranno le condizioni climatiche attuali (bel tempo e poco vento) anche Latina rischia per la prima volta il superamento. La prima azione è abitualmente la limitazione della circolazione delle auto alimentate da motori diesel di vecchia generazione, anche se gli esperti sono ormai concordi nel dire che lo stop non modifica i valori di pm10 nell’aria. Servirebbe piuttosto usare tutti di meno l’auto o aumentare la presenza di auto elettriche. Latina ha ormai da due anni un car sharing elettrico in fase sperimentale. Ad oggi le auto di Eppy hanno percorso più di 100 mila chilometri con un abbattimento di Co2 pari a 184 mila grammi e una corrispettiva eliminazione di 5.200 grammi di polveri sottili. Qualcosa, ma non in grado di invertire una tendenza che comincia ad essere preoccupante.

L'aggiornamento
Il problema non accenna a diminuire, anche i dati del 15 gennaio sono preoccupanti. Undicesimo giorno di sforamento in via Tasso a Latina, e quinto in via De Chirico. Ma anche le altre centraline hanno rilevato una concentrazione vicinissima alla soglia dei 50 microgrammi per metro cubo.  Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio, 11:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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