Brexit, dallo studio ai viaggi ecco cosa cambierà per gli italiani

Sabato 14 Dicembre 2019 di Michele Di Branco Francesco Malfetano Lorena Loiacono
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Brexit, dallo studio ai viaggi ecco cosa cambierà per gli italiani

Brexit, dallo studio ai viaggi, alle aziende: ecco cosa cambierà per gli italiani. Forse già il sabato prima di Natale, 21 dicembre, si voterà ai Comuni l’accordo della Brexit, poi la pausa di Natale. Boris Johnson non vuole perdere tempo: il 31 gennaio 2020 Londra dirà addio a Bruxelles. Dalle imprese ai lavoratori, dagli universitari ai turisti ecco cosa succederà in seguito alla Brexit votata daibritannici con il referendum nel giugno 2016. Una rivoluzione, a cominciare dallo stop alla libera circolazione, al rischio di dazi e alle probabili impennate di prezzi. Per chi già vive e lavora nel Regno Unito però non cambia nulla, occorre solo registrarsi al ministero dell’Interno sulla base del “settlementscheme” e fare domanda per continuare a vivere nel RegnoUnito oltre il 30 giugno 2021.

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L’ECONOMIA
Pochi rischi per i prodotti made in Italy. Anche se l’Italia è tra i Paesi che rischia meno a livello di rapporti commerciali (il Wto ne indica 19 più esposti rispetto al nostro), la Brexit promette di far ballare gli affari sull’asse Londra-Roma. Lo scorso anno le merci che hanno viaggiato verso il Regno Unito hanno pesato per 24 miliardi e l’applicazione di dazi (magari con una media del 5 per cento) farebbe decollare i prezzi. Secondo una stima di Confartigianato, potrebbe crescere in media del 13% il prezzo dei prodotti alimentari, dell’11% l’abbigliamento e dell’8,8% gli autoveicoli. L’industria più penalizzata potrebbe essere quella meccanica, le cui esportazioni oltre Manica hanno raggiunto nel 2017 i 5,5 miliardi di dollari. Il prodotto più esposto sono i farmaci, che sono stati venduti per oltre 1 miliardo di dollari. Seguono il vino con 872 milionie la componentistica per autoveicoli con 836. Sul fronte delle opportunità, si legge in un report di Confindustria - “l’Italia è in ritardo per ragioni strutturali e istituzionali”. Un peccato perché la riallocazione degli investimenti diretti esteri potrebbe generare un aumento del Pil di 5,9 miliardi.

IL TURISMO
1°gennaio 2021: visto per tre mesi. Poco più di un mese e stop alla libera circolazione tra Gran Bretagna e Ue. Dopo il 31 gennaio per entrare servirà il visto elettronico, da conseguire almeno tre giorni prima della partenza. Questo in teoria perché è probabile che vi sarà una anno di transizione e tutto slitterà al 1 gennaio 2021. Per ottenere il visto, procedure molto simili a quella per l’Esta per gli Usa. Quindi passaporto biometrico, non carta d’identità. Anche per la patente e l’assicurazione sanitaria ci potrebbero essere novità, in senso restrittivo. Come per l’accordo di roaming telefonico non più valido dopo Brexit. Un turista potrà fermarsi per un massimo di 3 mesi, scaduti i quali, per rimanere, sarà necessario un permesso di lavoro. Saranno privilegiati i lavoratori qualificati. Per medici, ricercatori o docenti, non dovrebbe essere difficile ottenere visti di 5 anni, per poi poter ottenere una residenza. Sarà più complicato, invece, per chi fa lavori come barista, cameriere e simili.

L’ISTRUZIONE 
Università: verso rette proibitive. Addio Oxford, le università inglesi sono sempre più lontane. Il motivo? Oggi gli studenti italiani per iscriversi in un’università del Regno Unito pagano le stesse tasse universitarie, comunque alte, degli studenti inglesi: circa 9mila sterline all’anno. Nel momento in cui i ragazzi europei dovessero essere considerati “internazionali” andrebbero a versare le stesse tasse che versano oggi gli studenti extra Ue: altissime. Un esempio? «Servono circa 36mila sterline per giurisprudenza ad Oxford – spiega Matteo Vespa, responsabile esteri dell’Udu – è un problema molto sentito anche in Irlanda. Arriveranno solo studenti molto facoltosi». Se Oxford è sempre più distante, chi guadagna posizioni per prenderne il posto? Le università dei Paesi Bassi: hanno la maggior parte delle facoltà in lingua inglese e il prestigio in forte aumento da Amsterdam a Leida e L’Aia. E l’Erasmus? Fondi e progetti sono europei, per gli scambi saranno quindi necessari nuovi accordi lontani a venire. Anche la ricerca in Inghilterra sfrutta molto i fondi Ue: potrebbe sentirne la mancanza.

Ultimo aggiornamento: 15:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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