Tragedia di Rigopiano, 22 assoluzioni
La mamma di Riccetti: «Non è il processo primario
ma è stata una coltellata»

Lunedì 9 Dicembre 2019 di Nicoletta Gigli
«Quello che è stato archiviato è un procedimento collaterale e secondario legato alla tragedia di Rigopiano. Che metteva sotto accusa alcuni vertici istituzionali per non aver previsto l'uso di mezzi di soccorso adeguati alla situazione. Vedendo le carte la procura non l'ha ritenuto valido ed io, come tanti altri legali dei familiari delle vittime, non ho fatto opposizione alla richiesta di archiviazione. Ora aspettiamo l'esito del procedimento madre e l'udienza di fronte al gup del 13 dicembre». A parlare è l'avvocato Giovanni Ranalli, legale della famiglia di Alessandro Riccetti, il giovane receptionist ternano che ha detto addio alla vita insieme ad altre 28 persone sepolte nel resort travolto dalla valanga. La notizia dell'archiviazione del procedimento, giunta nella tarda serata di martedì, ha sollevato polemiche e prese di posizione: «Quando l'ho saputo è stato come ricevere una coltellata, ho assorbito la notizia con una paura e sgomento. Poi però l'avvocato ci ha spiegato che quel procedimento secondario non avrebbe avuto alcuna conseguenza sul processo in corso» dice Antonella, la mamma di Alessandro. Il 13 dicembre l'udienza di fronte al gup, che dovrà decidere sulle richieste di rinvio a giudizio per 25 persone tra ex prefetti, funzionari e amministratori pubblici di Regione Abruzzo, Provincia di Pescara, Comune di Farindola e gestori della struttura sepolta dalla neve. Accusati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo e di un'altra dozzina di reati. I familiari delle 29 vittime, oltre 100 in totale, si sono tutti costituiti parte civile. «La fiducia non la perdiamo mai - dice mamma Antonella - la volontà e la voglia di combattere assolutamente non verranno mai meno. Dobbiamo crederci nella giustizia per onorare questi 29 morti ed io ho fiducia che giustizia verrà fatta per cambiare le cose. Ho saputo che ora in Abruzzo la Regione fa spesso le riunioni per organizzare la stagione della neve e, da madre ferita, mi sento di dire che questi nostri figli non sono morti per niente, ma per cambiare le cose. Certo, avrebbero dovuto farlo prima - aggiunge la mamma di Alessandro - ma la vita è cosi. Le cose devono cambiare e giustizia deve essere fatta per quelli che verranno in seguito. I nostri figli purtroppo non ce li riporterà nessuno ma la speranza è che il loro sacrificio sia servito a qualcosa. Spero che d'ora in poi i ragazzi possano lavorare con maggiore sicurezza. Ci affidiamo ai giudici, sperando che lavorino in coscienza. Certo, fare il giudice non è un lavoro semplice - aggiunge Antonella - ma ho fiducia: in molti casi, come nel nostro, è lo Stato buono che va contro quello cattivo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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