Musica, cinema e paura: al teatro San Carlo di Napoli arriva La dama di picche

Lunedì 9 Dicembre 2019 di Simona Antonucci
La dama di picche da mercoledì 11 al Teatro San Carlo
 «La paura è la chiave di quest’opera e la prima parola con cui si presentano in scena i personaggi». Terrore per qualcosa o per qualcuno che viene trasmesso con sorprese, cambi repentini, tensioni e colpi di scena, «grazie a una scrittura musicale direi cinematografica, proposta prima ancora che il cinema fosse inventato». Il maestro Juraj Valcuha presenta il capolavoro di Čajkovskij, La Dama di Picche, che mercoledì 11 dicembre (repliche fino al 15), dirigerà al San Carlo per l’inaugurazione di stagione del Teatro lirico napoletano. 

E di forte impatto visivo, con taglio cinematografico, è anche l’allestimento firmato dal regista tedesco Willy Decker: quaranta cambi di scena a vista con zoomate dentro i protagonisti del dramma che si dibattono in uno spazio vuoto, cupo, nero claustrofobico, con una bara da sfondo e un grande ritratto che ricorda il volto di Greta Garbo.

«Čajkovskij», continua Valcuha, «è il compositore russo più europeo della sua generazione. A partire da un certo momento della sua vita, passava anche quattro mesi all’anno fuori dalla Russia, per viaggi personali, professionali, per dirigere, per suonare o per scrivere articoli, perché era anche giornalista. Frequentava musicisti come Mahler, Wagner... Venne a Napoli, visitò il San Carlo. E La dama di Picche la compose durante un viaggio a Firenze. In quaranta giorni. Sembrava che gli fosse arrivata l’ispirazione e che, in un solo momento, dovesse solo trascriverla. Un’opera non solo vocale, ma anche sinfonica, in cui, Čajkovskij, è talmente preciso nella scrittura, da sembrare quasi un farmacista».

Tra passeggiate sul Lungarno e visite agli Uffizi, venne fuori un’opera di amore e di morte, una tragedia moderna, in cui il gioco delle carte rappresenta per i personaggi un miraggio, «una distorta e seducente promessa», spiega il regista Decker, «Herman, il protagonista, un militare squattrinato, non può puntare sul denaro e allora punta su se stesso. E diviene in questo modo il simbolo dell’essere umano che deve giocarsi il tutto per tutto, il suo destino per la vita o per la morte».

«Čajkovskij» sostiene Decker, «guardava alla vita come un outsider. Omosessuale in una società zarista, affronta spesso il tema dell’identità. E con La dama di Picche scrive forse l’opera più radicale e più moderna della sua produzione».

L’intreccio, ispirato al racconto omonimo di Puskin (il libretto è del fratello del compositore Modest), ruota intorno alla figura di Herman, ossessionato dal gioco e innamorato di Liza, nipote della Contessa, donna di fascino che deve al sua ricchezza al segreto delle tre carte svelatole dal Conte di Saint Germain. Tre carte, cui Čajkovskij regala tre note: «Il personaggio che non canta», continua Valcuha, «ma presente con un motivo di tre note, che si ripete, spesso in crescendo. Uno stratagemma che consente, anche a chi non conosce l’opera, di intuire che sta per succedere qualcosa».

A interpretare questa produzione del 2003 della Staatsoper di Amburgo, ora rappresentata per la prima volta in Italia, un cast di cantanti di prim’ordine: Misha Didyk e Oleg Dolgov si alterneranno nel ruolo di Herman, Tomas Tomasson, invece sarà il conte Tomskij, insieme a Maksin Aniskin che vestirà i panni del principe Eleckij, Liza avrà le voci di Anna Nechaeva e Zoya Tsererina e La contessa quella di Julia Gertseva. Il Coro è istruito da Gea Garatti Ansini. Lo spettacolo, a Napoli, è stato ripreso da Stefan Heinrichs. 

Si tratta dell’ultima produzione proposta dal sovrintendente Rosanna Purchia che ad aprile, dopo dieci anni e un doppio mandato, lascerà l’incarico a Stéphane Lissner, 66 anni, direttore artistico dell’Opéra di Parigi, e per dieci anni Sovrintendente e direttore artistico del Teatro alla Scala di Milano. «Ho lavorato sempre con un solo obiettivo», spiega Purchia «il bene del Teatro. Un teatro sempre più aperto alla città e alla sue forze migliori». Come il Museo Archeologico Nazionale di Napoli che collabora con Lirico mettendo a disposizione un reperto prezioso della sua collezione: ad accogliere La dama di Picche, nel foyer, ci sarà la donna di Palmira, elegante signora del II secolo d.C. 
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